Diversificazione o semplificazione negli investimenti?

In questo articolo, proseguiamo nel nostro viaggio fra gli errori più comuni che si possono fare in Borsa e cerchiamo di capire la differenza tra diversificazione degli investimenti e semplificazione e perché quest’ultima soluzione non è mai una mossa vincente.

C’è una frase iconica, nata in ambito architettonico, che è ormai entrata a far parte della quotidianità. “Less is more” invita a limitare il superfluo, il ‘di più’, e a concentrarsi sull’essenzialità, una filosofia spiccia di tutti i giorni che ha indubbiamente un suo perché.

Ma davvero semplificare al massimo è sempre e comunque un bene? Applicare questa massima di vita al campo degli investimenti è più che rischioso…

Quando si parla di investimenti molti risparmiatori non resistono alla tentazione di tentare il colpaccio o di voler “semplificare” al massimo le loro scelte, concentrando in pochissimi titoli (o addirittura uno solo) i propri investimenti.

Qualcosa che è totalmente contro il buon senso e che avrebbe evitato in questi anni a molti risparmiatori (si pensi ai casi Argentina, Parmalat, Cirio…) di prendere delle batoste incredibili poiché l’investimento in titoli di questi emittenti non rappresentava una piccola percentuale del loro patrimonio ma talvolta una quota maggioritaria.

Eppure, tutte le ricerche e soprattutto l’esperienza dimostrano che concentrare troppo il proprio portafoglio incrementa solo il rischio e più raramente il rendimento. Si tratta, in sostanza, di un concetto errato di allocazione delle risorse.

Salvo non avere la presunzione di credere di avere un fiuto “infallibile” per riconoscere i “veri affari”.

Secondo l’economista statunitense Markowitz, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 1990, la strategia di diversificazione (senza esagerare perché avere un po’ di tutto è un errore altrettanto capitale secondo la nostra esperienza) è invece una polizza contro l’imprevedibilità dei mercati e questo processo è tanto più efficace quanto più gli attivi (azioni, obbligazioni, valute, materie prime, immobili, ecc.) sono poco correlati tra loro e quanto più si diversifica all’interno delle stesse classi.

Purtroppo, l’esperienza di questi ultimi anni dimostra che il grado di correlazione fra i vari asset tende a aumentare ma in ogni caso un certo grado di diversificazione fra gli asset (e persino fra le strategie) è sempre consigliabile.

 

La strategia di diversificazione salva gli investimenti

Prendiamo spunto da un noto caso di fallimento finanziario per ribadire come la soluzione a uno degli errori più comuni, ossia la semplificazione del portafoglio, sia la diversificazione degli investimenti.

Nel dicembre 2001 Enron, colosso dell’energia, settima industria Usa per fatturato, un giro d’affari superiore a quello di molti stati africani messi assieme, è fallita lasciando senza lavoro 25.000 dipendenti. Inoltre, anche i fondi pensione sono stati impiegati dall’amministrazione della società e 20.000 impiegati si sono ritrovati senza pensione, perdendo la possibilità di usufruire dei contributi già versati.

I…

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