RITORNA LO SPETTRO DELLA PATRIMONIALE. E SE FOSSE STATO MEGLIO FINIRE IN MANO ALLA TROIKA NEL 2011?

Da alcuni giorni diversi siti web con una tecnica collaudata per far schizzare il numero di pagine viste stanno creando allarmismo tra i risparmiatori italiani diffondendo come notizia del giorno l’assenso del Fondo Monetario Internazionale a un prelievo forzoso del 10% sui conti correnti dei cittadini del Belpaese. Chiariamo innanzitutto come stanno le cose.

L’FMI non ha dato alcun parere per fare adesso una simile operazione ma ha espresso da tempi non sospetti e non da ieri o l’altro ieri  dubbi su quanto siano sostenibili nel tempo i conti dell’Italia senza riforme strutturali. Una medicina che nessun politico prende volentieri a meno che non sia costretto (dai mercati per esempio quando rendono il costo del debito insostenibile) perché significa intervenire su temi invisi alla maggior parte dei cittadini-elettori. E chi in passato ha imposto manovre dolorose sui conti pubblici è stato clamorosamente bocciato alle successive tornate elettorali. Un bel corto circuito.

 

Meno Stato più mercato

Fare le riforme strutturali significa tagliare di brutto la spesa pubblica, ridurre pesantemente la pubblica amministrazione, rendere più efficiente la macchina statale su giustizia, scuola, università, sanità, intervenire sul lavoro e le pensioni, liberalizzare il mercato facendo delle privatizzazioni vere (e non come la “mandrakata” di Fincantieri di cui abbiamo scritto in questi giorni). I pochi paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda) che hanno intrapreso questa strada non l’hanno deciso ma gli è stato sostanzialmente imposto. Dalla Troika (ovvero dalla triade Commissione Europea, Bce e Fmi) in cambio di aiuti finanziari, perché per questi paesi a un certo punto della crisi finanziaria era richiesto un premio al rischio insostenibile per riuscire a collocare i propri titoli pubblici. Ad eccezione della Grecia, l’intervento della Troika è stato efficace soprattutto se si guardano gli anemici dati economici italiani.

Dove c’è stata, i Paesi hanno migliorato le loro condizioni, fatto riforme strutturali e dato segnali di cambiamento forti – afferma Enrico Cucchiani  fino ad aprile di quest’anno numero uno di Intesa Sanpaolo – più forti di quelli che si vedono in Italia”.

 

E’ questo uno dei punti chiave di un libro uscito recentemente “La lunga notte dell’euro” (Rizzoli Editore) scritto a due mani dall’enfant prodige del giornalismo economico italiano, Stefano Feltri (che non ha nulla a che fare con Vittorio Feltri), responsabile delle pagine economiche de “Il Fatto Quotidiano” e da Alessandro Barbera, un passato alla Bce e da oltre dieci anni alla redazione romana della “Stampa”.

La lunga notte dell'euro

Il libro è la fedele ricostruzione degli eventi succedutisi dal 2007 a oggi ed è ricco di testimonianze di politici e professionisti…

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