RISPARMI VOLATILIZZATI. PERDE 200.000 EURO SULLE AZIONI ALITALIA E VUOLE CHE SIA LA BANCA A PAGARE MA…

Un imprenditore con una bruciante passione per il trading si è visto respingere il ricorso presentato all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) contro la sua banca che accusava di avergli provocato una perdita monstre: oltre 200.000 euro sul titolo Alitalia.

Leggendo la decisione n.1604 dello scorso 29 maggio dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie si apprende che gli acquisti sul titolo Alitalia (al tempo quotato a Piazza Affari) sono stati effettuati dal cliente tra il 27 dicembre 2006 e il 20 giugno 2007 in 24 tranche per un controvalore complessivo di 265.304,00 euro. Con successivi ordini di vendita il cliente, imprenditore di professione, è riuscito a recuperare solo 57.508,00 euro con una perdita di quasi l’80% di quanto investito sulle azioni della compagnia aerea. Il cliente ha quindi chiesto alla banca di restituirgli 207.796,00 euro e ripianargli di fatto la perdita.

Secondo l’imprenditore la banca è infatti colpevole di non averlo informato dei rischi dello strumento finanziario oggetto dell’operazione di investimento e della incalzante crisi finanziaria dell’emittente.

 

 

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie ha rispedito la richiesta di rimborso al mittente. Motivo? Il cliente era stato classificato dalla banca come un investitore esperto con un’alta propensione al rischio. Solo 5 delle 24 operazioni di acquisto erano state fatte in filiale, il resto dal proprio pc usando l’internet banking. Parte delle azioni Alitalia che l’imprenditore trader aveva acquistato venivano addirittura da un’altra banca e per di più non italiana (erano state oggetto di scudo fiscale). Il cliente inoltre – ha opposto la banca – proprio terra terra dal punto di vista finanziario non era, visto che effettuava ripetuti acquisti e vendite per pari quantità in modo speculare (ad esempio comprava warrant e vendeva azioni), denotando un livello di conoscenza elevato dello strumento finanziario.
Gli acquisti erano concentrati nei primi mesi del 2007, quando si parlava di privatizzazione della Compagnia di Bandiera, che poi naufragò nel 2008 conducendo all’amministrazione straordinaria.

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Secondo l’Arbitro per le Controversie Finanziarie dichiarare come ha fatto l’imprenditore che la banca avrebbe dovuto informarlo della crisi finanziaria dell’emittente non stava è il caso di dire (ma l’ACF non si è espresso esattamente così) né in cielo né in terra. Non potevano sfuggire “I segnali di progressivo deterioramento della condizione della compagnia di bandiera, come manifestatisi nella primavera del 2008 – scrive l’Arbitro per le Controversie Finanziarie – trattandosi di notizie che hanno avuto in quei mesi grandissima eco da parte di mass-media, il destino di Alitalia avendo costituito persino uno dei temi principali della compagna elettorale in vista delle concomitanti elezioni politiche”.

L’ACF ha quindi respinto il ricorso dando anche una tirata d’orecchi al ricorrente che avrebbe dovuto attivarsi per ridurre l’investimento e provare a minimizzare le perdite.

Speriamo che l’imprenditore la prossima volta voli basso quando fa trading

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