Quando il miglior private banker deruba i clienti e questo accade in una banca al top

Il protagonista di questa incresciosa vicenda è un istituto leader nel private banking e nella gestione patrimoniale. Un caso venuto alla luce per un errore informatico

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Nel mondo finanziario è purtroppo possibile assistere a furti ai clienti ma quando si legge che l’istituto potrebbe aver coperto il colpevole per un proprio tornaconto è il proprio il caso di dire oltre: “oltre il danno la beffa”. Il protagonista di questa incresciosa vicenda è un istituto leader nel private banking e nella gestione patrimoniale, Credit Suisse Group e in un mondo dove la reputazione è tutto ha fatto uno scivolone che non può essere ignorato.

Il Credit Suisse viene accusato di aver chiuso un occhio quando il suo “miglior” banchiere, Patrice Lescaudron, rubava ai clienti più “attraenti”. E ne hanno parlato con dovizia di particolari il Financial Times, il Wall Street Journal oltre che numerosi siti esteri (svizzeri compresi).

Fin quando i risultati dell’indagine non sono trapelati e non sono diventati di dominio pubblico a causa di un errore informatico da parte dell’autorità di controllo che ha vigilato sul caso, l’istituto svizzero ha ignorato le violazioni alla conformità e alle direttive antiriciclaggio del proprio banchiere top secondo le accuse del rapporto. E questo modus operandi non è andato avanti per mesi, ma per anni secondo il quotidiano finanziario inglese Financial Times che ha ricostruito la storia.

Per più di un decennio, Patrice Lescaudron ha frodato alcuni dei conti più consistenti della banca svizzera, compresi quelli detenuti dall’ex primo ministro georgiano Bidzina Ivanishvili e dall’oligarca russo Vitaly Malkin, per permettersi uno stile di vita sontuoso fatto di case di lusso, auto sportive, orologi Rolex e regali targati Chanel. Il banchiere falsificava le firme dei clienti per dirottare soldi e comprava azioni all’insaputa dei clienti.

Il Credit Suisse ha dichiarato di aver scoperto le malversazioni del suo top banker nel 2015 quando gli enormi scambi che aveva fatto utilizzando i fondi rubati ai clienti sono andati male. All’epoca Lescaudron era uno dei primi tre banchieri del Credit Suisse. Grazie al suo successo, costruito su un insieme di relazioni con clienti di lingua russa estremamente ricchi ma politicamente esposti, Lescaudron è stato pagato fino a 12 volte in più dei suoi colleghi banchieri della divisione di gestione patrimoniale dell’istituto svizzero. Secondo Il Wall Street Journali il banchiere aveva un giro d’affari di 25 milioni di $ all’anno.

Il rapporto riguardante il caso, redatto da un gruppo di avvocati incaricati dall’autorità di vigilanza sui mercati finanziari svizzera (Finma), indica che Credit Suisse ha tentato di ignorare sia le prove di centinaia di transazioni sospette sia ben quattro procedimenti disciplinari formali attuati dallo stesso regolatore. L’indagine normativa di Finma sulla vicenda si è conclusa nel 2018.

 

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Pubblicamente l’Authority ha affermato che i controlli del Credit Suisse erano stati “inadeguati”, ma ha ritenuto che il caso non meritasse alcuna azione punitiva. In questo contesto è bene ricordare che l’autorità di vigilanza Finma dà molta importanza alla riservatezza dei propri poteri decisionali ed esecutivi, evitando quindi di denunciare pubblicamente le banche, e preferendo azioni correttive private.

Nel momento in cui il dossier sulla vicenda è stato reso pubblico per un errore informatico della Finma (la Consob svizzera), Credit Suisse non ha potuto fare altro che dichiarare che il suo banchiere-ladro, condannato penalmente nel 2018 e morto suicida nel 2019 dopo la scarcerazione anticipata, era un’abile canaglia di successo che ha nascosto la sua attività illegale a superiori e colleghi.

Una morte curiosa quella di questo banchiere che si occupava di gestire i soldi soprattutto di oligarchi dell’Europa dell’Est che nei giorni prima di morire aveva pubblicato sul proprio profilo Linkedin dei segnali di inquietudine dopo che uscito da Credit Suisse era rimasto senza lavoro e con il permesso di lavoro in Svizzera non prorogato: “La mia esistenza qui è quindi inutile” aveva scritto e poi “Lascerò sicuramente LinkedIn e probabilmente anche la Svizzera”. Qualche giorno dopo la morte.

Dopo che la vicenda è diventata di pubblico dominio in seguito alla pubblicazione per errore dei risultati dell’indagine, il gruppo di clienti chiamato “CS Victims” ha accusato Lescaudron di essersi appropriato dei loro soldi, circa 1 miliardo di dollari e ha fatto causa a Credit Suisse per danni. Gli investitori derubati hanno più volte cercato di accedere al dossier completo Finma ma senza successo: due sentenze legali dei tribunali svizzeri avevano ordinato il sigillo del dossier.

Inoltre, per cercare di “salvarsi la faccia”, l’istituto svizzero avrebbe dichiarato che il dossier trapelato raccoglieva soltanto una parte delle indagini e che quindi fornisse solo un quadro parziale dell’indagine pluriennale e di fatto non ha rivelato alcun fatto a sostegno delle denunce contro il suo banchiere.

Fatto eclatante è che gli avvocati, autori del rapporto dell’indagine, hanno dichiarato che la mancata osservanza delle direttive e delle linee guida interne da parte di Lescaudron, nonché l’operatività non autorizzata dai clienti, era nota alla banca già da giugno 2011 e che circa una dozzina di dirigenti senior di Credit Suisse, compreso il top management, erano preoccupati per la condotta di Lescaudron ed erano a conoscenza delle ripetute violazioni delle regole da parte sua.

Il rapporto trapelato dipinge un quadro della supervisione della banca a dir poco caotica sul proprio private banker di punta.

Questo caso è uno dei numerosi scandali che Credit Suisse sembra aver subito negli ultimi anni. A settembre, Finma ha avviato un procedimento contro la banca per la sorveglianza dei dipendenti.

I pubblici ministeri svizzeri hanno anche incriminato il gruppo per non aver impedito a una rete di criminali organizzati bulgari di riciclare denaro attraverso i suoi conti più di dieci anni fa.

Dalla “Miglior banca privata per imprenditori” per il secondo anno consecutivo secondo il  PWM / The Banker Global Private Banking Awards e da La migliore banca al mondo per la gestione patrimoniale” secondo Euromoney i clienti di questa banca non certo se l’aspettavano.

 

L’ennesimo duro colpo al settore in Svizzera

 

Le rivelazioni infliggono ancora un altro colpo al settore dei servizi finanziari della Svizzera, che negli ultimi mesi è stato colpito da una serie di brutte cause giudiziarie e censure normative. Recentemente, il nuovo amministratore delegato di UBS, Ralph Hamers è stato coinvolto in un caso olandese di riciclaggio di denaro e due ex amministratori delegati di Julius Baer sono stati coinvolti in vicende di denaro sporco dal Venezuela ricorda il Financial Times.

Che dire? Il settore dei mercati finanziari in Svizzera sarà sì pur colpito, ma mai come i clienti riuniti nel gruppo CSVictims. Gli avvocati che li difendono in una lettera a pagamento pubblicata sia sul Daily Telegraph sia sul Financial Times chiedono “Quando il Credit Suisse rimborserà ai nostri clienti l’intero importo dei fondi rubati” e “Perché i sistemi e i controlli del Credit Suisse non hanno impedito la frode”.