Volano i prezzi degli immobili (+40%). Ma in Texas mentre in Italia no. Ecco perché

Il mercato immobiliare vola (+40%) in Texas e non in Italia. Un focus su questo settore nella Lettera Settimanale di Salvatore Gaziano per capire il perché dell'andamento

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La settimana passata ha visto come non succedeva da diverse settimane gli indici azionari perdere quota, seppure in modo non certo sguaiato, visto che l’indice azionario mondiale MSCI World ha perso a fine settimana lo 0,6%, l’S&P 500 lo 0,9% (e la settimana prima aveva toccato nuovi record), -1,2% l’azionario europeo, -2% l’Italia come FTSE Mib e il –0,8% l’indice Dax di Francoforte.

La settimana è iniziata meglio grazie ai buoni dati sui contagi in Cina che sembrano tornare sotto controllo e i buoni dati economici europei che confermano una ripresa sostenuta seppure leggermente in calo rispetto al picco di luglio e stiamo parlando di medie ai massimi degli ultimi 21 anni…

 

Confronto casi di Covid-19 in diversi Paesi

 

I ritardi nelle catene di approvvigionamento, tuttavia, continuano a creare scompiglio, rendendo spesso le aziende incapaci di soddisfare la domanda e aumentando i costi e chi ordina un’automobile nuova fiammante può sentirsi dire oggi da un concessionario che dovrà aspettare anche quasi un anno, mentre anche per una bici elettrica i tempi di attesa stanno diventando biblici.

Questa settimana le attese sono concentrate su cosa succederà nel Wyoming dove si incontreranno questo fine settimana i grandi money-maker del pianeta al Jackson Hole Symposium che si tiene lì ogni anno e dove l’intervento più atteso sarà quello di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve americana, dal quale i mercati vogliono capire se la banca centrale potrebbe iniziare a partire da quest’anno a ridurre l’importo dei suoi acquisti di asset ((al momento acquisti mensili per 120 miliardi di dollari tra Treasuries e Mortgage Backed Securities) seppure il forte aumento dei contagi da Covid negli Stati Uniti potrebbe far rivedere i piani.

Venerdì sarà poi pubblicato l’andamento di un indice dell’inflazione molto seguito dalla Fed ovvero l’indice core PCE (Personal consumption expenditures esclusi energetici ed alimentari) e c’è attesa negli Stati Uniti anche sulle vendite immobiliari e sui prezzi dopo che nell’ultimo anno i prezzi sono saliti mediamente di oltre il 20% (del 40% quasi in Texas!) e nell’ultimo mese hanno mostrato qualche segno di rallentamento anche perché è difficile trovare oramai qualcosa sul mercato.

Con la pandemia e il lockdown gli americani si sono trovati con circa 2,5 trilioni di dollari in eccesso di risparmi e molti hanno pensato di utilizzare la liquidità più il ricorso al mutuo per comprarsi una casa in un Paese dove la percentuale di proprietà domestica (ovvero gli americani che hanno una casa di proprietà) resta comunque ancora basso (65%) rispetto alla media europea.

 

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E il Texas dove gli alloggi sono tradizionalmente economici e l’offerta è tutto sommato limitata, si è assistito a un boom incredibile e a una “domanda insaziabile” da parte di americani che cercavano di trasferirsi in questo stato che sta attirando molte persone che vogliono vivere a Dallas, ad Austin, a Plano o a Frisco grazie a una legislazione considerata molto “pro business”, ovvero favorevole alla libera impresa tanto che sempre più grandi aziende stanno spostando qui la loro sede principale o secondaria (Charles Schwab, Tesla, Hewlett Packard Enterprise, Oracle, PGA America, CBRE, Apple, Google).

Le tasse, una vita culturale in fermento, un costo della vita più abbordabile per i dipendenti, la maggiore convenienza di fare affari e una minore concorrenza per i talenti sono tra i principali driver che spingono le aziende a stabilirsi in Texas e scappare spesso dalla California.

Lo stato reso famoso in Italia da una serie televisiva che impazzava vent’anni fa, Dallas, è stato anche il primo negli Usa a creare una piattaforma cloud che garantisce ai cittadini da qualsiasi dispositivo, in qualsiasi luogo, in qualsiasi momento l’accesso diretto ai servizi pubblici.

E confesso che avrei voluto essere texano anch’io la scorsa settimana quando a proposito di transizione digitale della pubblica amministrazione italiana ho scoperto che per pagare un F23 (non un aereo militare, ma un modulo di deposito di verbale di assemblea dove lo Stato italiano ti chiede 200 euro) dovevo recarmi in una banca fisica con il mio modulo stampato in coda a Ferragosto.

 

Nazioni con le più alte percentuali di proprietà abitativa

 

Sul mercato immobiliare su SoldiExpert Lab, il canale di beneficenza di SoldiExpert SCF dedicato alle analisi e ricerche, abbiamo pubblicato la scorsa settimana la sintesi di un interessante studio condotto da Global Property Guide che evidenzia che alla fine di marzo 2021 (ultimi dati disponibili) i prezzi delle case, aggiustati tenendo conto dell’inflazione, erano aumentati in 43 su un totale di 57 Paesi monitorati.

Bene l’Europa con soprattutto il Montenegro in cima alla classifica mentre Italia e Spagna sono in fondo alla classifica e la cosa non mi stupisce per nulla.

 

Immobiliare: gli aumenti dei prezzi delle case in Europa

 

D’altra parte l’Italia, secondo gli ultimi dati di Eurostat, continua a essere uno dei Paesi europei con la percentuale più alta di abitanti che vivono in case di proprietà: il dato nazionale, infatti, si attesta al 72,4%, superiore sia alla media europea del 70%, che ai livelli registrati da Francia (65,2%), Gran Bretagna (63%) e Germania (51,5%).