Rassegna Stampa. SPECIALE IPO POSTE ITALIANE (Il Sole24Ore e Radio 24)

Le Poste Italiane stanno per sbarcare a Piazza Affari. E se si trattasse solo di normali pacchi, sarebbe quasi noioso parlarne. Ma visto che oltre l’85% dei ricavi delle Poste non deriva più dalle spedizioni, ma dal business molto più ricco della gestione del risparmio e delle assicurazioni vita, il discorso si fa ben più interessante.

Cosa sta sbarcando in Borsa? Una vecchia azienda che spedisce pacchi o un temibile competitor per banche e reti di vendita già bacchettato dalla Consob? E come si valuta un’azienda così? In base al business tradizionale o a quello molto meno “pacco” della gestione del risparmio?

La società è certo interessante e presenta un forte appeal dato dai flussi di cassa e dai dividendi che potrà erogare visto che lo Stato (che resterà col 60%) ha bisogno di soldi. Il modello di business è unico sia nel bene…che nel male.
Un’azienda controllata dallo Stato è stata in questi anni risanata (e non è più il carrozzone del passato che perdeva anche qualche migliaio di miliardi di lire all’anno) ed è entrata massicciamente in moltissimi settori abbracciando il modello “dall’ago alla pelliccia”.

Dalla vendita su catalogo alla telefonia mobile, dal trasporto dei pellegrini a Lourdes ai buoni fruttiferi, dalle assicurazioni  alla spedizione dei pacchi e delle lettere, dalle carte prepagate ai prodotti finanziari e d’investimento . La presenza capillare sul territorio e l’elevato numero di utenti che ogni giorno entrano negli sportelli è stata trasformata in una implacabile macchina di vendita nonostante un tasso di assenteismo (quasi il 10%) del proprio personale elevatissimo.

Nel breve periodo questo modello sembra in grado di generare profitti e i settori “buoni” capaci di coprire abbondantemente quelli “cattivi” grazie anche agli ingenti trasferimenti che lo Stato direttamente o indirettamente fa alle Poste sia in termini economici, che di esclusiva che di quadro regolatorio.

Ogni anno Cassa e Depositi e Prestiti paga alle Poste circa 1,6 miliardi di euro per il collocamento e la gestione dei buoni fruttiferi e lo Stato compensa le Poste per circa 400 milioni di euro per il servizio “universale” ovvero copre in parte il buco derivante dal servizio “universale” postale tradizionale.

E inoltre di fatto lo Stato ha consentito a questa strana creatura di sbarcare in molti settori, chiudendo probabilmente un occhio sulla tutela della concorrenza. Potranno mantenere le Poste per sempre questo speciale “status” e queste condizioni ? L’Unione Europea non potrebbe avere da ridire un giorno su alcuni di questi privilegi ?

Se nel breve periodo questa Ipo sembra destinata al successo grazie anche alla forza del dividend yield e al marchio fra quelli di maggiore notorietà nel Belpaese qualche dubbio potrebbe venire su un orizzonte temporale più lungo poichè il modello di business di Poste è dubbio se possa mantenersi inalterato e “protetto” anche nel futuro.

Anche di questo ne hanno parlato venerdì 9 ottobre su Radio24 Debora Rosciani co-conduttrice di “Cuore e Denari”, Nicola Borzi, giornalista di punta di Plus il Sole24Ore e Salvatore Gaziano Direttore Investimenti di SoldiExpert SCF.
Una puntata da non perdere per tutti coloro che sono interessati a saperne di più sul presente, passato e futuro di questa azienda come clienti o futuri azionisti. Clicca qui sotto per ascoltare l’audio della trasmissione

 

E per sapere se il prezzo è giusto, Salvatore Gaziano, Direttore investimenti di SoldiExpert SCF ha dato il proprio piccolo contributo anche in questo articolo pubblicato nel week end su Il Sole24Ore che ha ben sintetizzato gli elementi più importanti da conoscere su questo importante collocamento.

CLICCA QUI PER LEGGERE L’ARTICOLO DE “IL SOLE 24 ORE” IN FORMATO PDF

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