Primo trimestre 2016 sull’ottovolante per i mercati azionari

Il primo trimestre 2016 si è chiuso per i mercati azionari mondiali con una performance complessiva negativa dell’indice più rappresentativo (Msci World) del -6,4% e con una dispersione dei rendimenti piuttosto ampia che vede alcuni mercati, come quello azionario statunitense (+0,9% l’indice S&P), che sono riusciti nel mese di marzo a recuperare la forte discesa accumulata da gennaio a metà febbraio, mentre la maggior parte delle Borse del mondo registra a fine marzo perdite anche significative come quella cinese (-11,5%), giapponese (-11%),  italiana (-14,5%), tedesca (-7,5%).

Nel primo trimestre 2016 particolarmente elevata è stata la volatilità con un’escursione del 14,5% per l’indice azionario Msci World mentre per la Borsa italiana è stata addirittura del 22%.

borseperformance

Sui mercati hanno pesano diverse incognite come la forte discesa del prezzo del petrolio, la fase di transizione e debolezza dell’economia cinese, la debole crescita economica e degli utili societari nonostante le politiche ultra monetarie anti deflazione spinte ai livelli quasi massimi dalle banche centrali di mezzo mondo in un contesto caratterizzato sempre più da rendimenti obbligazionari negativi che stanno mettendo in difficoltà soprattutto il comparto bancario e assicurativo tradizionale.

E non di particolare buon presagio sono i dati usciti in Giappone, il Paese che in modo più massiccio sta cercando di uscire dalla recessione e dalla deflazione e fra quelli che da più lustri si trova ad affrontare questo genere di problemi con la presenza di un rapporto debito pubblico sul Pil di oltre il 240%, rapporto deficit/Pil del 10% e curva demografica fra le più negative del mondo.

Come uscire da questo cul de sac? Il governo giapponese ci sta provando da tempo con  una politica monetaria basata proprio sull’inondazione di moneta stampata ex novo e iniettata, con operazioni di mercato, nel sistema economico e finanziario per risollevarne le sorti e aumentando della spesa pubblica. Ma la pubblicazione del rapporto trimestrale Tankan della Banca del Giappone il 1° aprile ha segnalato ancora una volta un grave deterioramento della fiducia delle imprese e i dati rilasciati gli scorsi giorni sul fronte macro economico hanno segnalato che a febbraio la produzione industriale giapponese è diminuita del 6,2% sul mese precedente. Il peggior declino dai tempi dello tsunami del 2011 che lascia presagire l’arrivo di una nuova recessione e che potrebbe convincere il premier giapponese Shinzo Abe a nuove misure di stimolo e a rinviare l’aumento dell’Iva (che in Giappone è all’8% contro il 22% italiano che potrà diventare il 24% in caso di mancato conseguimento dei risultati di bilancio).

Dal laboratorio della Abenomics (Abe + Economics), dal nome del suo sostenitore, l’attuale Primo Ministro giapponese Shinzō Abe, non arrivano quindi buone nuove e questo potrebbe non piacere ai mercati e in particolare a quello europeo dove il presidente della BCE, Mario Draghi, sta tentando di replicarne in parte lo spirito seppure nella sua faretra può utilizzare solo la freccia dell’allargamento della base monetaria (la leva della politica fiscale è di fatto preclusa da alcuni Paesi rigoristi come la Germania e dalle divisioni politiche fra le nazioni europee) a differenza del Giappone dove per rianimare l’economia si sta provando da tempo anche ad agire con investimenti strategici a pioggia e un piano per la crescita economica.

Mercati: che fare….

In questo quadro molto difficile la nostra strategia consigliata, soprattutto sull’azionario, è stata quella, a partire da metà gennaio, di restare fortemente sotto investiti senza farsi attrarre troppo dalla sirena delle azioni poiché i segnali giunti dai nostri modelli statistico-matematici di SoldiExpert SCF hanno consigliato ancora forte prudenza, evitando di prendere tutta l’escursione negativa dei mercati.

migliori e peggiori titoli indice Ftse Mib primo trimestre 2016

Il recupero messo a segno sui mercati azionari europei soprattutto dopo le parole di Mario Draghi e le nuove misure annunciate il 10 marzo è stato al momento già annullato dal mercato che ha visto un ritracciamento del -8,8% per l’indice Eurostoxx 50 (l’indice rappresentativo delle azioni europee) e l’indice FTSE Mib che vede soprattutto nel comparto bancario il ventre molle con una discesa di oltre il -35% da inizio anno e numerosi istituti bancari di primo piano che hanno anche dimezzato e anche più le quotazioni (Mps, Banco Popolare, Unicredit, Ubi Banca, Mediobanca, Banca Popolare Emilia e Romagna fra le altre).

In queste settimane avere una quota significativa di liquidità e non consigliare di rientrare massicciamente sull’azionario è stato magari giudicato troppo prudente ma nella nostra esperienza un buon consulente non è chi consiglia sempre e in ogni circostanza di restare investiti  (la strada più facile) ma ha il coraggio anche di discostarsi dagli indici e seguire una strategia attiva al fine nel tempo di ottenere risultati migliori del mercato.

Sulle banche europee e italiane (che hanno un peso importante sull’indice) in particolar modo  abbiamo espresso più volte le nostre preoccupazioni per un business che diventa sempre meno redditizio con tassi di interesse negativi e una concorrenza e una pressione al ribasso sui margini sempre più evidente anche nelle aree (come quella della consulenza e del risparmio gestito) che fino a oggi sono state fra le più proficue e che impone al settore una drastica cura dimagrante per molti istituti a base di tagli massicci del personale, ridefinizione delle aree di business principali e rafforzamento patrimoniale.

In termini di preferenze alcune small e medium cap italiane restano positive come forza relativa mentre a livello internazionale fra i temi più forti del primo trimestre, a dimostrazione del clima di generale “risk off” e avversione al rischio, si sono distinti soprattutto il comparto degli auriferi e dei titoli obbligazionari a medio-lungo termine e fra le Borse dei Paesi Emergenti, dopo il fuggi fuggi avvenuto nel corso del 2015, hanno ricominciato a rivedersi flussi in entrata significativi nelle ultime settimane grazie anche al dollaro debole e ritornato più competitivo con la Banca centrale statunitense, la Fed, che ha mostrato di non avere fretta di rialzare i tassi d’interesse.

La nostra strategia si mantiene comunque complessivamente ancora prudente soprattutto sull’azionario dove i rischi di assistere a un ritorno verso i minimi dell’anno non ci sembrano ancora fugati soprattutto se l’azionario Usa dovesse mostrare qualche crepa e la prossima uscita delle trimestrali USA sarà un’importante banco di prova di un mercato che ha mostrato una forza notevole ma che è salito quasi senza sosta dal 2009 quasi triplicando i prezzi. Questo grazie anche al sostegno di una politica monetaria iper espansiva che secondo l’economista Bryan Barnier (ValueBridge Advisor) potrebbe spiegare addirittura il 93% del movimento grazie a un bilancio della Fed che è passato nel periodo da 2,1 trilioni di dollari a 4,5 trilioni. Una massa monetaria enorme che ha portato i tassi a livelli come mai si erano visti e favorendo così il mercato azionario e le operazioni di buy back (riacquisto azioni proprie) da parte delle grandi corporation come una nuova stagione di fusioni e aggregazioni e un recupero del settore immobiliare che si è visto però soprattutto nelle economie (come quella Usa) forti e dove l’occupazione ha mostrato livelli quasi fisiologici sotto il 6-7%.

Vi è comunque da evidenziare come se nella prima parte del primo trimestre quasi tutti gli indici e comparti si muovevano nella stessa direzione e senza grandi differenze denotando una fuga da quasi tutte le asset class, nella seconda parte il mercato ha iniziato a dimostrarsi molto più selettivo e con comportamenti differenti e questo potrebbe magari precludere, se confermato dall’andamento delle prossime settimane, a un ritorno verso un mercato azionario selettivamente più interessante e con alcuni temi che potrebbero entrare nei nostri portafogli diminuendo la quota di liquidità oggi ancora significativa.

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