"SE I SOLDI NON CI SONO, INVENTIAMOCELI". DAL CASO PARMALAT A QUELLO CIRIO POSSIAMO IMPARARE QUALCOSA?

“Non ci sono più soldi in azienda. Dove li prendiamo? Ci vorrebbe una rapina?”

“Entriamo in Borsa. Ci facciamo sovrastimare il valore delle azioni. E il gioco è fatto”.

Nel film “Il gioiellino” (con l’ottima regia di Andrea Molaioli e sceneggiatura dello stesso insieme ai bravi Gabriele Romagnoli e Ludovica Rampoldi)  liberamente ispirato alla vicenda Parmalat nelle sale in questi giorni (e che merita di essere visto) questo è il dialogo che dà inizio alla grande truffa e che vede protagonisti il Calisto Tanzi della fiction (interpretato da Remo Girone) e il suo direttore finanziario, il ragioniere Fausto Tonna (interpretato da Toni Servillo).

La storia di un saccheggio senza fine al pubblico dei risparmiatori che inizia dalle azioni e finisce con le obbligazioni. Una marea di carta di nessun valore che viene scambiata con i soldi veri con la complicità e/o il silenzio delle banche e delle autorità di controllo.

In apparenza Parmalat (la “Leda” nel film) è una società  simbolo del made in Italy, della provincia operosa e dell’imprenditorialità ruspante italiana fondata sulla famiglia che dal vecchio salumificio artigianale sa diventare una multinazionale presente in quasi tutti i continenti. E che spazia dal latte alle merendine, dai succhi di frutta alle salse di pomodoro senza tralasciare il mondo delle televisioni private, del calcio di serie A e delle agenzie viaggi.  Come la vera Parmalat all’attività agro-alimentare si era aggiunta Odeon Tv, il Parma Calcio e poi Parmatour.

Un tipo di azienda rassicurante come il prodotto che ne rappresenta il “core business” (il latte) ma anche l’aura di cui si sa circondare il patron impegnato nel sociale e nella comunità locale, presentandosi quasi come una sorta di benefattore. Tutto attento ai Valori e ad apparire un devoto e fedele cristiano. Un vero imprenditore cristiano.

La Fede (cieca) in verità ce la mettono tutti quei risparmiatori (spesso inconsapevoli) che gli affidano tramite banche e fondi d’investimento migliaia di miliardi di euro per quello che poi si trasformerà in un gigantesco falò non solo delle vanità ma anche finanziario.

Il Tanzi/Rastelli del film non sa fermarsi, rilancia continuamente. Non si cura delle conseguenze delle sue azioni poiché pensa che la svolta possa essere sempre dietro l’angolo ma questo percorso assomiglia a quello di una valanga che da piccola alla fine diventa incontenibile, travolgendo tutto e tutti.

I soldi non bastano mai e quindi si ricorre a ogni mezzo. Si inventano, si falsifica tutto il possibile, ci si indebita sempre più, contando sull’appoggio d interemediari, politici e banchieri pronti a tutto pur di ricavare una fetta di questa torta.

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