RISPARMI "TARTASSATI": DAL SUPERBOLLO ALL’ALIQUOTA AL 20%. UNA FREGATURA TIRA L’ALTRA. COME REAGIRE?

 

Guida Salvafisco

 

La normativa sulla tassazione delle rendite finanziarie è stata soggetta a numerose modifiche nel corso degli anni. La versione più aggiornata dei contenuti di questo articolo e le domande più frequenti su questo tema le puoi trovare cliccando qui e scaricando gratuitamente la versione aggiornata della GUIDA SALVAFISCO alla TASSAZIONE del RISPARMIO. 

La guida Salvafisco è stata scritta da Salvatore Gaziano e Roberta Rossi, fondatori e amministratori di SoldiExpert SCF,  una società di consulenza finanziaria indipendente attiva dal 2002 sul mercato italiano online.

 

 

 

 

Superbollo, modifica della tassa sul capital gain, nuova tassazione sia sui fondi comuni di diritto italiano sia sulle sicav estere.

Sono queste le tre principali novità che porta luglio come effetto della nuova manovra finanziaria (ma anche come risultato del pressing dei gestori italiani “gelosi” del trattamento riservato fino al recente passato nei confronti delle sicav) e che vanno a intaccare i guadagni (nella maggior parte dei casi) di chi investe in Borsa. Ma la scure si abbatte in modo diverso sui vari strumenti riservando in (pochi casi) dei miglioramenti rispetto alla precedente tassazione.

Le novità in arrivo spostano radicalmente da un punto di vista fiscale la convenienza di detenere conti di deposito rispetto a Bot, fondi rispetto ad azioni, titoli di stato rispetto a obbligazioni corporate e titoli governativi non italiani.

Quali sono le conseguenze della nuova tassazione degli investimenti finanziari? Molte. E tranne poche (che riguardano i conti di deposito e i fondi comuni di diritto italiano) sono tutte negative. Ovvero riducono il rendimento degli investimenti finanziari. Tanto che qualcuno sta pensando a misure estreme per evitare la nuova scure che si sta abbattendo sui risparmi degli italiani. Ma vediamo se anche questa è un’alternativa razionale. E se è possibile modificare la propria asset allocation per minimizzare il carico fiscale.

Triplica il bollo: chi ha di meno paga di più

Dai 34,3 euro attuali che si pagano annualmente sul dossier titoli il bollo diventa dal 2012 di 120 euro. Dal 2013 in poi l’imposta diventerà di 150 euro annuali relativamente ai depositi di titoli il cui complessivo valore nominale o di rimborso presso ciascuna banca sia inferiore a 50mila euro e salirà a 380 euro per i dossier contenenti titoli per un valore nominale superiore a tale soglia. Sembra che l’imposta sia progressiva tassando di più chi ha un patrimonio maggiore ma è evidente a tutti che chi ha un deposito titoli di 4 milioni di euro paga come chi ha un deposito titoli di 100 mila euro. Una patrimoniale al contrario. Così è stata definita la nuova manovra finanziaria.

Perché come ha argomentato Luigi Zingales sulle colonne del Sole 24 Ore sono proprio i “poveri” risparmiatori a venire maggiormente penalizzati da questa manovra e soprattutto coloro che detengono poche decine di migliaia di euro. “Questo esproprio non solo è contro la logica economica – ha tuonato l’economista – ma anche contro quella costituzionale che auspica la tutela del risparmio e la progressività delle imposte.”

Profumo d’incostituzionalità? Si starà a vedere (i giochi non sono ancora tutti fatti fino all’approvazione finale in Parlamento) e in conferenza stampa lo stesso ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, ha detto che questa manovra così congegnata sui bolli sul conto titoli “non è un dogma”, dichiarando che potrebbe essere anche modificata questa disciplina “a patto che si mantenga lo stesso gettito ovvero a saldi invariati”. Quindi qualcuno (chi di più, chi di meno) dovrà comunque pagare in questa manovra e saranno i risparmiatori che grazie a questa “ideona” porteranno 10 miliardi di euro alle casse dello Stato.

Volete chiudere il conto titoli prima che Giulio Tremonti vi metta le mani in tasca? Secondo il sempre informato Franco Bechis, vice-direttore di Libero, questo provvedimento è già in vigore perchè “la stangata è già partita”. La sorpresa arriva dalla relazione tecnica della legge finanziaria firmata ieri dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Insomma una manovra di fatto retroattiva pensato dal “Divino Giulio” per evitare proprio il fuggi fuggi generale…

Via dai titoli di Stato, rotta sui conti di deposito?

Chi ha un capitale di 10 mila euro investito in Bot, che rendono ai prezzi attuali 1,87% lordo su base annua, con una tassa pari a 120,00 euro (il superbollo che grava sul deposito titoli) vede quasi annullato il rendimento del suo investimento. Se invece opta per un conto di deposito vincolato come Rendimax di Banca Ifis o InMediolanum di Banca Mediolanum può guadagnare grazie alla nuova tassazione (che fa scendere dal 27% al 20% l’aliquota su conti correnti e conti di deposito) 284,00 euro l’anno.

La modifica dell’aliquota d’imposta dal 12,5% al 20% dovrebbe (qui in Italia viviamo politicamente e fiscalmente nel “condizionale”) entrare in vigore entro il 2012 con l’unificazione al 20% di ritenuta per tutti gli strumenti finanziari (con una riduzione così per quelli bancari dal 27% al 20% ad eccezione dei titoli di Stato che dovrebbero restare tassati al 12,5%) .

Quando poi a partire dal 2013 il superbollo passerà a 150,00 euro per i depositi titoli il cui valore nominale è inferiore ai 50 mila euro la convenienza per i redditi bassi del conto di deposito rispetto all’investimento in Bot sarà ancora più netta grazie al duplice effetto della maggior tassazione dei Bot e della minor tassazione dei conti di deposito introdotta da questa manovra finanziaria. Con grande vantaggio secondo il “cattivo pensiero” proprio per una delle aziende di cui il premier è maggiore azionista.

Come non manca di far notare sulle pagine del “Fatto Quotidiano” di ieri il giornalista Vittorio Malagutti. Visto che chi dispone di poche migliaia di euro e li investe in Bot grazie all’aumento della tassa subisce una decurtazione del 60% del rendimento del proprio investimento. Che questo non sia malignano alcuni un regalo alle banche che hanno puntato sui conti di deposito? Anche in “zona Cesarini” come Banca Mediolanum di cui il premier è il secondo maggiore azionista dopo Ennio Doris? E che guarda caso ha deciso proprio negli ultimi mesi di buttarsi a capofitto sui conti di deposito con un prodotto facile facile come In Mediolanum?

Il Superbollo, chi lo paga e si può evitare?

Il deposito titoli e strumenti finanziari è un servizio attraverso il quale la banca custodisce e/o amministra, per conto del cliente, titoli e strumenti finanziari in genere, cartacei o dematerializzati (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, quote di fondi comuni di investimento, ecc.). Quindi chiunque detenga qualunque strumento finanziario (ad eccezione per ora dei pronti contro termine) pagherà il superbollo.

Probabilmente quello che sarà incentivato a fare è concentrare i titoli presso un unico intermediario per evitare di pagarlo più volte visto che chi detiene 4 dossier titoli presso quattro banche diverse pagherà 4 volte questa tassa. Che evitare di pagare del tutto non si può ma certamente si può evitare di pagarla più volte.

Tutti gli strumenti finanziari sono uguali di fronte al fisco ma alcuni più uguali degli altri…

La nuova manovra finanziaria ridurrà (ma qui i tempi non sembrano ancora definiti) dal 27% al 20% l’aliquota sugli interessi rivenienti da conti correnti e conti deposito. Per cui a breve depositi, obbligazioni corporate, e fondi comuni competeranno ad armi pari (almeno fiscalmente parlando). Anche le Sicav estere che godevano di un discreto vantaggio fiscale rispetto ai fondi comuni di diritto italiano saranno tassate al 20%.  E rispetto a prima non c’è modo di evitare la tassazione perché le tasse si pagano diversamente da prima anche quando si effettua uno switch.

Lo switch con la nuova tassazione diventa un’operazione fiscalmente rilevante, nel senso che prima di essere reinvestite le somme disinvestite saranno soggette a tassazione. La pratica quindi di rimanere sempre investiti sui comparti di una Sicav passando da comparti azionari a obbligazionari per compensare minusvalenze con plusvalenze non consente alcun beneficio fiscale. Ogni volta che si passa da un comparto all’altro si pagano le tasse sul capital gain. Un “dispetto” pensato con grande sforzo di cervello dai gestori dei fondi italiani che volevano competere ad armi pari con i fondi stranieri e in questo modo hanno danneggiato tutti. Per la serie “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

Meno penalizzati rispetto a prima sono invece i fondi comuni di diritto italiano. Per un duplice motivo.  Dal 1° luglio si è passati dalla tassazione sul maturato in capo al fondo, dove era la Sgr che si preoccupava di prelevare direttamente l’imposta del 12,5% sull’incremento di valore che via via generava nel corso dell’anno, alla tassazione a carico del sottoscrittore sul risultato effettivamente realizzato al momento del disinvestimento. Questa nuova tassazione è assai più equa della precedente che aveva il limite di far pagare al cliente del fondo della tasse su guadagni non necessariamente da lui conseguiti ma maturati dal fondo.

Fondi e sicav ora competono ad armi pari. Ma paga Pantalone… E recuperare le minusvalenze diventa sempre più difficile grazie a tutte queste “genialate”..

 

Dal 1° luglio come conseguenza del nuovo regime di tassazione fondi comuni di diritto italiano e sicav competono ad armi pari visto che valori delle quote di tutti i fondi saranno al lordo delle imposte, come già avviene per fondi e Sicav di diritto estero armonizzati. Inoltre per il cliente detenere fondi rispetto a Sicav è ora fiscalmente indifferente.

Al di fuori delle gestioni patrimoniali le plusvalenze sui fondi non sono mai compensabili con le minusvalenze. L’eventuale futura perdita, invece, a differenza della tassazione precedente, sarà certificata come minusvalenza e potrà essere compensata nei successivi quattro anni con tutti i guadagni di natura finanziaria (escluso incasso di dividendi e cedole) generati con investimenti in azioni, bond e altri titoli, tranne, però, quelli realizzati con gli stessi fondi che, generando redditi di capitale, per definizione non sono compensabili fuori dal regime di risparmio gestito.

Chi opera solo con fondi e sicav si trova quindi in questa curiosa situazione: se guadagna è tassato al 12,5% (e presto alla nuova aliquota del 20%); se perde sono “cavoli suoi”… Eventuali perdite potrà, infatti, recuperarle solo con redditi diversi ovvero generati con titoli diretti (ovvero azioni e obbligazioni). Quindi se vuole recuperare qualcosa dovrà diversificare… Gli Etf? Fiscalmente sono “fetecchia” e se li volete acquistare a questo fine lasciate perdere: la normativa qui concepita dai nostri legislatori e fini tecnici è ancora più delirante. Insomma come avrete capito sul terreno dell’equità fiscale fra vari strumenti, plusvalenze e minusvalenze (oltre che sulla capacità contributiva) la normativa attuale e in corso di attuazione è veramente feudale. E meno male che da anni Assogestioni e altre associazioni di promotori finanziari e consulenti finanziari si vantano di presentare le loro ragioni al Ministero delle Finanze e difendere gli interessi dei risparmiatori…

 

Tasse, chi sale e chi scende

Vista a grandi linee, la riforma tenderà ad avvantaggiare i conti correnti bancari in tutte le sue forme (tradizionali, online, deposito vincolato): finora erano tassati al 27%, a breve il prelievo si ridurrà al 20%. Al contrario, altre forme di impiego del denaro quali azioni, obbligazioni, fondi comuni di investimento, Etf, certificati di investimento, pronti contro termine, buoni postali fruttiferi subiranno un aumento dell’aliquota dal 12,5% attuale al 20%. I titoli di Stato saranno invece esclusi dalla manovra e la trattenuta su BoT, BTp e simili resterà invariata al 12,5%.

Tasse si può evitarle? Sì, magari “evirandosi”…per fare un dispetto a Tremonti (e alla propria moglie).

Pur di evitare la nuova tassazione e soprattutto le aumentate aliquote che gravano sugli investimenti finanziari c’è chi pensa già a scappare dal Belpaese. Destinazione Svizzera o qualche altro paradiso fiscale e bancario.

C’è chi pensa di farlo legalmente (dichiarando al Fisco l’esportazione di valuta) e chi di ritornare invece al tempo dei vecchi spalloni, facendo tutto in nero. E’ una buona idea?

Chi accarezza questa idea francamente ci ricorda la storiella di quel tale che pur di fare un dispetto alla moglie decise di evirarsi..

Certo nel caso della Svizzera non ci sono tasse sul denaro investito – né sui redditi da capitale né sugli interessi se si fa tutto alla luce del sole, dichiarando al Fisco italiano di aver spostato i soldi oltralpe. Ma occorre ricordarsi che sugli eventuali redditi realizzati occorrerà poi sul Modello Unico dichiararli analiticamente e pagare su questi un’imposta pari all’aliquota marginale che si paga in base al proprio reddito.

Inoltre le banche straniere (e soprattutto svizzere) non si possono proprio definire un “hard discount” in quanto a condizioni praticate nella maggior parte dei casi. Da 2 a 6 volte quelle praticate dalle banche italiane più competitive. Le loro spese di amministrazione e custodia titoli (alla faccia del superbollo) possono arrivare anche a 6 mila (lo 0,3%) per un conto di due milioni di euro.

Commissioni fisse per operazione (tipo massimo 20 euro per qualsiasi movimentazione in acquisto o in vendita come quelle praticate da molte banche online italiane) ve le potete sognare.

Se invece i soldi si vogliono esportare illegalmente occorre ricordare prima di tutto che si commette un reato. Con sanzioni molto salate (fino a 5 volte il valore della somma esportata) se si è “beccati”.

Inoltre dal 1° luglio la cosiddetta “euroritenuta” che si paga sulle cedole obbligazionarie è salita al 35%. Decisamente una bella botta.

In caso di contestazioni non è esattamente come avere a che fare con una banca italiana. Soprattutto se pur di non pagare una lira al fisco italiano si intestano tutti i propri averi a una società fittizia (attraverso un fiduciaria domiciliata in una località caraibica, stile libro di John Grisham), con sede in un paradiso fiscale, intestata a un prestanome.

“Ma vuoi mettere la sicurezza di avere i soldi in Svizzera” obietterà qualcuno, preoccupato della tenuta del debito pubblico italiano agli assalti della speculazione e dai sussulti della crisi greca. Un argomento interessante ma che viene fatto da chi crede magari in buona fede che l’economia svizzera sia fondata sul cioccolato e non sul sistema bancario e finanziario e su una robusta quota di capitali esportati illegalmente.

Questo ha due conseguenze secondo il nostro pensiero portato alle estreme conseguenze: se torniamo al clima di Apocalisse finanziaria che abbiamo respirato nel finale del  2008, inizio del 2009 la terra di Guglielmo Tell non è proprio il posto più sicuro della terra perché l’attivo di banche come Ubs e Credit Suisse non è costituito proprio da lingotti d’oro e nemmeno da quelli di Toblerone (come quello di nessuna banca nel mondo). E il contagio può arrivare dappertutto.

Inoltre se gli stati sovrani entrano in difficoltà (come avvenne peraltro nel 2008 con lo stesso ministro delle Finanze, Giulio Tremonti in prima fila) è da attendersi una forte azione di contrasto nei confronti di tutti i paradisi fiscali e bancari. Ridotti alla “canna del gas” dagli interventi di sostegno al debito pubblico paesi come l’Italia ma anche gli Stati Uniti, la Francia, Spagna, Portogallo, Grecia possono riaprire pesanti ostilità nei confronti delle banche svizzere e nei paradisi fiscali, chiedendo i nomi dei “correntisti” e minacciando altrimenti in caso di diniego ritorsioni pesanti nei confronti delle banche svizzere (come di fatto bloccarne l’operatività) che non collaborano.

A’ la guerre comme à la guerre…

Qualcuno si ricorda questa frase e chi l’ha pronunciata meno di 2 anni fa? «Avere a fianco, sull’arco alpino, una quantità non marginale di paradisi fiscali è come avere la caverna di Alì Babà».

Parole e pensiero del ministro dell’economia italiano Giulio Tremonti che in quell’occasione disse: «un conto è evadere e poi dover tenere i soldi in Italia e un conto è evadere e portarli in comode valigie in Svizzera».

Non ci stupiremmo quindi nel caso la situazione economica-finanziaria italiana dovesse peggiorare che nel prossimo mirino del ministro dell’Economia (Tremonti o chi per lui) si riapra (e in modo pesante) la battaglia verso tutti coloro che hanno esportato (illegalmente) i propri capitali all’estero in paesi come Svizzera ma anche San Marino, Montecarlo o l’Austria Felix. E visto che mai dire mai magari il tutto condito da un nuovo scudo fiscale “ultimativo”. Hanno detto che l’ultimo era l’ultimo, ma l’avevano detto anche del penultimo… Magari questa volta l’aliquota salirà al 10% giusto per far capire dove gira il vento.

Morale: non crediamo che scappare dall’Italia per non pagare le tasse sia una “genialata”. Come minimo si rischia di pagarne di più o esporsi a potenziali pesanti controlli o rischi.

Chi investe in Borsa tramite Fondi, Azioni, obbligazioni o Sicav o conti deposito può sicuramente però cercare di recuperare il “maltolto” investendo meglio e tagliando le spese inutili. E se 10.000 miliardi di euro sembrano tanti (il valore della manovra sul dossier titoli come viene stimato) quanto i risparmiatori italiani hanno visto “tosarsi” da banche e fondi è una cifra multipla di questa!

Con questo resta il fatto che sistema fiscale italiano e in particolare quello sugli strumenti finanziari è una babele, è iniquo ed è insulto al buon senso.

Complimenti ai politici e tecnici italiani (di centro-destra ma anche nelle passate legislature di centro sinistra) che vi hanno messo mano.  E non c’è bisogno che venga Moody’s o Standard & Poor’s a dircelo. Almeno questo..

(abbiamo pubblicato un aggiornamento a questo articolo di inizio luglio 2011 a questo indirizzo)

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI