QUANTO PESA LA GUERRA DEI DAZI SULL’ITALIA

Apparentemente la guerra sui dazi tra Cina e Stati Uniti, iniziata il 6 luglio 2019 con il varo da parte degli Usa di tariffe del 25% su 34 milioni di importazioni dalla Cina, potrebbe sembrare qualcosa che non riguarda l’Italia. Invece la guerra dei dazi ci tocca eccome: dal 2010 solo l’aumento delle esportazioni ha contribuito a tenere a galla il PIL, visto che i consumi privati e la spesa pubblica hanno avuto un trend negativo come spiega Lucia Tajoli, docente di politica economica alla School of Management del Politecnico di Milano, intervistata sul numero appena uscito di Focus Risparmio.

 

 

L’Italia viene colpita dai dazi indirettamente ma non per questo in modo indolore “Se l’export italiano cala, in sostanza smette di crescere il PIL” spiega la professoressa Tajoli ricordando come il rallentamento della Germania e dell’Europa cui va il nostro export, causato a sua volta da minori esportazioni verso i Paesi Emergenti e gli Usa generate dalla guerra dei dazi, potrebbe provocare una diminuzione delle esportazioni italiane nel 2019 compresa tra lo 0,2% e lo 0,8% mentre nel 2020 l’impatto sarebbe compreso tra lo 0,6% e l’1,7%.

I settori più colpiti, spiega Milena Gabanelli in uno studio pubblicato qualche giorno fa sul Corriere, sono attualmente quello automobilistico che produce componenti per molte auto tedesche (che a loro volta sono colpite dai dazi americani sulle importazioni). Ma se le tariffe all’import di prodotti europei venisse esteso dagli Usa all’agroalimentare europeo, le esportazioni italiane, dal Prosecco al pecorino al Grana Padano alla pasta, potrebbero subire seri contraccolpi. “La guerra dei dazi impoverisce tutti” avverte la Gabanelli citando il Fondo Monetario Internazionale che ha calcolato in 5 miliardi il costo per l’Italia di questa guerra commerciale.

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Quanto durerà? Ci sarà un’escalation come abbiamo assistito da un anno a questa parte a colpi di botta e risposta tra Usa e Cina? Secondo la Professoressa Tajoli è improbabile. “In fondo gli Usa non hanno alcun interesse a impersonare una guerra senza quartiere – spiega Tajoli intervistata su Focus Risparmio – Il rischio vero è che vengano sempre più marginalizzati nei mercati globali: le imprese Usa che fanno produzione all’estero già vengono colpite direttamente e indirettamente dai dazi di ritorsione. Inoltre, un anno di dazi non ha avuto benefici sul disavanzo, come atteso da Trump”. Che rischia di rimanere con il cerino in mano. Il Presidente Usa chiosa Tajoli “sembra isolato in questa sua battaglia. La Cina dal canto suo sta cercando di spostare il suo modello di crescita sui consumi interni e dunque potrebbe sopportare meglio le minacce di Trump”.

Insomma la guerra dei dazi non è proprio la pistola fumante che qualcuno oltreoceano si aspettava.

Puoi approfondire leggendo anche questo articolo del CORRIERE.IT

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