QUEI RISPARMIATORI FREGATI DAI BOND SUBORDINATI. E’ GIUSTO SOCCORRERLI?

La domanda che serpeggia e divide molti risparmiatori e addetti ai lavori è spietata: gli obbligazionisti subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara che hanno visto andare in fumo il loro investimento è giusto che paghino per le loro scelte sballate o le colpe non sono solo loro? “Se la sono andata a cercare” i risparmiatori “stangati” dal decreto salvabanche oppure sono vittime di un sistema malato che rifila ai risparmiatori prodotti non adeguati con la complicità anche di chi dovrebbe vigilare?

E sono diverse le questioni che apre questo dibattito su “innocentisti” e “colpevolisti”. Lo Stato italiano che solo qualche settimana fa ha annunciato un provvedimento che riduceva a carta straccia non solo le azioni ma anche le obbligazioni subordinate di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa di Risparmio di Ferrara è giusto che ora si preoccupi di varare un fondo di solidarietà per cercare di offrire un parziale ristoro ai risparmiatori coinvolti?

Non poteva pensarci subito alle conseguenze del provvedimento piuttosto che cercare di metterci una pezza solo dopo qualche settimana?

E non si poteva intervenire prima e meglio visto che lo stato di dissesto di queste banche è noto da tempo e per anni queste banche sono state lasciate libere di collocare ai risparmiatori prodotti molto rischiosi in quantità che avrebbero dovuto far scattare qualche allarme?
E domanda della domanda: perché oltre a pensare a come uscire da questo groviglio non si prendono provvedimenti per evitare che situazioni di questo tipo continuino a verificarsi?

C’è chi pensa che i risparmiatori traditi se la sono andata a cercare…

Ci sono varie versioni della frase: “Ogni tanto la Borsa s’incarica di separare il denaro dagli stupidi” (da Winston Churchill a John Kenneth Galbraith, da John D. Rockfeller a Bernard Madoff) ed è una citazione sicuramente zero politically correct. Ed è il pensiero espresso (ma non dichiarato pubblicamente in modo così brutale) da chi pensa che tutto sommato i risparmiatori che hanno visto il loro patrimonio brutalmente azzannato dalla banca a cui avevano dato la loro fiducia un po’ se la sono andata a cercare.

Un risparmiatore che s’informa e si documenta avrebbe avuto più di qualche dubbio a fidarsi di acquistare bond subordinati o azioni di questi istituti e ad acquistarli soprattutto in concentrazioni elevate. Anche il presidente della Consob, l’autorità di controllo dei mercati finanziari, Giuseppe Vegas, interpellato a margine di un convegno, riferendosi ai titoli subordinati sembra tirare in ballo questa tesi: “Abbiamo fatto mettere da dieci anni l’avviso che c’era un alto profilo di rischio. E’ importante da dire: erano informati…”.

E c’è chi pensa che i risparmiatori paghino colpe non solo loro…

Bank-Run

All’opposto c’è chi dice che i risparmiatori vittime di queste stangate pagano colpe non loro. Non è l’articolo 47 della Costituzione quello che recita “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”? Chi ha acquistato le azioni o i bond delle banche si è fidato di quanto era stato dichiarato loro su bilanci e prospetti che avevano avuto anche l’ok della Consob. E negli anni passati la stessa Banca d’Italia nulla di serio aveva avuto d’eccepire sulle pratiche di queste banche e sui loro bilanci.

Perché ora i vigilanti (Bankitalia e Consob) se ne vogliono tirare fuori e addossare tutta la croce ai risparmiatori senza accollarsi tutte le loro importanti responsabilità? Dove erano i controllori quando i dirigenti di queste banche spingevano i propri dipendenti a vendere le azioni e le obbligazioni della casa? Il loro ruolo qual è: stare dalla parte dei risparmiatori o dei banchieri anche d’azzardo?

Per dirla con le parole di un comitato, questi bond subordinati ridotti ora a carta straccia erano “venduti dagli stessi dipendenti delle 4 banche, come titoli sicuri e con tassi di interesse bassi, quindi che non presupponevano alcuna speculazione e alcun rischio”. Perché allora ribaltare ora la patata bollente sui risparmiatori?

I vigilanti non sanno che in molte banche i profili di rischio della clientela (i questionari Mifid) sono fatti firmare a persone che spesso non hanno ben chiare le implicazioni di questo documento? Se Consob e Banca d’Italia nelle ispezioni avessero verificato veramente in questi anni la profilatura dei clienti e la concentrazione dei rischi (invece che scoprirlo ora…) avrebbero facilmente scoperto come numerosi risparmiatori erano nelle mani dei venditori che rifilavano loro merce inadatta, scadente e a prezzi gonfiati. Perchè non hanno fornito punizioni esemplari a chi trasgrediva e dato regole chiare da rispettare invece che solo ora dire che “i bond subordinati non vanno venduti ai risparmiatori privati”.  Perché non l’hanno fatto ?
Questa è la tesi degli innocentisti.

Una serie di colpe ramificate e che partono dall’alto anche se….

Queste le 2 posizioni in campo con ulteriori questioni etiche collegate. Come giudicare, per esempio, mi hanno chiesto in queste settimane diversi risparmiatori, i bancari allo sportello che hanno rifilato il “pacco” ? Potevano non sapere che sarebbe potuta andare a finire così e i rischi che stavano facendo correre ai risparmiatori ? Chi è allo sportello può ignorare veramente che la banca per cui lavora o i prodotti che colloca sono “nitroglicerina” come i bond subordinati spacciati in gran quantità o le azioni di banche non quotate vendute a prezzi siderali ?

Su simili questioni non è certo facile rispondere in modo tranciante e avere una sola verità in tasca. Ma qualche riflessione si può tentare di fare per cercare di trarre qualche lezione da tutte queste vicende che hanno certamente un filo comune e che potrebbero essere solo il prologo di quanto potrà accadere nei prossimi anni con l’entrata in vigore del bail in che sancisce in modo chiaro dal 1° gennaio 2016 uno spartiacque fra vecchio e nuovo mondo.

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Un “cinguettio” del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che si è dimostrato forse un po’ troppo ottimistico

“Aiuti umanitari per chi ha perso i propri risparmi” è la ciambella di salvataggio ora lanciata dal governo nelle parole del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (sopra un suo tweet di un anno fa che oggi appare un po’ stonato): “Stiamo studiando delle misure che vadano incontro alle necessità delle fasce più deboli di risparmiatori coinvolti in queste operazioni di risoluzione”.

Veniamo quindi al punto: tutti i possessori delle obbligazioni subordinate delle 4 banche sono da salvare ?

Personalmente non credo e non sarebbe giusto. Certo le responsabilità di Consob e Bankitalia sono numerose in questi anni per non essere ignorate. Dovevano vigilare e lo hanno fatto maluccio come ha ben spiegato per esempio nel caso di Banca Marche o di Banca Etruria in questi giorni “Il Fatto Quotidiano” con articoli molto circostanziati, raccontando anche dell’incredibile vicenda scovata dal giornalista Giorgio Meletti (qui ripresa dal sito Dagospia) dell’addendum al prospetto informativo del collocamento di un’emissione di obbligazioni subordinate di Banca Popolare Etruria aggiunto a collocamento già iniziato e reso disponibile solo sul sito della Consob dove si sottolineava in modo molto più chiaro la rischiosità di questi bond e della banca.

E per comprendere come di fatto la Consob, l’organo che doveva controllare la tutela del risparmio, seguisse una linea più vicina alla tutela dei banchieri piuttosto che ai risparmiatori, questo articolo, “OBBLIGAZIONI SUBORDINATE, COSÌ LA CONSOB HA LASCIATO MANO LIBERA AI BANCHIERI”, scritto dal giornalista Lorenzo Dilena, spiega molto bene il giro del fumo fra controllori e controllati.

E anche Bankitalia non appare convincente nella sua difesa d’ufficio in tutte queste vicende. Non si pretende che ci fosse un vigilante dentro ogni sportello bancario in sede permanente ma bastava (e basta) di molte banche esaminarne diversi indici (compresi quelli della profilatura di rischio della propria clientela o della distribuzione dei titoli di proprietà compresi bond ordinari e subordinati e azioni proprie soprattutto se non quotate) per far scattare numerosi campanelli d’allarme.

E un controllore che vuole vigilare veramente e vuole prevenire potrebbe disporre di tantissimi dati su cui indagare al fine di prevenire comportamenti fraudolenti o allegri invece che arrivare quando è troppo tardi a scoprire che il danno è stato già fatto. Inutile girarci intorno: le banche italiane a partire dall’associazione di categoria (Abi), la Consob, Bankitalia e la politica italiana hanno moltissime colpe compresi tutti gli ultimi ministeri dell’Economia e Finanze che hanno svolto un ruolo spesso di passacarte e di difesa dello status quo.

Detto tutto questo è difficile dare un’assoluzione collettiva al popolo dei risparmiatori. Ci sono casi fra di loro molto differenti e occorrerebbe distinguere fra ingenui e furbetti, ignoranti e avidi.

Prendiamo il caso dei bond subordinati di Banca Marche. Possiamo dire che tutti i risparmiatori che posseggono questo tipo di obbligazioni sono stati fregati ? Direi proprio di no visto che diverse emissioni di questa banca sono state quotate fino a poche settimane fa e c’erano anche risparmiatori (non coloro che avevano acquistato il titolo all’emissione spinti allo sportello) che scommettevano sull’acquisto di queste obbligazioni (che erano arrivate a valere fra 20 e 40 centesimi) sperando di fare il colpaccio col rimborso a 100 sul presupposto che “lo Stato italiano non potrà far fallire queste banche”.

Ora se io acquisto sul mercato secondario un’obbligazione a 25 centesimi con rimborso il 1/6/2017 a 100 vuol dire che sto cercando di investire con un tasso di rendimento su base annua di circa il 150% nel caso di rimborso integrale calcolando anche le cedole distribuite.

Mi posso poi stupire se il banco salta o un po’ me la sono andata a cercare mettendo la testa dentro il leone ?

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il grafico degli ultimi anni di questa obbligazione subordinata di Banca Marche che ha visto le quotazioni oscillare fra 23 e 75 centesimi prima di veder azzerare il valore col decreto “salvabanche”

Si guardi il grafico proprio di questa obbligazione subordinata di Banca Marche a tasso variabile (Isin XS0302580880) trattata sul mercato obbligazionario cosiddetto secondario e quindi liberamente acquistabile e vendibile con un taglio minimo da 50.000 euro.

Un titolo che per il taglio così elevato dovrebbe figurare nel portafoglio solo di risparmiatori con patrimoni milionari visto che se anche si vuole cercare di mettere un po’ di pepe nel portafoglio (e si ha veramente un profilo di rischio così elevato) occorrerebbe farlo in modica quantità e non mettendo singole emissioni obbligazionarie di questo tipo con pesi superiori a pochi punti percentuali sul proprio patrimonio complessivo.

Banca Marche è stata commissariata nel 2013 e chi possedeva questa obbligazione aveva fino a poche settimane fa il tempo per disfarsi di questo titolo realizzando certo una perdita significativa ma almeno recuperando qualcosa.

Un’ipotesi che molti detentori del titolo non hanno voluto prendere in considerazione “perché ci rimetto troppi soldi” mi spiegò un risparmiatore che mi aveva chiesto un consiglio. Raccontandomi che addirittura aveva acquistato altre di queste obbligazioni per “abbassare il prezzo di carico”.

E se si scrutano diversi forum online di Borsa fra i più frequentati si può facilmente rilevare che centinaia di risparmiatori in questi anni hanno tentato il “colpaccio” su simili bond subordinati, puntando sull’evento che queste banche sarebbero state salvate  o comunque che questi titoli non sarebbero diventati cenere.

Stavano giocando col fuoco.

Fra coloro che hanno sottoscritto questi prodotti “pacco” ci sono numerosi casi di risparmiatori “traditi” e che meritano di essere risarciti in modo significativo anche perché se chi doveva vigilare l’avesse fatto veramente non si sarebbe arrivati a questo punto. Ma non tutti i risparmiatori si possono mettere sullo stesso piano.

Non tutti erano ignari dei rischi che stavano correndo. E se vogliamo che situazioni di questo tipo non si verifichino la peggiore soluzione sarebbe quindi quella di considerare il risparmiatore un panda da proteggere e garantire a ogni costo e offrire un rimborso integrale a tutti. Non sarebbe nemmeno equo oltre che possibile da sostenere nel futuro e sarebbe un ulteriore distorsione che si aggiunge ad altre distorsioni.

Ci vogliono regole chiare ma soprattutto fatte rispettare da chi deve controllare che non deve avere “inciuci” con i controllati. Su “Libero” di domenica abbiamo perfino letto che uno dei dirigenti massimi della Banca d’Italia e che si era occupato pure del prospetto del bond subordinato di Etruria di cui abbiamo accennato prima, è passato poi qualche tempo dopo a dirigere una banca della stesso gruppo Popolare di Etruria. E in questi anni altri dirigenti importanti di Bankitalia sono passati a lavorare presso banche con diversi problemi patrimoniali. E’ normale?

Le falle del sistema come dimostra questa vicenda prima o poi vengono fuori e si rischia che a naufragare sia tutto il sistema del credito che si dovrebbe basare prima di tutto sulla fiducia e sul rispetto delle regole.

C’è poi certo un problema di software nel cervello dell’homo economicus ma anche di educazione e consapevolezza finanziaria per larghi strati della popolazione italiana.

A una parte del sistema finanziario italiano va benissimo naturalmente così che ci sia tutta questa ignoranza perché altrimenti molte banche e reti avrebbero seri problemi a fare raccolta, lauti profitti o stare addirittura in piedi. Ma non è sulla pelle del risparmiatore che si può tenere in vita un sistema creditizio e la stabilità del sistema.

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