RENZI SEI UN BUFFONE :) E TE LO DICIAMO SUBITO SE TASSERAI LE “RENDITE” COME HAI ANNUNCIATO DI FARE. ECCO PERCHE’…

«Quello che stiamo immaginando di fare è rendere visibile il bonus in busta paga, qualcosa per dire ‘questo è il bonus del Governo’. Mi diranno che sto facendo un’operazione di marketing: certo, anche questo». Lo ha detto circa una settimana fa il presidente del consiglio Matteo Renzi, a Porta a Porta, illustrando il taglio del cuneo fiscale. E ha aggiunto: «Se il 27 maggio questa roba non arriva allora vuol dire che Renzi è un buffone».

Ora caro Matteo Renzi ci siamo presi qualche giorno per valutare tutte le mirabolanti cose che hai annunciato ma stringi stringi l’unica cosa certa che hai proclamato sul fronte delle entrate è una nuova e più elevata tassazione sui risparmi visto che gli altri provvedimenti per ora sembrano solo degli annunci per vedere l’effetto che fa.

Naturalmente speriamo che questi annunci li realizzi tutti e come cantava Lucio Dalla ci auguriamo che grazie a questa “trasformazione” apportata dal tuo indirizzo “… sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno, ogni Cristo scenderà dalla croce anche gli uccelli faranno ritorno. Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno, anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno”.

Quello che non ci garba (parlo anch’io un po’ fiorentino) da contribuenti e consulenti finanziari indipendenti è questo provvedimento che hai in mente sulla tassazione delle “rendite” così come è concepito.

Che già chiamarle “rendite” è un modo di fare confusione e nascondere le cose per quello che sono perché di fatto si parla di voler incrementare la tassazione dei risparmi (ovvero di redditi su cui la scure del Fisco si è già presa la sua bella fetta) con lo Stato italiano intenzionato a prendersi una fetta più grande in caso di guadagno realizzato su diversi strumenti finanziari (azioni, fondi, Etf, obbligazioni societarie…) ma invece disposto a chiudere un occhio se si tratta dei titoli di cui è grande spacciatore come Cct, Btp, Bot…

Se proprio poi vogliamo parlare di rendite ovvero di soldi guadagnati senza correre rischi stando sotto il fico quelli sono i redditi derivanti dai cosiddetti investimenti risk free ovvero privi di rischio, cioè si intendono tali per convenzione quelli sui titoli di Stato come Bot, Cct e Btp.

Invece che ci combini Matteo? Dove dovresti veramente colpire la rendita mantieni uno sconto folle (12,5%) mentre nei confronti del capitale veramente di rischio vuoi portare la tassazione al 26%.

E questo, come ha giustamente rilevato Paolo Basilico, numero uno di Kairos Partners, banchiere d’affari e gestore di una delle poche grandi realtà veramente indipendenti nella gestione del risparmio in Italia, “non può che andare a detrimento della crescita e del rilancio del Paese… perchè avremo un’ulteriore asfissia del mercato dei capitali a favore del finanziamento improduttivo del debito pubblico. Ciò significa che ci saranno sempre meno risorse per le nostre imprese già sottocapitalizzate e vittime di un sistema troppo banco-centrico che non permette ancora di trovare fonti di finanziamento alternativo…».

Questo provvedimento quindi, caro Matteo, così come è stato ora concepito non ci garba perché è altamente distorsivo, poco lungimirante e contribuisce probabilmente a un accrescimento della “mala educación” finanziaria in Italia.

Le ragioni?

Nel provvedimento si alza la tassazione dal 20% al 26% ma ci sono figli e figliastri. Sui titoli di Stato ed equiparati (compresi bond sovranazionali e il risparmio postale) l’aliquota resta al 12,5%. Sui depositi bancari e sui conti deposito l’aliquota dovrebbe restare quella attuale del 20% secondo le precisazioni successive del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Come ha giustamente rilevato Marco Liera, giornalista economico e fondatore di YouInvest, la differenza di aliquote fra i vari strumenti diventa abissale (12,5% dei titoli di Stato contro 26% del Resto del Mondo) e sono “immaginabili gli effetti distorsivi di lungo periodo sull’allocazione dei risparmi, in assenza di correttivi”.

Il Tesoro Italiano certo ha interesse a collocare più titoli possibili visto il debito pubblico italiano fra i più alti nel mondo ma è evidente il conflitto d’interessi di una misura del genere che non trova riscontro in altre legislazioni europee. In nessuno Stato dell’Unione Europea, caro Matteo, dato che parli di “armonizzazione europea’”, c’è questa anomalia dove per dirla con Orwell « Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. » (Motto finale della Fattoria degli animali).

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Peraltro qualche giorno fa prima della tua mirabolante conferenza Filippo Taddei, responsabile economico del Partito Democratico, aveva spiegato a Radio Popolare proprio come era sul tappeto l’ipotesi se “… vale la pena tenere una tassazione differente per i titoli di Stato e gli investimenti che non siano titoli di Stato… Attualmente i primi sono tassati al 12,5% gli altri al 20%. Quello che ci stiamo chiedendo è se questa dualità del nostro sistema di imposizione abbia senso, consapevoli del fatto che se guardiamo all’esperienza europea questa dualità non esiste in Francia, né in Germania, Spagna, Gran Bretagna”.

Nella compagine di governo Renzi Style si sono posti così approfonditamente questa domanda e alla fine hanno fatto la cosa opposta: invece che restringere la forbice l’hanno allargata a favore dei titoli di Stato! Incredibile cosa è la politica e dove è la coerenza di una compagine di governo e di partito…

Ma perché è poco lungimirante alzare così la tassazione sui risparmi, favorendo i titoli di Stato a scapito dell’investimento in altre forme?

E’ evidente che questo rischia (come lo è già e questo provvedimento accentuerebbe questa tendenza) di favorire nelle scelte di molti risparmiatori la preferenza verso i titoli di Stato italiani e assimilati rispetto ad altre forme di investimento in virtù di una minore tassazione.

Rendite-finanziarie

L’homo economicus non dovrebbe certo ragionare solo ed esclusivamente sulla tassazione perché per quanto importante non è questo l’elemento chiave quando si deve decidere sull’allocazione dei propri investimenti. Fare delle scelte finanziarie solo sulla base dell’incidenza fiscale rischia, infatti, altrimenti di potersi trasformare in un clamoroso autogoal perché, come direbbe Jacques II de Chabannes de La Palice, è meglio pagare comunque il 26% di tassazione su un guadagno di 2.000 euro (e pagare 520 euro portandosene a casa 1.480 euro) piuttosto che una tassazione del 12,5% su un guadagno di 200 euro (e pagare sì solo 25 euro ma a fronte di un guadagno netto portato a casa di 175 euro)…

Ma come ben insegna la finanza comportamentale (e la realtà) per diversi risparmiatori la scelta di come investire i propri risparmi si basa su questioni spesso fondate sull’emotività, sul breve periodo e aspetti anche come la fiscalità.
Un’altra delle distorsioni più evidenti nel comportamento degli investitori è “l’home bias” come viene definito dagli addetti ai lavori (ne avevamo parlato qui ) ovvero la propensione degli investitori a preferire attività del proprio Paese. Un qualcosa che è certo naturale ma che non significa naturalmente che sia la soluzione ottimale per l’investitore quando l’investimento in qualcosa di familiare (che possono essere i bond o le azioni del proprio Paese, le azioni o le obbligazioni dell’azienda dove si lavora o della banca dove si ha il conto…) diventa eccessivamente concentrato.

Con questo provvedimento fatto in questo modo è evidente come il manovratore giochi sporco per favorire se stesso (la vendita dei titoli del proprio debito), incurante dei danni che può arrecare ai risparmiatori che rischiano così di compiere scelte ancora più miopi.

E proprio quando ormai da tempo il risparmiatore italiano sa che la previdenza obbligatoria non sarà più sufficiente in molti casi a sostenerne l’uscita dalla vita lavorativa e diventa molto importante la previdenza integrativa che non vuol dire (come vorrebbero fondi e assicurazioni) dare necessariamente i soldi a loro ma costruirsi invece come formiche (anche autonomamente) un piano di investimenti capace di sostenere il futuro finanziario e quello dei propri cari.

Ma la distorsione provocata da un effetto delle aliquote sulla tassazione dei risparmi come per esempio sulle obbligazioni non collocate dagli Stati sovrani crea un ulteriore danno.

Molte imprese al tempo del credit crunch e le stesse banche per effetto di questo cambio di aliquota dovranno ora fare i conti con una ritenuta più alta sui rendimenti da pagare ai risparmiatori. Risultato: per competere con lo Stato (che fa pagare sulla propria merce ritenute del 12,5%) dovranno offrire tassi di rendimento più elevati per compensare oltre al diverso rischio emittente anche l’effetto della più che doppia aliquota fiscale (27%).

Un bello sgambetto alle altre forme di investimento e dove lo stesso governo Renzi sembra vantarsi, mettendo a bilancio il fatto che grazie a questo intervento a gamba tesa il governo conta che pagherà meno di interessi sul proprio debito nel prossimo futuro.

Ma sono diverse le incongruenze di una simile manovra di cui ne avevamo scritto già alcune in questo articolo perché non è vero come ha detto anche lo stesso Matteo Renzi che “In Italia le rendite finanziarie hanno la tassazione più bassa che nel resto d’Europa” come ripetono come pappagalli commentatori e opinionisti spesso ignoranti che dimostrano di non conoscere l’argomento ma di ripetere solo slogan (sbagliati). Questo perché la tassazione EFFETTIVA è ben più alta del 20% ufficiale attuale per effetto della non compensazione fra guadagni e perdite fra diversi strumenti oltre ad altre gabelle varie come Tobin Tax e Imposta di Bollo sul conto titoli.

E peraltro se simili commentatori e politici e statisti vogliono essere coerenti con questa voglia di “armonizzazione” ci dovrebbero spiegare per quale ragione sui titoli di Stato in Italia ci si ferma al 12,5% e non si applica la stessa aliquota che vale per gli altri titoli.

Tutte cose che non sono proprio quisquiglie e pinzillacchere come ha dimostrato con dei banali calcoli il Sole 24 Ore nell’edizione di lunedì, facendo vedere che per chi detiene capitali non elevati, calcolando anche le altre imposte, il peso fiscale sui rendimenti arriva anche al 40%. E questa imposta in questo quadro è pesantemente degressiva: chi ha di meno paga di più.

Ha perfettamente ragione quindi il dott. Oscar Giannino (vabbè non è dottore 😀 ) a dire che questo provvedimento (che si dice ora che potrebbe entrare in vigore non a maggio come inizialmente annunciato ma a luglio visto che gli intermediari non sono pronti in così poco tempo a essere operativi su tutti i nuovi calcoli) è da inserirsi fra quelli ammazza-risparmio“ perché è una nuova patrimoniale che si somma a patrimoniale salita a 0,2% quest’anno su conto-titoli”.

E peraltro punisce solo i risparmiatori privati e salva i “lordisti”, cioè banche e intermediari finanziari, e soci qualificati delle imprese (chi detiene almeno il 5% del capitale di una quotata, e il 20% di ogni società): entrambi (i secondi per il 49%) portano le rendite da capitale in dichiarazione sui redditi, cioè a tassazione progressiva se persone fisiche o ad aliquota flat IRES su reddito d’impresa.

Se dovesse passare così questa tassazione sui frutti del risparmio (come è giusta chiamarla) sarebbe perciò molto iniqua e distorsiva e andrebbe solo nella direzione di fare cassa con nuove tasse, privilegiando il finanziamento del debito pubblico. E non ci sembra quindi #lasvoltabuona ma il #ilsolitobrodo o #uccidiamolagallina

Peraltro i titoli di Stato italiani hanno già un trattamento preferenziale rispetto alle imposte di successione e questa impostazione sembra far capire che al di là delle intenzioni di tagliare dappertutto gli sprechi e mandare a casa gli incapaci (qui a Lerici dove viviamo caro Renzi ce ne sono diversi anche della tua corrente e/o del tuo partito) in realtà l’unica cosa certa è continuare a puntare sul debito pubblico e sullo status quo.

Certo procedere a un riordino della tassazione sul risparmio (visti gli effetti assurdi creati da provvedimenti dei precedenti governi come imposta di bollo sui titoli + Tobin Tax) appare sensato (e tutti devono fare la loro parte ma in modo equo) come aveva fatto capire anche lo stesso Filippo Taddei, suo consigliere, ma per migliorare le cose… non peggiorarle ancora come invece sembra portare avanti come risultato questo provvedimento che dà un calcio in faccia a quei risparmiatori che ragionano sul medio e lungo periodo e vengono pesantemente puniti.

Medio e lungo periodo che non significa comprare un titolo e fondo e tenerli per lustri o decenni come piacerebbe ai banchieri e a molti gestori per tosare anche loro i risparmi, naturalmente.

Caro Matteo ci ripensi quindi a questa manovra di tassazione dei risparmi così concepita perché ci sembra una bischerata e assomiglia molto alla manovra di uno Stato Cicala che vuole colpire le formiche. Peraltro è di questi giorni il dietro front su un altro provvedimento scritto con i piedi dal precedente ministro dell’Economia e premier come quello della voluntary disclosure sul rientro dei capitali che come avevamo rilevato fra i primi anche noi era (fantozzianamente parlato) una “cagata pazzesca”.

Provaci ancora Matteo! Si possono certo ottenere risorse economiche da un riordino (o rimodulazione come piace dire a te) della tassazione sui risparmi ma facciamo le cose a modino :-).

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