SAIPEM: CONVIENE ADERIRE ALL’AUMENTO DI CAPITALE?

Riceviamo numerose email di risparmiatori che di fronte all’aumento di capitale di Saipem non sanno che pesci pigliare. La strada è stretta: se si vuole sperare ancora in una riscossa del proprio investimento occorre esercitare i diritti e aderire all’aumento di capitale (e quindi mettere mano al portafoglio). Se invece non si vuol mettere altro denaro su questa società, si è destinati inevitabilmente a subire una diminuzione del valore dei titoli detenuti a livello definitivo.
Se si sottoscrive l’aumento di capitale, però, nessuno garantisce che non si potranno perdere ancora altri soldi su questo titolo oltre a quelli già bruciati in questi mesi e anni.
Un bel dilemma decidere che fare su un investimento già rivelatosi poco felice. Saipem da ottobre 2012 perde l’88% del proprio valore.

Ci scrive un risparmiatore che da diversi anni ha il titolo in portafoglio e che ringraziamo per averci dato l’autorizzazione a pubblicare la sua interessante lettera tra le molte ricevute su questo argomento.

Sono in possesso di 4000 Saipem in carico a 11 euro e non vi dico come sta andando perché lo sapete meglio di me. Se non faccio l’aumento, mi resta poco o nulla, se lo faccio ci devo mettere circa 31.000 euro. Farlo a metà come avevo intenzione se va avanti così dei diritti resta poco o nulla. Sono stato sempre molto determinato nel prendere decisioni, ma in questo momento non so proprio cosa fare. Questa è la seconda buccia di banana che mi capita perché cercando di fare trading su MPS, quando quotava 40 centesimi, sono incappato in due aumenti di capitale iperdiulitivi che attualmente mi danno una minusvalenza potenziale di circa 55 mila euro.

Da molti anni SoldiExpert SCF è fuori dal titolo Saipem e ne avevamo parlato qualche anno fa in un articolo (vedi qui) dove spiegavamo già allora ai delusi del titolo che uscirne nonostante la perdita accumulata era la migliore opzione.

Restare investiti su un titolo o continuare ad acquistarlo quando scende per mediarne il prezzo per non ammettere di avere sbagliato magari funziona col nostro ego ma non con il nostro portafoglio.

Usiamo da diversi anni questo titolo come case history nelle nostre conferenze per spiegare come la strategia che usiamo basata sulla forza e non sulla debolezza permetta di evitare di rimanere intrappolati in situazioni di questo tipo. Spiegando come molti anni fa, quando avevamo il titolo in portafoglio, il nostro sistema di trading diede un segnale di uscita quando non era molto chiaro perché il titolo scendeva. Vendemmo le azioni senza esitazione che detenevamo su ben quattro dei nostri portafogli registrando una perdita dell’8%. Dal momento in cui siamo usciti dal titolo a oggi Saipem ha perso l’88% del proprio valore. 50 mila euro “lasciati” su Saipem il 15 ottobre 2012 sarebbero diventati 6.377,00 euro.

50 mila euro investiti in Saipem 15 10 2012
Fonte: sito Saipem su dati forniti da Euroland Investors

Dopo aver venduto Saipem a 35 euro il 15 ottobre 2012, ci capitarono diversi nuovi clienti che avevano il titolo in portafoglio magari comprato a prezzi anche più bassi, Avendo questi clienti sottoscritto il servizio di consulenza personalizzata, dovevamo decidere se tenere l’azione o venderla. Siccome secondo il nostro metodo il trend della società non era rialzista, consigliammo anche a questi nuovi clienti di uscire dal titolo indipendentemente dai prezzi di carico. Uno dei nostri mantra è “never catch a falling knife” non mediare mai un titolo al ribasso: è come cercare di afferrare un coltello che cade: rischi seriamente di tagliarti e farti male.

La solitudine dell’investitore 

Per chi non fa questo lavoro di professione e non usa metodologie quantitative per decidere se entrare su un titolo e se e quando venderlo, quando una società non va nella direzione sperata, le cose sono molto più complicate. Come ha fatto il risparmiatore che ci ha scritto, che ha iniziato il suo investimento su Saipem comprando 500 azioni e ora ne ha 4000. Per il risparmiatore “fai da te” la strada più frequente quando un titolo scende è mediarlo al ribasso, comprando quote crescenti di azioni della società a un prezzo sempre inferiore per diminuire il prezzo di carico.

Mediare al ribasso i titoli ha degli indubbi vantaggi: si rimanda la registrazione della perdita. Finché non si vende la perdita è solo “potenziale” come dice il risparmiatore e continuando a comprare il rosso sul proprio portafoglio in percentuale si riduce. Rimane poi aperta una finestra mentale futura in cui il titolo è destinato a risalire e l’investitore a riprendersi i suoi soldi.

Finché il titolo si limita a scendere, la speranza dell’investitore di ritornare al prezzo di carico non si esaurisce. Ma quando arriva l’aumento di capitale è una doccia fredda: urge prendere una decisione. Le opzioni sono: metterci altri soldi o subire un’ulteriore discesa?

Cosa consigliamo a chi ha le azioni Saipem in portafoglio oggi e si trova a un bivio?

Anche oggi ci è difficile su Saipem dare un giudizio diverso da quello di uscita. Il nostro approccio (che abbiamo spiegato in un ebook gratuito che potete richiedere inviando una email a info@soldiexpert.com) guarda anche all’andamento in Borsa di ogni titolo non considerando irrilevante il trend e preferendo acquistare sulla forza piuttosto che sulla debolezza. E potendo contare così in questo modo seguendo questa strategia su livelli di ingresso definibili ex ante in base a regole precise, ma soprattutto avendo poi dei livelli di uscita che evitano di restare in balia dei mercati. Da quando il 15 ottobre 2012 abbiamo venduto le Saipem che avevamo sui nostri portafogli il titolo ha perso l’88% ma la Borsa Italiana (indice Ftse All Share) ha guadagnato il 24%. Ecco spiegato cos’è il trend di un titolo rispetto al mercato. Quando un titolo va in direzione ostinata e contraria è un segnale che qualcosa non va.

Alcuni risparmiatori che hanno investito su Saipem ci chiedono “quanto si possa sperare in un eventuale rimbalzo entro il 5 febbraio posto che scendono vertiginosamente sia i diritti, che il titolo”.

Dal punto di vista dei fondamentali, Saipem incontra diverse problematiche e vi è purtroppo il rischio che a febbraio la società possa ancora rivedere in modo drastico l’ultimo piano industriale (basato su un prezzo del petrolio più che doppio rispetto a quello attuale). Se questo si verificasse, potrebbero esserci conseguenze su alcuni accordi di finanziamento importanti con il sistema bancario se scattassero alcune clausole. E nonostante la capitalizzazione borsistica crollata in questi mesi di Saipem, i multipli e la redditività prospettica non sembrano così a sconto dalle opinioni che abbiamo raccolto all’ultima presentazione che Saipem ha fatto la scorsa settimana a Milano agli analisti finanziari.

Raccomandazione analisti su Saipem
Su 26 analisti che seguono il titolo i Buy sono lo 0% (fonte: sito Saipem)

Nel breve il titolo può magari beneficiare di un eventuale rimbalzo del prezzo del petrolio ma siamo al lancio della monetina se questo accada prima o dopo l’aumento di capitale a cui bisogna decidere se aderire o meno entro il 5 febbraio.

L’aumento di capitale è imponente visto che la società richiede 3,5 miliardi di euro a fronte di una capitalizzazione pre aumento di capitale scesa sotto i 2 miliardi di euro. Viene richiesta la sottoscrizione di 22 nuove azioni ogni diritto posseduto (associato a una vecchia azione posseduta), a un prezzo unitario di 0,362 euro. Un aumento di capitale iper diluitivo (la Consob già qualche anno fa aveva detto che simili aumenti sarebbero stati da vietare ma poi nulla è accaduto) che sembra fatto apposta come è avvenuto già in numerosi altri casi (Mps, Tiscali, Seat Pagine Gialle…) a mettere il piccolo risparmiatore di fronte al muro: o sottoscrivi l’aumento di capitale o bruci definitivamente l’investimento fatto senza quasi più alcuna probabilità di recupero.
Chi non vuole sottoscrivere totalmente l’aumento di capitale può vendere i diritti (lunedi’ mattina valevano 2,768 euro) entro il 4 febbraio per riportarsi a casa qualcosa da questo investimento.
Se si vuole aderire occorre naturalmente mettere mano al portafoglio e naturalmente è anche possibile aderire parzialmente vendendo sul mercato parte dei diritti.

Lezioni da un disastro

Il nostro consiglio, al di là del casus belli di Saipem, è quello di valutare tutte le società e i titoli che si hanno in portafoglio non in base ai prezzi di carico, anche quando le azioni sono in profondo rosso.

Definire “potenziali” le perdite su un titolo che si ha in portafoglio solo perché non lo si è ancora venduto, è una trappola ordita dalla nostra mente per alleviare il dolore della perdita. Una sorta di rimozione psicologica: il cervello ragiona così “se non vendo il titolo, la perdita ancora non c’è”. Purtroppo quando si tratta di soldi il nostro cervello non ragiona in modo sempre molto realistico.
Purtroppo in Borsa, dove milioni di operatori in tutto il mondo prezzano quello che deteniamo in portafoglio, la perdita non sparisce se ci si rifiuta di vendere. E un’operazione sbagliata che il risparmiatore non vuole realizzare nel breve puo’ diventare nel lungo periodo una voragine.

In Borsa è molto facile prendere decisioni quando un titolo va nella direzione voluta. Quando le cose non vanno nella direzione sperata, il nostro cervello si “incarta”. Come ben spiega questo risparmiatore “Sono stato sempre molto determinato nel prendere decisioni, ma in questo momento non so proprio cosa fare.” Forse è venuto il momento di riprogrammare il proprio cervello: anche se sembra illogico e fa soffrire, bisogna prendere in considerazione la possibilità di chiudere anche operazioni in perdita. Errare è umano.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI