Via dal rischio Italia e fisco light sul capital gain? Ecco come blindare e far crescere il patrimonio

Era il 29 ottobre 2011 quando i Btp a tre anni furono collocati in asta con un tasso del 7,89%. Allora, come ha rivelato quest’estate il Corriere della Sera in un editoriale di Ferruccio De Bortoli, l’Italia era a un passo dal default e dalla chiusura dei mercati finanziari

«L’episodio è inedito ma, nelle ore più drammatiche di quel tardo autunno (2011, ndr), un decreto di chiusura dei mercati finanziari era già stato scritto d’intesa con la Banca d’Italia. Quel decreto rimase in cassaforte — e speriamo che vi resti per sempre — ma vi fu un momento nel quale temevamo di non poter più collocare sul mercato titoli del debito pubblico…»

Il rischio Italia era considerato allora fortissimo e molti soldi presero la via della Svizzera, altri del Lussemburgo. Ci fu chi decise di aprire un conto in Svizzera legalmente, dichiarando l’esportazione di capitali sul quadro Rw. Altri patrimoni presero invece la strada del Granducato: scegliendo polizze di diritto estero per de localizzare il proprio capitale in paesi come il Lussemburgo per tutelarsi dal rischio di un crack dell’Italia prima e dell’euro poi.

Le polizze vita di diritto estero offrono molti vantaggi dal punto di vista della protezione dal rischio Italia, dell’efficienza fiscale e della flessibilità perchè consentono di scegliere il gestore del capitale conferito in polizza.

Farò un polizza perché…

Chi sono i destinatari ideali delle polizze vita tramite il private insurance ovvero polizze costruite su misura per le esigenze di un investitore che ricerca soluzioni personalizzate? Secondo l’esperienza del broker assicurativo Giuseppe Frascà sono diversi i casi:

1) Chi vuole ottimizzare la gestione fiscale delle plusvalenze/minusvalenze con un’attenzione particolare alla successione ereditaria

2) l’imprenditore in bonis che ha paura che il Suo patrimonio possa essere intaccato dai creditori della sua azienda se e quando le cose andranno male

3) La persona anziana che vuole utilizzare finché in vita parte del suo patrimonio procurandosi una rendita e pianificare la successione

4) Chi al di fuori dall’asse ereditario vuole, rispettando la legittima, lasciare parte del suo patrimonio a un terzo, un amante o un’associazione di difesa dell’ambiente

5) Il Sindaco, il Revisore dei Conti, il membro del Cda che vogliono mettere al riparo il proprio patrimonio personale da eventuali azioni di responsabilità

Sono queste le figure più frequenti di persone che scelgono di usare una polizza assicurativa di Ramo III per salvaguardare il proprio patrimonio da creditori, Fisco, Stato italiano.

Vi è poi chi avendo paura del rischio Italia valuta, rispetto all’alternativa di aprire un conto in Svizzera, la possibilità di aprire una polizza di diritto estero. Con il vantaggio rispetto all’apertura di un conto oltreconfine di non doverla dichiarare nel quadro RW.

La polizza vita viene infatti iscritta negli attivi della compagnia assicuratrice fornendo così uno scudo al diretto titolare finché non viene riscattata.

Ma il rischio Italia è ancora un motivo che spinge le persone a sottoscrivere questi prodotti e quali sono i casi concreti per cui la scelta delle polizze di private insurance sta avendo un boom silenzioso ma tangibile come strumento sempre più preferito dai “Paperoni”? Lo chiedo a Giuseppe Frascà, vero esperto del ramo.

Dei vantaggi fiscali del private insurance in diversi casi ne avevo parlato in un precedente report. Riguardo invece il rischio Italia, è ancora uno dei motivi per cui si opta per una soluzione di questo tipo?

Frascà: “Il tema della delocalizzazione legale è molto sentito da chi vuole diversificare anche per queste ragioni perché il patrimonio, entrando nell’orbita di una compagnia estera, viene intestato alla compagnia lussemburghese e viene depositato dalla compagnia presso una banca internazionale. Lo schema tipico è di avere una banca svizzera o inglese o lussemburghese. Sceglie la polizza chi vuole avere una delocalizzazione geografica del patrimonio e avere una protezione del capitale rispetto al rischio Italia e al rischio banche italiane.

Che tipi di polizze consentono di coniugare investimento finanziario con protezione assicurativa per cittadini residenti in Paesi come l’Italia a lungo considerata del club dei Pigs?

Frascà “Le polizze assicurativa di ramo III di diritto estero. Si tratta di polizze unit linked a gestione personalizzata emesse da compagnie prevalentemente lussemburghesi o irlandesi.

Chi ricorre più spesso a questo tipi di strumenti?

Frascà “Questo tipo di polizza con forti contenuti finanziari è molto richiesta per esempio dall’imprenditore che vuole segregare una parte del suo patrimonio personale in un veicolo che ha l’impignorabilità e l’insequestrabilità con tutti i caveat delle ultime pronunce in materia.

Quanto regge questa protezione del patrimonio con i creditori alle porte?

Frascà “Regge moltissimo se il Cliente stipula in bonis, quando le cose vanno bene e non ha i creditori alle porte, e quando la polizza ha un minimo di contenuto previdenziale. Naturalmente bisogna poi valutare caso per caso. La polizza non è uno strumento con cui si possono nascondere i soldi: è un veicolo tracciato.

Essendo veicoli di diritto estero aggredire il patrimonio è comunque più difficile rispetto ad avere il patrimonio su un veicolo di diritto italiano…

Frascà “Ci sono giurisdizioni come quella estera che rendono la vita molto più difficile a chi vuole rivalersi su questo patrimonio. Un conto è avere una polizza di diritto italiano, un conto è avere una polizza di diritto estero che costringe il giudice a fare una rogatoria internazionale e andare dal giudice lussemburghese.

Nel caso dell’imprenditore che fa la polizza in tempi non sospetti quando l’azienda va bene e poi dopo qualche anno l’azienda va a carte quarant’otto la polizza è aggredibile dai creditori?

Frascà “Se la polizza viene riscattata dall’imprenditore in vita il patrimonio va a far parte dell’attivo fallimentare e quindi è aggredibile dai creditori.

Se il riscatto della polizza avviene mortis causa (ovvero in seguito a quello che io chiamo scherzosamente evento Paradiso) ai beneficiari della polizza (la moglie dell’imprenditore, i suoi figli) questo patrimonio segregato dall’imprenditore può essere rivendicato dai creditori dell’azienda fallita?

Frascà “Assolutamente no in caso di successione non c’è nessun rischio perché i beneficiari hanno un diritto proprio a essere liquidati dalla compagnia assicurativa.

Le colpe dei padri insomma non ricadono sui figli. Grazie alla polizza una sorta di “Tana libera tutti” per cui il vecchio debito del padre viene cancellato…e i figli ereditano senza pagare pegno né avere creditori del padre che possono rivalersi su di loro.

Frascà “Se i figli (o la moglie naturalmente o entrambi) vengono nominati dall’imprenditore che contrae la polizza i beneficiari di questo contratto assicurativo essi acquisiscono un diritto nei confronti della compagnia assicuratrice a essere liquidati entro trenta giorni dal decesso del contraente. In questo caso vi è una scissione tra il patrimonio del padre e quello dei beneficiari del contratto assicurativo (la moglie o i figli) perché non è più un patrimonio del de cuius ma è un diritto che il beneficiario vanta nei confronti della compagnia quindi si tratta di un iure proprio. E’ una battaglia persa quella dei creditori dell’azienda di rivalersi sui beneficiari della polizza alla morte dell’imprenditore.

 

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