Padoan come Bruce Willis evita impatto asteroide Banche Venete e Armageddon

E’ notizia di una settimana fa divulgata da uno studioso e astronomo britannico che un gigantesco asteroide potrebbe presto nelle prossime settimane entrare in collisione con la terra e l’impatto potrebbe essere devastante.

Non sappiamo se la notizia è un po’ esagerata e state ancora leggendo questa notizia ma intanto questo fine settimana in Italia un cataclisma bancario sembra che sia stato evitato all’ultimo minuto. Un po’ come accade nel film Armageddon dove una banda sconclusionata di trivellatori petroliferi improvvisatisi astronauti salva il mondo.

E’ questa in sintesi un po’ romanzata la storia del ministro delle finanze Pier Carlo Padoan che prova a fare Bruce Willis ed evita che il doppio asteroide Veneto Banca e Banca Popolare Vicenza esploda, creando un buco di 12,5 miliardi di euro di depositi da rimborsare ai depositanti di queste banche. Ovvero i correntisti di queste banche con depositi sotto i 100.000 euro. Oltre ai 10 miliardi di euro di titoli di queste banche emessi in questi mesi e collocati presso investitori istituzionali e garantiti integralmente dallo Stato. Se oggi quelle banche fossero fallite i 10 miliardi di garanzie pubbliche sarebbero andati a coprire le perdite di chi aveva i titoli. E si sarebbe trattato di 10 miliardi di soldi pubblici in fumo.

In caso di default non ci sarebbero stati per i depositanti e sarebbe dovuto partire la colletta

Il Fondo Interbancario Tutela Depositi non aveva certo risorse per salvare i depositanti di Veneto Banca e la Popolare di Vicenza (come di nessuna banca) e per farlo si sarebbe dovuto riaprire la questua nei confronti di tutte le banche italiane, provocando a quel punto un vero sconquasso del settore e un nuovo fuggi fuggi dei depositanti in mezza Italia dalle banche meno solide. Un vero tsunami non solo per il sistema bancario italiano ma per tutta l’economia.
Tutti contenti per il lieto fine? Sì e no. E’ quello che ha spiegato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto collegamento del martedi’ con Carmelo Caggia della redazione di Caffè Affari su Class CNBC (canale 507).

Che le banche venete erano zombie che camminano lo sapevano in molti tranne pare lo stesso ministro Padoan e pure l’economista Alessandro Penati che un anno fa accolto come una star al Festival di Trento prometteva rendimenti minimo del 6% col fondo Atlante che secondo questa coppia doveva creare “un effetto leva da 50 miliardi di euro che creerà un ‘backup’, una rete di sicurezza per le banche italiane”. Sic.

armageddon

 

La rete ha mostrato molti buchi e i soldi che poi il Fondo Atlante ha dovuto dirottare negli aumenti di capitale di Popolare Vicenza e Veneto Banca per circa 3,5 miliardi di euro al momento sembrano completamente bruciati. A pagare il conto di questo salvataggio sono sicuramente gli azionisti delle 2 banche mentre per i possessori dei bond subordinati tutto dipenderà da quanto si potrà recuperare dai “non performing loans” (ovvero i crediti difficile da riscuotere) oltre a eventuali ristori. Come poi ha spiegato molto bene questa mattina su “Il Fatto Quotidiano” Giorgio Meletti per consentire questo “salvataggio” sono stati quasi completamente asfaltate buona parte delle norme bancarie e antitrust, del codice civile e del diritto fallimentare (come la par condicio dei creditori) e persino le norme sugli abusi edilizi. Se anche si scoprisse che una filiale di Veneto Banca o Popolare Vicenza è stata costruita in modo abusivo Intesa San Paolo ha ottenuto un salvacondotto quasi totale per non rispondere di nulla.

Chi pagherà il conto di tutti questi disastri? Quello economico è chiaro: i contribuenti.

Anni e anni spesi dai regolatori e banchieri italiani e europei per creare un buco sempre più grande

Ci vorranno anni per capire quanto è costato questo salvataggio che non salva tutti perché centinaia di migliaia di azionisti (come consulenti finanziari indipendenti lo avevamo denunciato chiaramente già molti anni in diversi articoli come questo sono stati mandati al macello in questi anni sotto l’occhio distratto dei regolatori che sapevano quello che stava accadendo nelle banche venete (ci sono relazioni degli ispettori di Bankitalia che denunciavano già nel 2001 gravi irregolarità) e si sono voltate dall’altra parte “per il bene della causa” come denunciava il dissidente sovietico Alexander Solzenitsyn al tempo del socialismo reale.

Buona parte del management bancario italiano ne esce distrutto come credibilità da questa vicenda ma non crediamo che ne pagherà pegno. Anzi… Ma nemmeno i regolatori europei fanno una gran figura.
Intesa San Paolo nelle parti di cavaliere bianco si prende una bella gatta da pelare ma riesce a strappare da Padoan una bella dote di incalcolabili miliardi di euro a garanzia di tutti gli eventuali scheletri negli armadi di Vicenza e Montebelluna che dovessero trovare. Carlo Messina, direttore generale di Intesa San Paolo, è stato chiamato a entrare nella partita e ha negoziato in modo astuto.

Si accolla comunque un rischio imprenditoriale (i ricavi di queste banche sono in picchiata e non coprono certo i costi come succede oramai anche dalle parti di Genova e in molte banche dove da anni oramai si gioca a calciare il barattolo in avanti) ma si fa pagare dallo Stato una bella dote miliardaria per ristrutturare completamente le “good banks” e le parti più brutte come i crediti inesigibili naturalmente le lascia a Padoan (ovvero a noi contribuenti).

E vissero tutti felici e contenti. Si fa per dire.

Clicca qui in basso per vedere il video dell’intervento di Salvatore Gaziano a Caffé Affari.

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