RISPARMIATORE "SCUDATO", MEZZO AVVISATO. TUTTO (O QUASI) QUELLO CHE ORA GLI "SCUDATI" VOGLIONO SAPERE.

Chi aderendo allo scudo fiscale pensava di aver chiuso definitivamente i propri rapporti con il Fisco pagando il 5% con l’ultima sanatoria fiscale del 2009 (poi con il 6% e 7% per le operazioni di scudo definite nel 2010), mastica amaro. O amarognolo. E non va meglio a quanti hanno aderito ai precedenti scudi del 2001 e 2003 tutti varati dal governo Berlusconi.

Su tutti gli scudati la manovra “Salva Italia” che oggi dovrebbe essere approvata dal Parlamento prevede nuove tasse sotto forma di imposte di bollo annuali. Pena la perdita dell’anonimato. Anche se difficilmente coloro che hanno aderito al primo scudo (2001/2002) potrebbero subire sanzioni in virtù della decorrenza dei termini di prescrizione per l’accertamento.

Nuove tasse dunque se si vuole continuare a mantenere l’anonimato. Che vanno pagate da parte di chi ha scelto la regolarizzazione, il sia il rimpatrio fisico sia quello giuridico. Quindi sia che i capitali siano detenuti presso una banca italiana come presso una banca straniera.

 

PACTA SUNT SERVANDA

Con questo prelievo sui capitali scudati lo Stato, secondo  Roberto Lenzi – avvocato specializzato in diritto finanziario e pianificazione patrimoniale dello studio LenzieAssociati – si “viola un principio cardine: pacta sunt servanda, i patti devono essere osservati, specie quando sono stipulati tra cittadino e Stato. La certezza del diritto, in uno Stato moderno, si fonda su questo principio. Ogni legge che cancelli o modifichi una legge esistente non può non prevedere una clausola di salvaguardia per chi ha beneficiato del diritto messo in discussione. Comunque, al di là dell’ammontare del prelievo, si apre un precedente assai negativo che mina la credibilità stessa dello Stato di diritto e che potrebbe essere messa in discussione o non presa nel dovuto rispetto dai cittadini di fronte a futuri nuovi provvedimenti”.

 

LA MANOVRA SUGLI “SCUDATI” IN PILLOLE
Ecco in sintesi il “conto” da pagare:

L’1% nel 2012 delle attività ancora segretate al 6 12 2011 (da pagare il 16 febbraio 2012)
L’ 1,35% nel 2013 delle attività ancora segretate al 31 12 2012 (da pagare il 16 febbraio 2013)

e poi lo 0,4% ogni anno a partire dal 2014  (quindi da pagare il 16 febbraio 2014 e successivi) calcolato sulle attività ancora segretate alla fine di ogni anno precedente se il contribuente vorrà mantenere “segretato” il conto.

Quindi tutte le aliquote si calcolano sul valore delle “attività ancora segretate” al 31 dicembre dell’anno precedente (tranne che per il 2011 dove fa riferimento la data del 6 dicembre 2011).

 

 

E’ prevista inoltre un’ulteriore imposta di bollo speciale dell’1% solo per il 2012 per gli eventuali soldi prelevati/bonificati prima del 6 dicembre 2011 dalla posizione originaria “scudata”.

Oltre che per i capitali scudati questa manovra tocca anche chi ha esportato con tutti i crismi i propri capitali (ovvero con dichiarazione sul modello RW). Sarà, infatti, tassato (dello 0,1% annuo per il 2011-2012 e dello 0,15% dal 2013) anche il valore delle attività finanziarie detenute all’estero (indipendentemente dal fatto che siano state o meno scudate) da persone fisiche residenti in Italia. In pratica subiscono lo stesso trattamento dei patrimoni mobili detenuti in Italia come avevamo ipotizzato correttamente nell’articolo precedente dedicato all’analisi dell’apertura di un conto deposito o titoli all’estero.

 

Inoltre, dal 2011 è stata istituita una imposta sul valore degli immobili situati all’estero posseduti da persone fisiche residenti in Italia. Saranno tassati con un prelievo pari allo 0,76% (calcolato sul valore d’acquisto o in carenza sul valore di mercato). Dall’imposta dovuta si detrae l’eventuale imposta patrimoniale versata nello stato in cui è sito l’immobile.

 

CHI REGOLERA’ I RAPPORTI CON IL FISCO

L’imposta di bollo sarà trattenuta dagli Intermediari entro il 16 febbraio di ogni anno con riferimento al valore delle attività ancora secretate al 31 dicembre dell’anno precedente.
Per il versamento del 2012 il bollo sarà applicato al capitale risultante alla data di entrata in vigore del decreto (6 dicembre 2011).Il pagamento dell’imposta di bollo garantirà al contribuente l’anonimato, che decadrà quando l’imposta di bollo non sarà più trattenuta dagli intermediari, i quali effettueranno un’apposita segnalazione all’Agenzia delle Entrate.

Occorrerà comunque attendere la circolare attuativa dell’Agenzia delle Entrate, per l’applicazione operativa del provvedimento e rispondere ai tanti quesiti che ancora aleggiano.

Ma cosa significa concretamente perdere l’anonimato? Cosa si rischia a non pagare questa imposta se si appartiene al girone degli “scudati”?  Cosa può conoscere il Fisco delle ricchezze dei contribuenti? Cosa accade quando si movimenta il conto “scudato”?

ANCORA DUBBI SULLA SOSTENIBILITA’ MA IL GOVERNO VA AVANTI

Il versamento dell’imposta consentirà ai contribuenti di non essere segnalati all’Agenzia delle Entrate dagli intermediari e dunque di mantenere l’anonimato che gli scudi fiscali garantivano sulle somme emerse.

Si tratta della cosiddetta “segretazione” che è stata accordata a chi ha aderito agli “scudi fiscali” precedenti? Di cosa si tratta? In pratica lo Stato italiano ha garantito a chi ha “riportato” i capitali in Italia un regime di riservatezza speciale nei confronti del Fisco.

Grazie a questo “ombrello” l’intermediario dovrà rispondere negativamente alle eventuali interrogazioni effettuate dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza (ai fini degli accertamenti tributari) nel corso di indagini bancarie nei confronti dell’interessato su capitali oggetto di “scudo” (si veda se si vuole approfondire questo argomento l’articolo  pubblicato su questa rivista specializzata (CLICCARE poi sul link in rosso “Quando si perde la segretazione”) molto esauriente sull’argomento per chi desidera approfondirlo).

Resta, pero’, il grande interrogativo su come l’Agenzia delle Entrate sarà in grado di rintracciare capitali ai cui titolari è stato e continuerà ad essere garantito l’anonimato. Resterà da vedere anche se e quanti di questi contribuenti decideranno di rinunciare all’anonimato per fare ricorso contro una decisione che contraddice il “patto con condono” fatto all’epoca del governo Berlusconi. Il pacchetto sui capitali scudati potrebbe infatti essere impugnato sia sotto il profilo della legittimità costituzionale sia sotto quello del rispetto dei principi UE in materia di rapporti Stato-cittadino secondo diversi esperti tributaristi e persino per i tecnici della Camera per quanto in corso d’opera questo provvedimento è stato più volte cambiato per arrivare alla formulazione dell’imposta di bollo sui capitali scudati mentre qualche perplessità suscita la richiesta di richiedere un’imposta (del 1%) per le attività già prelevate in questi anni dai conti “scudati”.

Monti ha spiegato che il prelievo sarà a carico di coloro che vogliono conservare l’anonimato e questo regime di “segregazione”. Quanto vale questa segretezza? Secondo l’Avvocato Roberto Lenzi, fra i più importanti esperti del settore,  dipende dai casi. “Non c’è una regola valida per tutti. Ci sono per esempio ex mariti che non vogliono far sapere alla moglie cui pagano un assegno di mantenimento la reale consistenza del loro patrimonio e preferiranno subire un prelievo dallo Stato che non dover rinegoziare l’assegno. O imprenditori o padri che non vogliono dividere il proprio patrimonio con i soci o i figli. Venendo a esempi meno biechi c’è chi in provincia magari preferisce mantenere un profilo più sobrio e non far vedere a tutti quanto realmente possiede.”

Oppure c’è chi decide di rinunciare all’anonimato perché, preoccupato delle tenuta del sistema paese, decide di aprire questa volta legalmente e alla luce del sole un conto in Svizzera o in un altro “paradiso” per scappare dal “rischio Italia”, riportando gli stessi soldi che prima aveva portato dall’estero verso l’Italia ora di nuovo oltralpe.

“Anche questa può essere una motivazione – ammette Lenzi – ma personalmente non considero questo evento così probabile”.

CONTI “SCUDATI”, MANEGGIARE CON CURA

In ogni caso il conto scudato non è assolutamente intoccabile come molti risparmiatori pensano, temendo che questo possa causare una perdita dell’anonimato. E’ possibile infatti prelevare denaro per qualsiasi esigenza senza perdere l’anonimato. “Un consiglio ulteriore potrebbe essere quello di aprire un conto scudato bis (di passaggio) – spiega Lenzi – e trasferire la somma che si desidera da questo conto al proprio conto personale. In questo modo anche chi magari abita in provincia e non vuole far vedere al proprio funzionario quanto realmente possiede potrà spendere parte dei soldi dello scudo senza mostrare la provenienza ove il grosso del patrimonio rimane. Ovviamente si perderà la secretazione sulla somma versata sul conto non scudato”.

 

PERDERE L’ANONIMATO

Se usando una fiduciaria si può mantenere  una maggiore privacy sui propri beni nei confronti di parenti e concittadini lo scudo, sul fronte Agenzia delle Entrate offre una protezione comunque parziale. “Con l’anagrafica dei conti il Fisco sa esattamente il numero di conti e la consistenza delle fortune di un individuo – chiarisce l’avvocato Lenzi –  Non sa però dei conti che vede quali sono scudati e quali no. Fino al 31 12 2011 l’accesso all’anagrafe dei conti era consentito solo se il contribuente era soggetto ad accertamento. Ma questo è ormai il passato”.

Ora grazie a Monti e al maggiore impegno del governo sul fronte dell’evasione fiscale l’Agenzia delle Entrate ha libero accesso all’Anagrafe dei conti bancari (ove, pur non essendo indicato quali sono scudati o meno, sono comunque indicati tutti i rapporti) indipendentemente da un accertamento. Quindi l’Agenzia può vedere  la consistenza del suo patrimonio globale. E avere qualche elemento in più per individuare un gruppo di soggetti da sottoporre ad accertamento.

Basterebbe andare a vedere le aperture dei conti tra il settembre 2009 ed i mesi successivi: un grosso flusso di trasmissioni dati da parte degli intermediari nel periodo  potrebbe presumere per larga parte una connessione con conti  scudati, ad esempio

Dallo “scudo” allo “scudiscio” fiscale?

Ma se uno ha fatto il “bravo” nei confronti del fisco negli anni successivi allo Scudo può e deve preoccuparsi della perdita dell’anonimato? Quanto tempo indietro può andare l’Agenzia delle Entrate a contestare a un contribuente eventuali ricchezze sospette? Stando alla normativa attuale questo periodo è di 9  anni .
E se un contribuente che aveva aderito allo scudo decide di rifiutarsi di pagare questa nuova imposta? E’ vero che non ha nulla da temere e può “offrire il petto” al Fisco come ha spiegato qualche giorno fa durante una trasmissione su Radio24 il noto tributarista Tommaso Di Tanno? Le cose non stanno proprio così poiché da come è stata scritta la norma in questi giorni se non ci saranno ulteriori modifiche il contribuente che non verserà all’intermediario l’imposta da pagare dovrà comunque volente o nolente pagarla.

Gli intermediari finanziari presso cui si è scudato dovranno, infatti, trattenere l’imposta dalle attività regolarizzate o rimpatriate, ovvero ricevere provvista dallo stesso contribuente. Ma sussiste anche (per come è stata scritta la normativa salvo ulteriori modifiche) l’obbligo di segnalazione all’Agenzia delle Entrate, dei nominativi dei contribuenti verso cui non è stata applicata e versata l’imposta, a causa dell’intervenuta cessazione del rapporto di deposito, amministrazione o gestione delle attività rimpatriate o regolarizzate o comunque, per non aver ricevuto la provvista.

“Inoltre nei confronti di questi contribuenti, si prevede che l’imposta di bollo sia riscossa mediante iscrizione a ruolo e la sanzione applicata in caso di omesso versamento è pari all’importo non versato” è stato scritto nel provvedimento di legge.

Giocare a nascondino col Fisco insomma può costare non solo un accertamento ma il pagamento del doppio dell’imposta. Con le buone o con le cattive insomma il Fisco vuole riscuotere e minaccia.

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