QUELLI CHE…SUL PRIVATE EQUITY SI PUO’ GUADAGNARE IL 12% ALL’ANNO E IN 10 ANNI TRIPLICARE IL CAPITALE

Sabato scorso sul Corriere della Sera il Presidente di uno dei big del risparmio gestito in Italia ha dato i numeri sul private equity. Secondo Pietro Giuliani di Azimut l’investimento in private equity può fruttare rendimenti a due cifre.

“Se si vogliono ottenere rendimenti significativi e non solo lo zero virgola – spiega il Presidente di Azimut al Corriere – bisogna puntare sugli attivi meno liquidi, come il private equity, le azioni di società non quotate, o il private credit, le obbligazioni di queste società».

Con quali rischi? chiede l’intervistatore.

«Occorre che la componente di portafoglio investita in attivi illiquidi, che non possono essere smobilizzati pena il rischio di gravi perdite, abbia un orizzonte di durata molto lungo, di 5-7-10 anni – spiega Giuliani -Il premio per questa attesa può essere un rendimento medio annuo superiore al 10-12%».

Ora un rendimento del 12% per 10 anni significa triplicare il capitale iniziale!

Su un capitale iniziale investito di 250.000 mila euro per esempio se si ha un rendimento medio annuo del 12% ci si ritrova dopo 10 anni con 776.462 euro.

In pratica dire che su un investimento con lockdown a 10 anni si guadagna il 12% medio annuo significa prospettare un investimento che consente di triplicare il capitale iniziale!

 

E’ una promessa che qualcuno si può permettere di fare? Questa che con il private equity si può triplicare il capitale iniziale l’abbiamo già sentita. E’ stato quello che si è sentita raccontare una cliente di Fideuram che dodici anni fa aveva comprato un fondo chiuso che investiva in private equity. Naturalmente la signora non ha assolutamente triplicato il capitale alla fine dell’investimento e ha mandato lo stesso sabato dell’intervista di Giuliani al Corsera una lettera a Plus il settimanale de Il Sole 24 Ore per raccontare la sua storia di risparmio con esaltanti promesse.

 

 

Speriamo che come successo alla signora di Fideuram tra dieci anni il copione non si ripeta e il sottoscrittore di un fondo di private equity non si senta rispondere così dalla società che gli ha venduto il prodotto

“Il fondo non prevedeva garanzie di rendimento, né peraltro garanzie di non incorrere in perdite e, come tutti gli investimenti finanziari di natura azionaria, aveva dei potenziali rischi che accompagnano la possibilità di perseguire rendimenti. Elementi, questi, ampiamente chiariti nella documentazione di offerta sottoscritta dalla clientela.”

Per la serie prima lo dico e poi lo nego.

A domani per un video dedicato su questo argomento del private equity verso cui tante reti, non certo solo Azimut, stanno cercando di convogliare il risparmio dei propri clienti.

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