ITALIA, C’E’ DA PREOCCUPARSI?

Non rischiamo con tutta probabilità il default, come sinistramente titolava sabato il Corriere della Sera un’intervista all’ex Ministro dello Sviluppo Economico Calenda (PD), ma qualche rischio per chi punta tutto e solo sull’Italia e sui titoli molto legati all’andamento del debito pubblico (in primis banche e assicurazioni imbottite spesso di BPT).

A giudicare il balzo dei rendimenti dei Btp negli ultimi mesi, tanto tranquilli gli investitori non sono sul debito pubblico italiano. Ma da qui a evocare il default ce ne passa. Peraltro di “default” rileggendo l’intervista di Carlo Calenda al Corriera della Sera non c’è traccia. L’ex ministro dice che “l’Italia è a rischio”.

L’Italia in effetti non è tra i Paesi europei quella messa meglio come rating come spieghiamo in questa infografica.

 

 

Venerdì scorso l’agenzia di rating Fitch ha confermato il rating dell’Italia (BBB) ma ha peggiorato l’outlook, da stabile a negativo: l’Italia rimane un osservato speciale. E il cambio in negativo delle prospettive sull’Italia suona come un monito.

Il Governo? Cammina su una fune stretta

Andrea Iannelli, Direttore investimenti di Fidelity, il quarto più grande gestore di asset (2,4 miliardi di dollari alla fine del 2017) e di fondi pensionistici al mondo, ammette che “Il Governo cammina su una fune stretta, con un importante stock del debito e gli alti costi di finanziamento dovuti al recente aumento dello spread sui BTP, che limita lo spazio di manovra. Il Ministro delle Finanze Tria ha ripetuto più volte lo stesso messaggio, ovvero che il rapporto tra il debito e il PIL dovrà diminuire. Il che implica un deficit a 1.7-1.8%. Tuttavia i BTP hanno subito una forte diminuzione nella loro compravendita, segnale del fatto che le preoccupazioni per le scelte del Governo per ora hanno prevalso sui messaggi positivi mandati dal Ministro delle Finanze.”

E il rischio default? Improbabile ma non impossibile secondo il gestore. “Una non insignificante possibilità di una Italexit o di una ridenominazione rientra nelle previsioni – secondo Iannelli di Fidelity – il rendimento a 3 anni dei BTP suggerisce che i mercati stimano circa il 20% di probabilità di una ridenominazione, con un taglio del 30%.”

Quali previsioni sulla futura manovra finanziaria? Secondo Iannelli “il Governo presenterà una Legge di bilancio conforme al limite UE del 3%, tuttavia i mercati potrebbero intensificare la pressione tra adesso e la fine di settembre.”

Si ballerà ancora per qualche mese quindi. E poi si spera torni il sereno a meno di brutte sorprese da parte delle agenzie di rating. L’Italia è giusto sulla soglia dell’investment grade. Se il merito di credito dell’Italia peggiorasse, sui BTP italiani scatterebbero vendite automatiche da parte di quegli investitori istituzionali (come i fondi pensione) che non possono detenere in portafoglio titoli speculativi.

Il consiglio quindi è diversificare il portafoglio, sia a livello obbligazionario sia azionario, come spieghiamo da anni. E come insegna la boxe la prima regola è proteggersi.

E non conta tanto il quanto ma il come. Meglio detenere per esempio quattro azioni con rischi non correlati tra loro, che un portafoglio fatto da tanti titoli indissolubilmente legati a tensioni sui BTP nostrani. Ovvero blue chip bancarie e compagnie di assicurazioni che possiedono massicce dosi di questi titoli.

A meno che non si voglia ballare.

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