Il NO al referendum manda a casa Renzi ma Piazza Affari non va a picco.

Il responso uscito dalle urne è stato pesante per Matteo Renzi e il “NO” è andato oltre le previsioni dei sondaggi ma Piazza Affari sembra reagire con una certa volatilità ma senza tragedie (-1% alle ore 14) e sono i titoli bancari (-3,5%) a essere i più colpiti dalle vendite come nel solito copione.

Le dimissioni del premier Matteo Renzi  arrivano in un momento molto delicato per il Paese con un’operazione di ricapitalizzazione appena avviata per Monte dei Paschi di Siena e che rischia di abortire; sullo sfondo la necessità di diverse banche importanti (fra cui Unicredit) di richiedere ingenti mezzi freschi al mercato e inoltre l’approvazione della legge di bilancio è ora in mezzo al guado con una legge elettorale per le prossime elezioni completamente da inventare.

Queste le cose negative ma che il mercato già sapeva e incorporava in buona parte nei prezzi con Piazza Affari non a caso da inizio anno fra le Borse peggiori d’Europa. Che il “No” poteva prevalere non è stato quindi un risultato inatteso come anche la forte perdita di consenso del premier Matteo Renzi sempre più solo in queste settimane a difendere la riforma costituzionale “griffata” Maria Elena Boschi da tempo in caduta libera.

referendum Renzi

I mercati come nel caso del post Brexit o della elezione a sorpresa di Trump hanno dimostrato di adeguarsi facilmente ai nuovi scenari e paradossalmente la crisi di governo potrebbe forse aiutare a trovare nel caso MPS una soluzione meno traumatica del bail in nel caso che il fondo sovrano del Qatar si tiri indietro per evitare un effetto domino sul sistema bancario italiano e sulla stessa Unione Europea.

La possibilità che si arrivi a “aiuti di Stato” che solo qualche giorno fa veniva smentita con fermezza dal governo Renzi non è infatti da scartare e a questo punto in cima a qualsiasi governo tecnico o politico l’emergenza bancaria non potrà essere più affrontata come nel passato sperando nello Stellone.

Fuori dal settore bancario poi a Piazza Affari ci sono storie che piacciono agli investitori come STM o aziende molto esposte sul mercato nordamericano che potrebbero trarre vantaggio dai programmi del nuovo presidente Donald Trump. Dal gruppo Exor (Fca, Cnh Industrial, Ferrari) a Buzzi, da Leonardo-Finmeccanica a Saipem e Tenaris e agli effetti positivi di un prezzo del petrolio sopra i 45-50 dollari. E ci sono numerose mid cap che si stanno mettendo in mostra (Sogefi, El.En. , Biesse fra le altre) grazie a una presenza multinazionale e a numeri in miglioramento.

Chi paventava un crollo di Piazza Affari con la vittoria del No al referendum potrebbe quindi restare deluso. Il settore più debole e volatile resta quello bancario ma a Piazza Affari ci sono anche altre storie e l’evoluzione della vicenda MPS se negativa riguarderà soprattutto le banche in più forte difficoltà come necessità di capitalizzazione.

Contrariamente all’inizio dell’anno da qualche tempo il mercato di Piazza Affari inizia a distinguere fra storie aziendali e a essere selettivo. Non sono i prezzi bassi o in picchiata a motivare gli acquirenti (soprattutto stranieri) ma i fondamentali che stanno tornando a contare favorendo le società con storie più convincenti, diversificazione geografica e capacità di rinnovarsi e adeguarsi al mercato.

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