QUI (RI)COMINCIA L’AVVENTURA DEI BTP E DEL MIBTEL ALLA VENTURA

Meno di due settimane fa abbiamo pubblicato un articolo intitolato “Il risparmiatore italiano nella tempesta”, una lunga ma crediamo stimolante intervista con Lorenzo Marconi, analista e consulente finanziario, dove discutevamo di errori e trappole in cui è facile cadere preda come investitori.

Per colpa del mercato, degli intermediari ma anche del proprio ego visto che fra i nemici da cui deve proteggersi un investitore c’è anche (e “soprattutto” secondo Benjamin Graham, il mentore di Warren Buffett) se stesso.

Per quelle strane e beffarde circostanze del destino dopo che avevamo pubblicato l’articolo Piazza Affari per qualche giorno è salita e soprattutto i titoli bancari hanno cominciato a rimbalzare vigorosamente e quel titolo “il risparmiatore italiano nella tempesta” a qualche lettore era sembrato eccessivo. Come il consiglio che avevamo dato su diversi portafogli (nei servizi di Alta Consulenza ovvero la consulenza personalizzata o i portafogli modello di SoldiExpert SCF)  di liquidare molte posizioni azionarie, accrescendo la liquidità in portafoglio.

Era così bastato che la Borsa rimbalzasse per far apparire queste scelte a qualcuno poco tempestive e anzi più di qualche risparmiatore ci scriveva o telefonava per chiederci se visti i prezzi “bassi” non fosse stato invece il caso a questo punto di incrementare le posizioni sulle azioni e soprattutto sul settore bancario.

Non è proprio il nostro approccio quello di voler fare scommesse (tali sono) nel breve di questo tipo: l’esperienza (e non solo nostra) ci dice che questo è il miglior metodo nel tempo di bruciare denaro è quello di cercare di  inseguire il mercato senza una strategia predefinita ma affidandosi all’intuito e alla considerazione che “più di così i prezzi non possono scendere” o al contrario che “l’Apocalisse finanziaria è alle porte: meglio stare per un po’ di anni in liquidità, poi si vedrà”.

Purtroppo gli ultimi 10 giorni per i mercati azionari, e in particolare per quello italiano, non si sono rivelati proprio all’insegna del riscatto. Dal 1° luglio a ieri mattina l’indice FTSE Italia All Share ha perso l’11,3%  mentre l’indice FTSE All Share Bank ha perso il 19,4%.

Performance che hanno portato da inizio anno Piazza Affari a perdere quasi il 10% e posizionarsi fra le peggiori Borse del Vecchio Continente mentre fino a qualche mese fa si trovava invece nelle posizioni di testa con un + 13,4% da inizio anno.

Siamo agli ultimi giorni di Pompei? L’Apocalisse è alle porte?

Un risparmiatore potrebbe pensare probabilmente questo a vedere l’andamento di Piazza Affari ma anche dei titoli di Stato in questo inizio luglio. Se si vede nero (come canta Zucchero nella sua ultima coinvolgente e divertente hit) le motivazioni per deprimersi non mancano. L’elenco è quasi infinito e ogni settimana le fonti di preoccupazione sembrano più che assommarsi, progredire in senso geometrico.

Dalla crisi greca si passa a quella portoghese e irlandese per poi ritornare a quella spagnola e poi quella italiana pronti ad accogliere nel Club qualche nuovo altro importante membro; lo spread col Bund sale a dente di sega e rischia di tagliare buona parte degli effetti della manovra finanziaria che l’attuale governo sta cercando di approvare, facendo lievitare in modo incontrollato il costo del debito pubblico. L’asta dei Bot ieri è stata un successo ma per convincere i compratori lo Stato ha dovuto quasi raddoppiare i rendimenti offerti, portando a 3,67% l’asticella a un anno.

La maggioranza di governo attuale non è poi certo un esempio di compattezza e fino a oggi ha sostanzialmente ignorato tutte le preoccupazione espresse dai mercati sul debito pubblico italiano come dalla sempre più debole competitività internazionale.  E c’è da sperare che l’attacco verso l’Italia costringa esecutivo (ma anche opposizione) a pensare veramente al bene del Paese, oltre la legislatura, mettendo in cantiere riforme serie e tagli strutturali.

La manovra messa in campo e i provvedimenti adottati dai nostri legislatori nella prima stesura sembrano poi fatti apposta per irritare i risparmiatori e mandarli in confusione come abbiamo cercato di spiegare qualche giorno fa (si veda l’articolo collegato RISPARMIATORI TARTASSATI).

Cosa fare allora? Noi non abbiamo la sfera di cristallo per dire cosa c’è dietro l’angolo, dove sarà fra un anno lo spread fra Bund e Btp, se la Grecia o gli Stati Uniti avranno dichiarato default o a che punto saremo della manovra finanziaria in Italia.

Ma da molti anni siamo convinti (e purtroppo eventi come quelli delle ultime settimane lo confermano) che muoversi in base alle notizie del momento, soprattutto se ritenute molto positive o molto negative, costituisca la peggiore strategia possibile.

Per questa ragione da anni la maggior parte dei nostri portafogli è costruita in base a strategie pre-ordinate che consigliano ai nostri Clienti cosa acquistare e cosa vendere, affidando all’andamento del mercato (e alla sua forza o debolezza) e non al nostro intuito (o quello a che consigliano gli esperti nei divertenti dossier che vengono pubblicati in situazioni come quelle attuali) tutte le più importanti mosse.

Anche se noi possiamo pensare che le banche italiano sono solide rispetto a quelle straniere, che i conti pubblici dell’Italia non sono poi così catastrofici rispetto a quelli di altri paesi, il mercato in questo momento la pensa diversamente e andare contro il mercato non è saggio né sensato. Quindi meglio mettere da parte le proprie considerazioni, opinioni e valutazioni personali ( anche quando sono frutto di anni di operatività sui mercati) e adeguarsi alle circostante avendo sviluppato in anni di lavoro trading system proprietari che ci danno precisi segnali di uscita e entrate sui mercati.

Certo non sono infallibili né esenti da falsi segnali ma con la nostra testa, le nostre opinioni e valutazioni personali avremmo sbagliato certamente di più. E i risultati che abbiamo ottenuto nei nostri portafogli rispetto all’andamento dei mercati lo dimostrano.

Per questa ragione da diversi anni in modo “stupido” ovvero su segnali dei nostri trading system proprietari abbiamo pesantemente sottopesato i titoli bancari sul listino di Piazza Affari e anche consigliato qualche mese fa (si può leggere qui l’articolo ) di valutare bene la posizione debole della Borsa Italiana nel nuovo scenario, consigliando ai risparmiatori che investivano solo su Piazza Affari di puntare nel medio periodo anche altrove.

Tutte considerazioni non dettate da considerazioni politiche o da una nostra presunta capacità di saper scrutare il futuro (come quella che appartiene invece per diritto divino a molti gestori ed esperti) ma da una semplice lettura dell’andamento dei mercati, dall’applicazione delle nostre strategie e dall’adeguarsi ai segnali generati in acquisto e in vendita senza “se” e senza “ma”.

Quello che sta accadendo in queste settimane è d’altraparte un film già visto: negli ultimi 12 anni a Piazza Affari si contano in quasi una decina le discese di oltre il 15% sotto i massimi precedenti. Nello stesso periodo l’indice generale è sceso di oltre il 55 dai massimi con un escursione di volatilità superiore al 70 % nel periodo fra il maggio 2007 e il marzo 2009.

Perdite (quando superano il 30-40%) che iniziano a diventare quasi irrecuperabili…

Sostenere quindi che nel medio lungo periodo i prezzi si rivedono, che è solo questione di pazienza e basta tenere duro, come spesso consigliano allo sportello e anche tanti promotori che lasciano in portafogli dei loro clienti fermi per anni in balia dei mercati ci sembra una strategia che fa a pugni non solo con la logica ma anche con la matematica.

L’alternativa? Nel nostro piccolo da oltre 10 anni proponiamo una consulenza indipendente basata soprattutto su strategie il più possibile flessibili (grazie a modelli matematici e trading system al servizio dei risparmiatori e non di traders con la mania di comprare e vendere continuamente nell’illusione di fare il colpaccio) con precisi segnali di acquisto o vendita (e non previsioni) con l’obiettivo di cercare di fare meglio del mercato, cercando di tagliare le perdite nelle fasi di prolungati e forti ribassi e di cavalcare i mercati nel caso di forti tendenze positive.

I risultati realizzati in questi anni? A partire dal gennaio 2002 a fronte di una discesa del -37,13% dell’indice di Piazza Affari la media dei nostri portafogli azionari ha ottenuto un rendimento positivo del +123,28% con una volatilità massima del -27,87% contro una volatilità massima del mercato pari al -71,11%.

E anche su fondi azionari e obbligazionari i risultati di una simile strategia nel tempo dimostrano di poter battere il mercato.

Ma attenzione: agire sulla base di una strategia flessibile e dinamica non assicura dai falsi segnali.

Non esistono “sistemi” perfetti e che assicurano solo guadagni. E l’orizzonte temporale di un investitore resta sempre di qualche lustro e non qualche mese o anno per poter giudicare la bontà di qualsiasi strategia visto che i mercati  possono avere un andamento che “sfugge”  ai radar di un approccio quantitativo vincente con magari continui brevi saliscendi, un rapido alternarsi delle tendenze o un andamento sostanzialmente laterale.

Ma rispetto ad agire in base all’emotività e senza una strategia, esposti totalmente ai su e giù del mercato, noi preferiamo invece darci delle regole e cercare di contenere il rischio.

Meglio chiudere anche il 25-30% e anche il 40% di operazioni in perdita ma dopo un decennio avere un portafoglio in forte guadagno in confronto all’andamento del mercato che avere sempre mantenuto tutte le posizioni (come chi non vende mai perché così pensa di non aver mai sbagliato ma anzi piuttosto media) o essersi mosso come una tarantola impazzita se poi il risultato è quello di un pesante rosso del proprio portafoglio?

La risposta sembra scontata ma purtroppo molti risparmiatori si trovano a ripetere invece quasi serialmente gli stessi errori consigliati dai “cattivi maestri” e dalle mille credenze sbagliate inculcate in questi anni da chi per professione deve sempre vendere una soluzione “semplice e definitiva”.

Una volta raccontavano che detenere le azioni (e non muoverle) era il miglior modo per diventare ricchi (magari affidandosi a una bella gestione patrimoniale o un “fritto misto” di fondi); poi che per stare al sicuro bisognava imbottirsi di titoli di Stato… O che bisognava puntare solo sui mercati emergenti o sui titoli ad alto dividendo.

Tutte strategie molto “popolari”, incredibilmente easy, ma che hanno dimostrato tutti i loro limiti come dimostrano gli spietati numeri.

Una reazione a tutte queste “delusioni” potrebbe essere quella di non investire più e mettere i proprio risparmi “sotto al materasso” (o nell’immobiliare a cui presto dedicheremo un’inchiesta che smonterà molti falsi miti) ma non è la Soluzione. Si rischia solo di danneggiare se stessi, il proprio futuro finanziario e quello della propria famiglia.

Investire bene (o almeno decentemente) il proprio patrimonio è invece un compito importante che non va affidato all’emotività e alle decisioni estemporanee. Prima di cambiare “cavallo” o “percorso” è bene quindi in modo spietato fare un’analisi dei punti di forza e di debolezza di ogni alternativa (e come consulenti indipendenti siamo a disposizione per supportare tutti i nostri lettori, sempre più numerosi, abbonati e non).

Chi investe in azioni, obbligazioni, fondi o sicav non ha, infatti, l’obiettivo temporale di qualche giorno o settimana ma normalmente di qualche lustro o molti decenni. E in tutto questo tempo il vincitore non è colui che “indovina” un’operazione o una tendenza ma chi ha saputo trovare la giusta strategia e diversificazione per il proprio portafoglio in grado di generare risultati superiori a quelli del mercato e che siano soprattutto “compatibili” con la propria “pancia” e non solo col proprio “cervello”.

E questo è il nostro mestiere e il modo con cui interpretiamo la professione di consulenti finanziari.

Lieti di aiutarvi e di mettere a disposizione tutta la nostra esperienza e quello che abbiamo realizzato in questi anni con i nostri portafogli reali (e non opinioni in libertà come è tipico di chi fa previsioni ma non indica un track record di tutti i consigli forniti con guadagni e perdite generati per imbrogliare gli ingenui e i tonti) e l’attività di ricerca e studio che continua parallelamente quasi senza soste (e a breve potremo comunicare delle importanti novità) per cercare di migliorare (e venire incontro alle esigenze e richieste di una clientela sempre più esigente) poiché i mercati insegnano che chi si ferma è perduto e nessuno può vivere sugli allori.

I mercati richiedono, infatti, sempre più grande flessibilità ma soprattutto strategia. Che non significa solo diversificazione degli asset. Ma soprattutto degli stili d’investimento. I mercati cambiano (e sempre più velocemente): o ci adegua o si rischia di esserne travolti.

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