Quello che ho imparato dal saliscendi dei mercati finanziari (capitolo 1 ebook "Guadagnare in Borsa è questione di forza")

Leggi qui la presentazione dell’ebook “Guadagnare in Borsa è una questione di forza (se sai come usarla)!” se te la sei persa: ti consigliamo di leggerla!

 Leggi qui il secondo capitolo

CAPITOLO uno

Quello che ho imparato dal saliscendi dei mercati finanziari 

 

“La lista delle qualità che una persona dovrebbe avere per investire in azioni dovrebbe includere: pazienza, fiducia in sé stessi, buon senso, distacco, tenacia, umiltà, flessibilità, propensione a fare ricerche indipendenti, uguale propensione ad ammettere i propri errori ed abilità ad ignorare il panico generale”
Peter Lynch

 

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Per chi ha visto almeno una volta il film “Guerre stellari” la frase “Che la Forza sia con te” ricorderà sicuramente qualcosa seppure gli jedi non credano nella fortuna né nelle coincidenze, bensì nel volere della forza.

Anche in Borsa la forza ha il suo peso e noi come gli jedi nelle nostre strategie diamo grande importanza alla forza e in particolare a quella relativa. E in questa serie di articoli (che diventeranno un ebook dedicato all’argomento) cercheremo di spiegare come funziona il nostro approccio dal punto di vista operativo, quando decidiamo di entrare e uscire da un mercato e da un titolo e cosa distingue la nostra consulenza finanziaria da buona parte della consulenza “indipendente” offerta soprattutto dalle banche o dal cosiddetto “private” .

 

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Ovvero il nostro ovvero un approccio disciplinato e metodico basato su regole chiare di entrata e uscita (magari apparentemente”naif” come mi ha scritto recentemente un cliente) e fortemente focalizzato contro un approccio spesso discrezionale dove invece si investe a pioggia quasi su tutto e le cui correzioni di rotta (se vengono fatte e non si punta sull’aldilà) sono spesso lente e tardive. Con inoltre la piccola ma grande differenza che mentre noi del nostro approccio possiamo mostrarne da oltre 10 anni i risultati reali (vedi qui) chi offre spesso consulenza “indipendente” o “advice” soprattutto nel mondo bancario al cliente omette lo storico dei risultati reali ottenuti… perché non esiste o se esiste è meglio tenerlo segreto per evitare imbarazzanti figure nonostante il “blasone” alle spalle.

 

Le 10 considerazioni e obiezione tipiche del 90% dei risparmiatori alle nostre strategie…

 

  1. “Ma come fate a realizzare da così tanti anni simili risultati?
  2. Che cosa prevedete per le Borse per i prossimi mesi?
  3. E’ il momento giusto per investire?
  4. Negli ultimi anni avete ottenuto risultati spaziali ma nelle ultime settimane alcuni mercati hanno iniziato a calare fortemente e anche i vostri portafogli. Vuol dire che le vostre strategie non performano come in passato e si sono “rotte” e non funzionano più?
  5. Ho notato che diverse delle ultime indicazioni ricevute si sono chiuse in perdita o le ultime indicazioni di acquisto non tutte sono state positive: c’è da preoccuparsi?
  6. Non vi sembra che i mercati siano saliti tanto e ci potrebbe stare una correzione?
  7. Non vi sembra che i mercati siano scesi molto e potrebbe iniziare un bel rimbalzo?
  8. Vedendo quello che succede in Italia e nel mondo non pensate anche voi che, come ho letto da qualche parte e prevede quel guru, potrebbe essere vicina una sorta di apocalissi finanziaria e un crollo epocale…
  1. Ma perché abbiamo acquistato quei titoli che erano saliti di tanto: era chiaro che sarebbero prima o poi scesi…”
  2. “Ma come mai i titoli che abbiamo venduto in perdita sono saliti: non sarebbe stato meglio mantenerli in portafoglio?”

 

 

Naturalmente non riceviamo certo solo critiche e obiezioni (ma tanti complimenti e clienti soddisfatti) visti i risultati che abbiamo realizzato in questi anni con le nostre strategie (vedi sotto per esempio su un portafoglio di fondi azionario multimanager ovvero che può spaziare su fondi di diverse società di gestione ) ma ci sembra costruttivo e utile rispondere alle obiezioni che possono certo essere sempre uno stimolo a fare bene questo lavoro e a migliorarsi nella comunicazione o nell’elaborazione stessa della strategie laddove possibile.

 

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LEGENDA: nel grafico è possibile visualizzare la differenza di rendimenti e anche di rischio misurato dal drawdown (DD) ovvero la perdita massima nella fase più avversa dei mercati fra un nostro portafoglio di fondi consigliato (multimanager) con l’andamento nello stesso periodo dell’indice azionario mondiale. Il rendimento complessivo dei nostri consigli (non sempre naturalmente tutti vincenti) nell’arco di 7 anni ha prodotto un rendimento lordo del +60,4% contro il +11,27% di una gestione passiva. Inoltre il rischio e la volatilità subito con il nostro approccio è stato molto inferiore: il -18,24% (questo è quanto avrebbe perso un ipotetico investitore che avesse iniziato a replicare le indicazioni nel momento di massimo del 2007) contro il -48,93% di un investitore che avesse operato in modo passivo mantenendo sempre in essere le posizioni.

 

Queste sono, infatti,  un campionario delle  delle classiche domande/obiezioni che riceviamo da oltre 15 anni e ricevere una o l’altra dipende evidentemente dal punto del mercato in cui ci troviamo. E in questi 15 anni ne abbiamo viste di cose se si pensa che a Piazza Affari fra i massimi e i minimi c’è stata un’escursione dell’indice pari a oltre il 70%. E pure per l’indice delle Borse Mondiali non si è assistito a un mercato tranquillo visto che l’indice ha oscillato fra il massimo e il minimo del 56% e un investitore che avesse investito 100mila euro nel momento peggiore (13 luglio 2007) si sarebbe ritrovato il 9 marzo 2009 con un capitale di 43.721 euro e se fosse restato comunque investito avrebbe dovuto aspettare 6 anni e 10 mesi per rivedere i suoi soldi di partenza.

andamento-obbligazionario

E nemmeno il mercato obbligazionario si può definire un posto sicurissimo per quanto negli ultimi decenni abbia goduto di una situazione eccezionale con una curva dei tassi d’interessi in forte discesa; in ogni caso se si guarda all’indice nostrano dei BTP nel periodo settembre 2010 – novembre 2011 ha perso il -22,51% (si veda il grafico sottostante per chi si è dimenticato che l’investimento in titoli di Stato può proprio non essere in tutte le condizioni una tranquilla passeggiata) e nella crisi del 2007-2008 abbiamo visto fondi o Etf legati al mondo corporate e soprattutto high yield perdere anche il 30% prima di risalire.

 

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Fidarsi del fiuto o del buon senso può essere molto pericoloso…

 

Di fronte a queste oscillazioni dei mercati si possono avere vari approcci. Uno può essere quello di non investire sui mercati e lasciare sostanzialmente il proprio capitale fermo o semi-fermo accettandone la svalutazione nel corso del tempo operata dall’inflazione come vedremo più nel dettaglio nei prossimi capitoli.

L’altra può essere quella di cercare di difendere il potere d’acquisto e investire in azioni o obbligazioni, accettando il rischio di oscillazioni in cambio di un premio al rischio. Noi crediamo che valga la pena seguire questa strada ma solo a patto di avere una strategia attiva e robusta (e perciò basata sia su segnali di acquisto che di vendita “codificati” ) perché farci portare a zonzo dai mercati ci sembra piuttosto pericoloso. E allo stesso tempo siamo fortemente scettici sulla capacità nel tempo di investire in proprio o affidandosi a qualcuno sulla base del fiuto ovvero sulla capacità previsionale. Che può essere quella di un ufficio studi della banca più grande del mondo o quella del guru dell’ultima ora; magari affascinante ma se giudicata nel tempo con rigore spesso totalmente fallimentare come indicano chiaramente molte ricerche sul campo.

Prevedere che i mercati possano scendere e anche crollare è una non previsione visto che i mercati per definizione salgono e anche scendono e quando scendono lo fanno sempre più spesso ancora più velocemente di quando salgono. Ma per come è costruito il cervello di noi bipedi ad alcuni risparmiatori bastano poche informazioni ripetute con sicumera e pressione talvolta per pensare di trovarsi di fronte un esperto che sa veramente da che parte vanno i mercati…

Non è questo il nostro approccio. E fra i nemici dei risparmiatori mettiamo allo stesso livello coloro che vedono solo nero come coloro che vedono solo rosa. Nel corso degli anni quasi sempre chi li ha seguiti è rimasto fregato ma la loro capacità seduttiva è sempre fortissima perché molti risparmiatori credono alle soluzione facili e non c’è nulla di più facile di pendere dalle labbra di qualcuno che racconta quello che si vuole sentire in modo semplicistico e fornendo un’apparente soluzione facile (si veda anche qui cosa abbiamo scritto in proposito sull’argomento). Ma investire sui mercati, come l’economia e la finanza, non sono così semplici dove tutto è bianco o nero…

“I mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto voi possiate rimanere solventi” ha scritto mirabilmente J.M. Keynes e dentro questa frase ci potete vedere la spiegazione di tanti crac anche illustri nella finanza (si pensi all’hedge fund Long-Term Capital Management basato sui modelli matematici creati dai premi Nobel per l’Economia Robert C. Merton e Myron Scholes) che sono costati molto cari a chi ha avuto la presunzione di pensare che i mercati andassero nella propria direzione invece che sapersi adattare. 

 

Un grande passato dietro le spalle…

Personalmente sul come investire nei mercati finanziari (azionari o obbligazionari) ho dedicato qualche decennio di studi non solo teorici (e questo anche chi collabora nel nostro team) e la lettura di migliaia di libri e paper sull’argomento ma anche esperienza sul campo come investitore (e non solo) se si guarda al mio curriculum. E ho avuto anche la possibilità di conoscere numerosi gestori di fondi, analisti tecnici e fondamentali (non solo italiani) e persino qualche cosiddetto guru in giro per il mondo. Alcuni dei money manager che ho conosciuto e intervistato sono stati per alcune stagioni anche vere star del settore e personalmente nell’esperienza maturata nello scegliere titoli e temi d’investimento non me la sono cavata malaccio, prendendomi naturalmente anche diverse tranvate come tutti ma comunque incrementando notevolemente il capitale iniziale.

Quindici anni fa sono arrivato però a una considerazione che si è rivelata preziosa e che mi ha consentito di vivere da investitore-consulente finanziario in modo completamente differente le oscillazioni dei mercati, facendo fare un salto esponenziale al risultato dei miei investimenti consigliati.

Smetterla di giocare a fare il “guru” (fondamentalista o graficista poco conta), smettere di analizzare e confrontare le previsioni sui mercati, non cercare più di farmi un’idea e guardare compulsivamente l’andamento dei mercati e della posizione giornaliera, esaltandomi quando si guadagnava e preoccupandomi pesantemente quando le cose si mettevano male dopo le prime correzioni, non sapendo più bene che pesci pigliare.

Perché se è relativamente difficile capire cosa acquistare, molto più complicato è decidere quando vendere e quando poi rientrare. E se si è delle persone che non guardano al proprio ego ma ai risultati effettivi realizzati quello che conta più di tutto è verificare nel tempo qual è l’approccio che genera il maggior guadagno reale.

Qualcosa di apparentemente lapalissiano per quanto anni di militanza nel settore mi hanno insegnato in verità che per molti risparmiatori (e pure gestori e trader) nemmeno gli scarsi o rovinosi risultati prodotti sono sufficienti a scalfirne le loro incrollabili certezze. Anche perché diciamolo francamente: se si vuole cercare un colpevole il bello dei mercati finanziari è che è sempre possibile giocare a scarica barile e dare la colpa a qualcun altro: il proprio promotore, la propria banca, le previsioni sballate di qualche banca d’affari o ente governativo, il Saddam Hussein o dittatorello di turno che provoca una crisi dei mercati, i terroristi integralisti o il governo ladro e corrotto, un premier cacciaballe, il debito pubblico “monstre”, una crisi geopolitica, l’euro o la Merkel…

Ma personalmente, dopo molti anni di esperienza, ritengo queste sopra tutte false giustificazioni visto che sempre ci saranno “cause esterne” a turbare il quadro e la cosa più stupida è non tenere conto che invece possono accadere o considerarle un imprevisto e fingere di stupirsi e muoversi improvvisando ogni volta che accadono.

Perché sui mercati finanziari conta poco aver ragione in uno spicchio di tempo ma invece conta moltissimo vedere dove ci si trova alla fine del campionato: ci sono risparmiatori o investitori che si vantano di aver scelto un titolo e fatto magari un’operazione fantastica 10 o 15 anni fa ma oggi il loro capitale complessivo, dopo 15 anni di investimenti, è sostanzialmente lo stesso o in termini reali si è ridotto drammaticamente. Ecco, io non credo che questo sia un modo interessante per investire salvo che per chi fa da broker. E le strategie d’investimento basate su un approccio passivo che si basano sul fatto che basta solo aspettare e nel lungo periodo si diventerà ricchi non mi convincono molto e mi sembrano che presentino diversi bachi che analizzeremo più avanti come il fatto di dover sopportare nelle fasi avverse discese del proprio capitale anche del 50-60% per la parte azionaria. Qualcosa che non consiglierei nemmeno al peggior nemico.

In proposito si osservino questi grafici sul tipo di approccio seguito nei nostri portafogli e perchè pur esistendo naturalmente dei contro (non esistono “pasti gratis” abbiamo ricordato all’inizio di questo ebook) i pro ci sembrano nel tempo nettamente superiori, pur dovendo sopportare naturalmente anche fasi avverse.

Nel primo grafico abbiamo messo a confronto semplicemente l’andamento assoluto per quadrimestri del portafoglio Dinamico di SoldiExpert SCF. Nelle barre nere si vedono i quadrimestri in cui il portafoglio è salito mentre in quelle rosse è sceso.

Non ci sono solo periodi positivi come dovrebbe essere chiaro per ciascun risparmiatore ma fasi anche avverse dove si perde anche per diversi quadrimestri di seguito (nel grafico nel periodo 2008-2009 per quasi 4 quadrimestri di fila).  Non è sempre festa e tempo di guadagni assoluti per nessuna strategia.

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Più interessante forse il grafico successivo dove abbiamo confrontato l’andamento reale dal lancio del portafoglio Dinamico di SoldiExpert SCF con l’andamento del benchmark di riferimento ovvero della pietra di paragone ovvero l’andamento nello stesso periodo di Piazza Affari.

E’ un grafico a istogrammi su base quadrimestrale e ci dice quando la barra è nera (e sopra la linea dello zero) in che periodi questo portafoglio ha ottenuto un rendimento superiore all’andamento del mercato (e di quanto percentualmente) mentre nelle barre rosse i periodi in cui si è comportato peggio del mercato (e di quanto).

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Questo grafico ci dice i periodi (quadrimestri) in cui il portafoglio si è comportato meglio del mercato. E’ evidente che questo portafoglio non ha sovraperformato tutti i mesi ovvero fatto più del mercato ma ha avuto anche quadrimestri in cui si è comportato peggio del mercato.

Addirittura fra il 2004 e il 2005 per 6 quadrimestri (ovvero 2 anni) questo portafoglio si è comportato peggio del mercato e ci sarà probabilmente qualche risparmiatore che avrà pensato che questo portafoglio era “finito” e la strategia non funzionava più o era da buttare.

Nei quadrimestri successivi il portafoglio Dinamico ha recuperato tutto il gap perso in quei quadrimestri e per valutarne l’andamento è illuminante vedere a questo punto il terzo grafico dove viene confrontato l’andamento del portafoglio Dinamico con Piazza Affari.

 

andamento-portafoglio-dinamico

 

Dal gennaio 2002 al luglio 2014 questo portafoglio ha generato un rendimento complessivo del +261,57% lordo (ovvero 50.000 euro iniziali sono diventati 180.785 euro) mentre attraverso un investimento passivo la stessa somma iniziale sarebbe scesa del -24,9% ovvero oggi varrebbe 37.550 euro!

Ma molto interessante per un risparmiatore è anche misurare il rischio corso. Nel caso di una gestione passiva i 50.000 euro iniziali avrebbero potuto trasformarsi, nel momento peggiore, in 14.445 euro con un drawdown del -71,11%, mentre nel caso della nostra consulenza il drawdown (ovvero la perdita massima per un ipotetico investitore entrato nel momento di picco)  è stato nettamente più contenuto e pari al -27,26%.

E in tutti i nostri portafogli naturalmente indichiamo questi dati storici per far capire a ciascun cliente non solo il rendimento passato di ciascun portafoglio ma anche la volatilità ovvero il drawdown che NON E’ UN DATO DA CUI PRESCINDERE sia del mercato dove si investe che del portafoglio.

Naturalmente per ottenere un simile risultato i clienti che hanno nel tempo seguito questo portafoglio hanno pagato un costo “psicologico” importante che esamineremo nei prossimi capitoli: chiudere in perdita nel caso di questo portafoglio quasi un’operazione su 2 (mediamente in questo portafoglio ogni operazione dura 79 giorni ovvero circa 3 mesi ed è il nostro portafoglio più “speculativo” pur se non è evidentemente un portafoglio da trader, mordi e fuggi). Con diverse operazioni in perdita anche consecutive naturalmente visto che la distribuzione dei guadagni e delle perdite non è naturalmente lineare e ci possono essere periodi in cui il numero percentuale di operazioni in perdita è ben superiore a quello medio (argomento su cui ritorneremo).

E sono naturalmente esistite fasi in cui si è rimasti completamente disinvestiti anche per diversi mesi.

Investire secondo una strategia significa questo per noi: non illudersi di trovare qualcuno che ti consigli dei titoli da tenere in portafoglio nel tempo e ti racconta che così diventerai ricco e basta solo aspettare.

Se si guarda a cosa è accaduto sui mercati negli ultimi lustri (basta guardare il grafico sopra di Piazza Affari e di molti mercati) le cose non sono proprio andate in questo modo e secondo noi questa “proposizione” contenuta in questo tipo di consulenza (associata spesso a “torte” di investimento fatte sempre con i soliti ingredienti) ci sembra una furba illusione venduta a milioni di risparmiatori.

 

 

Chi investe dovrebbe, invece, conoscere prima di tutto la perdita che potrebbe subire del suo capitale durante l’investimento in un determinato asset perché se è accaduto nel passato potrebbe ancora accadere (fra i money manager professionisti c’è anzi chi per prudenza moltiplica il valore del drawdown passato di un portafoglio per 1,5 volte) ed è bene quindi esserne consapevoli.

E se questa percentuale di potenziale perdita viene giudicata eccessiva per il proprio profilo di rischio è consigliabile allora diminuire l’esposizione complessiva e costruire un asset più diversificata con altri portafogli o mercati sottostanti meno volatili o escludere piuttosto i portafogli giudicati troppo rischiosi per il proprio profilo e orizzonte temporale (argomento estremamente importante che tratteremo). Per questo motivo invitiamo  a non guardare solo una faccia della medaglia ovvero i rendimenti ma anche il drawdown!

Maggiori sono i rendimenti potenziali maggiori sono i rischi che si potrebbero correre: da questa equazione non si scappa.
Rischi e rendimenti sono inestricabilmente collegati. Detto in parole povere o con frasi fatte non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ci sono strategie più o meno performanti o più o meno protettive ma strategie che prevedono di incassare guadagni significativi sicuri e costanti senza fasi avverse e possibili perdite in conto capitale non se ne conoscono.
E se qualcuno vi parla di rendimenti ma mai di rischi  (e non vi ha mai spiegato cosa vuol dire drawdown e volatilità e vi fa vedere solo grafici che salgono) e ve la fa fa facile facile se volete ascoltate un buon consiglio: scappate.

Prima o poi molto probabilmente ne pagherete dazio. Investire sui mercati finanziari (e soprattutto su quelli azionari) significa dover affrontare fasi avverse e bisogna esserne preparati perchè non si parla (come vedremo in un capitolo dedicato) di rischio “teorico” (qualsiasi sia la strategia adottata anche la più robusta e performante) e per farlo occorre disporre della giusta consapevolezza, distacco e orizzonte temporale adeguato.

Che non è certo quello di chi valuta i risultati sui mercati azionari dopo qualche quadrimestre o anno come abbiamo visto e vedremo ancora.

Chi invece di investire con la testa si muove invece ogni volta con la pancia (muovendosi come una farfalla impazzita) alla fine collezionerà solo perdite altrimenti: è la spietata legge dei mercati.

 

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Fine primo capitolo

Leggi qui se non l’hai letto l’introduzione di questo ebook. Al termine della pubblicazione di tutti i capitoli renderemo disponibile l’ebook completo in formato PDF.

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Se desideri inviare suggerimenti, osservazioni o critiche scrivimi pure alla mia mail personale salvatore.gaziano@soldiexpert.com oppure qui nel modulo per contattarci

(continua)

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