IN BORSA SI BALLA IL ‘SIRTAKI’. MA VOI SIETE STATUA O PICCIONE?

Ogni qual volta i mercati iniziano a scendere e per alcuni giorni e si allontano dai massimi relativi precedenti, puntuali arrivano le preoccupazioni se la stagione dei rialzi (o rimbalzi) è finita e si sta entrando nel terreno dell’Orso. E fa quasi sorridere ricordare che solo poco più di un mese fa quasi tutte le più importanti case d’investimento nei propri report (‘outlook’) riguardo il 2010 predicevano tutto il bene possibile per le azioni, soprattutto per le aree che ora da inizio anno hanno perso più terreno, in primis India e Cina…

ANDAMENTO DA INIZIO DELLE BORSE INTORNO AL MONDO

Siamo a un punto di svolta? Il festino (chiamarla ‘festa’ dopo un ribasso di oltre il 50% dal giugno del 2007) è finito?
La domanda può essere anche lecita ma qualsiasi risposta certa e definitiva apparirebbe evidentemente idiota! Quello che accadrà nelle prossime settimane, mesi o anni non lo sa nessuno (per chi è ateo nemmeno Dio) e si entra quindi solo nel terreno delle supposizioni o previsioni dove si può dire tutto e il contrario di tutto ma nessuno (economista, analista o mago) ha una risposta certa. Se gli va di fortuna ci azzecca ma un approccio ‘scientifico’ a tale previsione dimostrerebbe, nel 100% delle evidenze, che questa capacità di azzeccare il ‘timing’ è nulla se si allunga il campione. Insomma, si potrebbe ribadire il pensiero dello scrittore Herman Hesse (pochi sanno che questa citazione spetta a lui): «Anche un orologio fermo segna l’ora giusta. Due volte al giorno.» Aggiungendo il paradosso che un orologio preciso e che non si ferma mai ma che va un minuto indietro… non segnerà mai l’ora esatta. Tutto questo per dire che molti risparmiatori si ricordano o apprezzano chi fa o spara… previsioni ma poi non ne analizzano nel dettaglio il ‘track record’, ovvero quale sarebbe stato il risultato se uno ne avesse replicato sempre e comunque tutte le indicazioni e i vaticini. Senza prendere magari nella giusta considerazione magari chi, senza fare grandi previsioni, ha dimostrato sul campo di saper battere nel tempo i mercati, facendo nettamente meglio. Il vero e unico realistico obiettivo a cui dovrebbe puntare un investitore non di ‘primo pelo’.

UN IMMAGINE VALE PIU’ DI 1000 PAROLE RECITA UN DETTO CINESE….

Da inizio anno, conseguentemente anche alla discesa dei listini, in quasi tutti i nostri portafogli consigliati sono scattati alcuni segnali di vendita. Nulla ancora di drammatico ma un suggerimento fornito dai nostri sistemi di togliere un po’ il piede dall’’acceleratore’ diminuendo l’esposizione azionaria. Il nostro approccio in quasi tutti i portafogli è, infatti, fondato su una strategia non discrezionale ma soprattutto quantitativa (‘quant’).

Nessuno di noi sale la notte in cima sul monte per scrutare le stelle e capire cosa accadrà ai mercati ma sacrificando il nostro ego, preferiamo avere un approccio più ‘scientifico’. Da oltre 10 anni nella composizione e movimentazione dei nostri portafogli ci facciamo assistere da dei software che abbiamo realizzato, creando e testando delle strategie ‘matematiche’ per decidere quando entrare e uscire dei mercati e quali titoli, indici o fondi privilegiare. La parola ‘matematica’ evoca il concetto di scienza esatta ma, per correttezza, nei mercati finanziari è bene precisare che non esiste alcuna formula o algoritmo in grado di adattarsi perfettamente ai mercati, prevedendo rialzi e ribassi e non incorrendo in falsi segnali. Quello che i ‘trading system’ possono dare (e anche molto) in termini di valore aggiunto è un approccio non emotivo, ma disciplinato all’investimento e alla composizione e rotazione del portafoglio. Mentre noi ‘umani’ (e anche i gestori della maggior parte dei fondi d’investimento) di fronte alla paura e all’euforia, a un titolo o un mercato che scende o sale all’impazzata mettiamo spesso in atto (come insegna la finanza comportamentale) dei comportamenti poco razionali (alla ricerca continua di conferme che non stridono troppo con i nostri desideri e il nostro equilibrio mentale) una strategia di investimento basata su un approccio ‘quant’ si muove in maniera totalmente fredda, chiudendo o aprendo le posizioni insensibile al ‘rumore’ di sottofondo. I prezzi incorporati dai titoli dicono già molto se non tutto.

Ne vale la pena? Basta confrontare l’andamento ‘medio’ reale (vedi qui) dei portafogli azionari curati dal nostro Ufficio Studi (quindi non facciamo la ‘furbata’ tipica del marketing di questo settore di estrarre fra magari 300 prodotti quello con la migliore performance passata come fanno molte società di gestione) per verificare cosa ha prodotto in questi anni un simile approccio. A fronte di un mercato che ha guadagnato dal 2002 (tenendo conto dei dividendi incassati) il 2,89% mentre nello stesso periodo i fondi d’investimento azionari (un approfondimento sui Fondi Azionari lo trovi qui) Italia (indice Fideuram) ottenevano un rendimento medio del -1,1% all’anno (e assoluto del -9,93%) i nostri portafogli azionari Italia ottenevano un rendimento medio annuo del +13,72% (e assoluto del +123,48%).

Queste strategie seguite nei nostri portafogli peraltro hanno dimostrato di essere molto interessanti e ottenere interessanti ‘sovra-performance’ anche se si vuole diversificare sulle Borse estere tramite fondi o Etf, azionari o obbligazionari come dimostra l’andamento anche di questi nostri portafogli. Un argomento su cui torneremo nelle prossime settimane con uno studio molto interessante che abbiamo condotto negli ultimi mesi per verificarne l’andamento su un periodo storico più ampio e con alcune idee e strategie che volevamo confrontare. E quello che è venuto fuori sicuramente interesserà tutti coloro che dalla gestione dei propri risparmi cercano non previsioni (a questo rito da molti anni per serietà nei confronti dei nostri clienti che non consideriamo dei ‘gonzi’ abbiamo preferito sottrarci) ma metodologie facili da replicare con un rapporto rendimento/rischio interessante. Con l’obiettivo di partecipare ai rialzi dei mercati ma soprattutto di tagliare le perdite nelle fasi fortemente negative. Quando si rischia di farsi veramente male e una gestione passiva o ‘emotiva’ possono distruggere anche il più ‘intelligente’ degli investitori.

‘Ci sono giorni in cui si è ‘piccioni’ e altri giorni in cui si è ‘statua’’ recita una divertente battuta Adam Scott. Per noi una gestione furba del proprio patrimonio dovrebbe avere come obiettivo quello di minimizzare il numero dei giorni in cui si è ‘statua’.

Se poi si è contenti di fare la ‘statua’ e optare per una strategia passiva (quella perseguita anche dalla maggior parte dei gestori di tutto il mondo)….poichè si è persuasi che nel lungo termine si avrà magari ragione (e c’è un’intera industria che ha evidente motivo ‘commissionali’ per convincere legioni di risparmiatori a stare sempre…con i ‘piedi a bagno’) contenti voi…

Ma fortunatamente i risparmiatori e gli investitori comb-attivi e consapevoli delle vere regole del gioco stanno crescendo. E ci sono società e professionisti (e non certo solo noi) che possono offrire loro un supporto reale, indipendente, facile da replicare per gestire al meglio i propri risparmi. Dai patrimoni piccoli a quelli più grandi.

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