NEL MILLEPROROGHE PER I RISPARMIATORI TRUFFATI DALLE BANCHE VENETE (E NON SOLO) IL RIMBORSO E’ IN SALITA. MA TENTAR NON NUOCE

La possibilità è ghiotta: ottenere un rimborso parziale su quanto perso comprando azioni e obbligazioni delle quattro banche risolte nel 2015 (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti) e delle due banche venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) finite nel 2017 in liquidazione coatta amministrativa. Ma per gli azionisti delle banche venete  la strada è più difficile.

Il decreto Milleproproroghe ha stanziato 1,5 miliardi per risarcire i risparmiatori di Veneto Banca, Banca Popolare di Vicenza e delle 4 banche dell’Italia centrale. Per ottenere il risarcimento delle perdite subite occorre compilare un modulo sul sito della Consob e presentare domanda di rimborso. Ma la domanda non la possono presentare tutti.

A oggi il rimborso è per quei pochi in possesso di requisiti stringenti. Ecco come si spiega il motivo per cui il rimborso stabilito dal Governo è di gran lunga inferiore alle perdite subite dai risparmiatori su questi titoli.

Il rimborso è per pochi

Il rimborso da quando è finora emerso spetterà infatti solo a quei risparmiatori che hanno fatto ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie che hanno già ottenuto o otterranno entro il 30 novembre 2018 una pronuncia favorevole. Per ora si tratta di sole 500 persone su 900 ricorrenti, che già rappresentano un numero di gran lunga inferiore ai risparmiatori truffati.

I più quindi non hanno fatto ricorso e scoprono amaramente oggi a posteriori che l’unica via per ottenere in parte giustizia era quella.

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) è uno strumento di risoluzione delle controversie tra investitori “retail” e intermediari per la violazione degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che gli intermediari devono rispettare quando prestano servizi di investimento o il servizio di gestione collettiva del risparmio.

Non basta quindi semplicemente dimostrare di aver subito delle perdite ma che l’intermediario ha violato degli obblighi nella prestazione del servizio.

Il rimborso è parziale

E’ bene inoltre chiarire che anche in caso di pronuncia favorevole dell’Arbitro delle Controversie Finanziarie, il rimborso delle perdite subite non sarà mai totale. Anche nel caso in cui l’Arbitro per le Controversie Finanziarie abbia dato ragione al ricorrente, il rimborso sarà comunque parziale, essendo pari al massimo al 30 per cento di quanto riconosciuto dall’Arbitro e con un tetto al rimborso di 100mila euro.

Nel caso dei soci delle popolari venete la strada del rimborso è ancora più discriminatoria spiega l’Avvocato Letizia Vescovini a Plus, l’inserto settimanale de Il Sole 24 Ore. Da luglio 2017, ovvero da quando Popolare Vicenza e Veneto Banca sono finite in liquidazione coatta amministrativa, la possibilità di ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie a questi risparmiatori è stata preclusa.

Cosa consiglia l’Avvocato Vescovini? Interpellata da MoneyReport.it, il blog di SoldiExpert SCF, l’Avvocato Vescovini dice che non tutto è perduto per chi non ha presentato ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie.

Il consiglio dell’Avvocato

Per le banche venete il consiglio dell’Avvocato Vescovini è di presentare un reclamo all’intermediario e poi di ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie. L’Arbitro per le Controversie Finanziarie può infatti esprimersi solo dopo che sulle controversie tra un investitore al dettaglio e un intermediario, il risparmiatore abbia già presentato un reclamo all’intermediario, che ha risposto in maniera insoddisfacente oppure non ha risposto affatto nei 60 giorni successivi alla presentazione.

 

L’Avvocato Letizia Vescovini spiega agli azionisti e obbligazionisti di Popolare Vicenza, Veneto Banca, Cariferrara, Banca Marche, Popolare Etruria e Carichieti come provare a ottenere un rimborso dal Governo per le perdite subite su questi titoli

 

A chi fare reclamo quindi? “Nel caso delle banche venete – consiglia l’Avvocato Vescovini- occorre inoltrare il reclamo al Commissario Liquidatore e ad Intesa Sanpaolo e poi fare ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie in caso di risposta insoddisfacente o trascorsi 60 giorni dalla presentazione del reclamo.” Senza questo passaggio obbligato, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie non può nemmeno accettare il ricorso.

“Nel caso delle banche risolte invece l’intermediario a cui fare reclamo è – spiega l’Avvocato Vescovini – la banca acquirente: Ubi per Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio e Cassa di Risparmio di Chieti e Banca Popolare dell’Emilia Romagna per Cassa di Risparmio di Ferrara.”

Il reclamo all’intermediario è il presupposto per fare poi il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie e quest’ultimo è l’organo competente per il decreto Mileproporoghe a decidere in merito a chi ha diritto ai rimborsi e chi no. Nel 90% dei casi l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha dato ragione ai ricorrenti. Per poter ricorrere all’Arbitro per le Controversie Finanziarie la somma richiesta all’intermediario non deve superare i 500.000 euro e sugli stessi fatti oggetto di ricorso non devono essere in corso altre procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie.

Nessuno assicura che i termini siano riaperti ma secondo l’Avvocato Vescovini tentar non nuoce, visto che il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie è gratuito e il decreto Milleproporoghe ha stabilito che ha diritto a ottenere un rimborso parziale solo chi si è rivolto a questo organo.

Favorevole alla riapertura dell’arbitrato a favore degli azionisti delle banche venete il sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, secondo il quale ci sarebbe la disponibilità della Consob a mettere a regime 10 collegi arbitrali che potrebbero lavorare circa 50.000 richieste all’anno per quattro anni con una corsia preferenziale di uno-due collegi per anziani e persone svantaggiate che hanno perso tutto e hanno una situazione reddituale e familiare difficile. Secondo Bitonci l’onere della prova andrebbe invertito: partendo dal presupposto che nel 90% dei ricorsi, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha dato ragione ai ricorrenti e torto agli intermediari, dovrebbero essere questi ultimi a dover dimostrare che non si sono comportati in modo fraudolento nella vendita dei titoli. L’obiettivo e quindi estendere il rimborso a 200.000 persone, tra gli aventi diritto, nell’arco di quattro anni. Secondo Bitonci potranno fare ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie solo quei risparmiatori retail (ovvero “comuni”) e azionisti che dimostrino che la maggior parte dei loro risparmi erano investiti in queste azioni. Non avranno diritto al ristoro coloro che hanno fatto società finanziarie e chi ha fatto attività di carattere speculativo.

 

 

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