SE SI PUO’ IMPARARE A GESTIRE UN GATTO (QUANDO NON SE NE HA MAI AVUTO UNO) SI POSSONO IMPARARE MOLTE COSE DA QUESTA CRISI (E ANCHE SUI PAESI EMERGENTI) SPIEGA UNA MONEY MANAGER

“Pur non essendo mai stata un’amante dei gatti, tre settimane fa mi sono trovata ad adottarne uno, Freeda, quando il suo padrone, uno studente giapponese, è stato richiamato in patria dai genitori per i timori legati a Covid-19. Questo nuovo arrivo ha spinto tutta la famiglia a capire rapidamente come gestire un gatto. Mi sembra che gli investitori nei mercati emergenti, in modo simile, abbiano dovuto fare un corso accelerato su come investire nell’era del COVID-19 e del prezzo del petrolio sotto i 25 dollari. Come posizionare i portafogli in fasi di incertezza come questa?”

E’ questo l’incipit curioso di un commento sulle prospettive sui mercati emergenti scritto da Polina Kurdyavko di BlueBay Asset Management.

Secondo la Responsabile dei Mercati Emergenti della società di gestione specializzata nel settore del reddito fisso bisogna valutare nel caso dei Paesi Emergenti sui Paesi in cui il “dolore” è già stato prezzato dagli investitori e l’insieme dei rischi che stanno affrontando è di natura più procedurale.

La Cina è stato il primo Paese a rispondere in modo efficiente alla sfida del virus, beneficiando al contempo di prezzi del petrolio inferiori. Per questo l’attività economica in alcuni settori, come il real estate ovvero l’immobiliare, è quasi tornata alla normalità. Altre storie di successo riguardano i mercati che non necessitano di finanziamenti in dollari e che hanno bilanci solidi, compresi Russia e alcuni Paesi dell’Europa emergente (come la Polonia), oltre a Cile e Perù in America Latina.

Per tutti gli altri Paesi c’è la ciambella del Fondo Monetario Internazionale.

Secondo Polina Kurdyavko il FMI fornirà liquidità a quei Paesi che non hanno riserve o mercati domestici sufficientemente strutturati per i loro bisogni di liquidità. Tali programmi solitamente prevedono il focus su una spesa più contenuta e su un’agenda di riforme, ma questa volta  l’atteggiamento sarà più accomodante, per aiutare i Paesi ad affrontare la crisi umanitaria. Sebbene sia probabile che gli investitori inizialmente accoglieranno positivamente questa notizia, la questione si sposterà rapidamente sulla sostenibilità del debito e sul peso che potrebbe ricadere sui creditori.

Per Paesi come il  Sudafrica e la Turchia l’assistenza del FMI dirà quasi obbligata se la crisi da Covid-19 dovesse durare più a lungo del previsto.

Per altri Paesi più piccoli ci potrebbe essere una ristrutturazione il debito sul modello dell’Uruguay nel 2003. Il Paese allora ottenne uno sgravio di liquidità senza tagli di capitale o cedole e fu stato in grado di garantire un’operazione volontaria con oltre il 90% dei creditori, allungando la scadenza del prestito di cinque anni. Un’alternativa sarebbe una ristrutturazione del debito con una parziale ripartizione degli oneri, come fatto dall’Ucraina nel 2014.

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