SOLDI ALL’ESTERO NON DICHIARATI? TORNA A CASA, NERO!

 

soldi-esteroSOLDI ALL’ESTERO NON DICHIARATI? TORNA A CASA, NERO!

L’anticipazione l’ha fornita il Corriere della Sera domenica 27 ottobre, rivelando quello che in molti studi professionali è già da alcuni mesi tema di lavoro operativo per cui stanno già lavorando per diversi clienti. Come far rientrare i capitali italiani esportati in Svizzera o in altri paradisi bancari ?

Il Governo sembrerebbe al lavoro su 2 binari con l’obiettivo di favorire lo spontaneo rimpatrio da una parte e dall’altro tentando con alcuni Paesi fra cui soprattutto la Svizzera un accordo di collaborazione vantaggioso (sul modello di quello – denominato Rubik – adottato con altri Paesi europei (Regno Unito e Austria) e di cui abbiamo già parlato nel passato, vedi qui); questo perché la Svizzera, se ciò divenisse il modello standard adottato da tutti i paesi Ocse a segreto bancario forte, potrebbe arrivare alla comunicazione dei nominativi dei connazionali che hanno trasferito denaro in Svizzera, attraverso il c.d. scambio automatico di informazioni.

I capitali offshore detenuti da italiani all’estero e non rientrati con i vari scudi fiscali vengono stimati in oltre 300 miliardi di euro (di cui dai 150 ai 180 miliardi nella sola Svizzera); pertanto, una sorta di accordo “transattivo” con la Confederazione elvetica potrebbe sicuramente far ottenere allo Stato italiano un gettito certo a fronte di uno incerto come quello derivante dalla lotta all’evasione.

Questo è il pensiero di una parte della maggioranza mentre vi è naturalmente chi osteggia un simile provvedimento per ragioni etiche.
In ogni caso, considerato che siamo di fronte comunque  a una nuova regolamentazione europea della materia ( la cui motivazione principale è “fare cassa”), quello che sembra emergere è da una parte la carota per chi si “pente” e riporta i soldi in Italia alla luce del sole pagando un obolo, dall’altra il bastone per chi invece vuole mantenere offshore i capitali non scudati.

Nel discorso al Parlamento per la fiducia il premier Enrico Letta ha parlato di «un piano articolato sul tema della legalità dei capitali all’estero». Di che si tratta?

“In questo caso rientriamo nella c.d. volontary disclusure (ovvero autodenuncia). Si tratta di una possibilità (non è in alcun modo un condono o una sanatoria) offerta a chi detiene fondi all’estero in maniera illegale – spiega Roberto Lenzi, avvocato specializzato in consulenza finanziaria e patrimoniale – che potrà, così, autodenunciarsi e pagare le imposte e gli interessi relativi a tutte le annualità che non siano ancora prescritte, ottenendo uno sconto sulle sanzioni che potrebbe arrivare sino alla metà del minimo. Tali vantaggi saranno godibili solo se il contribuente non avrà ancora subito verifiche o ricevuto questionari”.

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Riguardo il monitoraggio fiscale molte delle novità recenti in realtà provengono dalla normativa europea più che dal motu proprio dell’esecutivo ci spiega Lenzi visto che si tratterebbe di una procedura abbastanza simile a quella già introdotta dagli Stati Uniti d’America, dalla Germania, dal Belgio e dalla Francia.

“L’articolo 9 della legge europea ha previsto, infatti – osserva Lenzi – la riduzione della sanzione per la violazione degli obblighi di comunicazione di cui al quadro RW di Unico: la precedente sanzione, che ammontava dal 10% al 50% del valore dell’utilità all’estero non dichiarata, viene sostituita con una sanzione dal 3% al 15%, raddoppiata nel caso in cui le attività siano detenute in un paese a fiscalità privilegiata (quindi dal 6% al 30%).”

Per chi decide di riportare alla luce i capitali detenuti all’estero in violazione della normativa fiscale italiana s’intravede quindi l’apertura di finestra importante anche se mancano ancora nel percorso alcuni aspetti applicativi importanti. Occorrerà prima di tutto che lo Stato, se vuole veramente convincere i detentori di capitali all’estero non regolari a riportarli in patria offra una sorta di occhio di riguardo nell’eventuale procedimento penale che dovesse aprirsi se le imposte evase superassero le soglie previste dal decreto legislativo 74/2000 (artt. 4 e 5), per i reati dichiarazione infedele e omessa dichiarazione dei redditi o dell’IVA.

“Se chi si auto-denunciasse accettando di pagare una percentuale anche certamente più elevata dell’ultimo scudo fiscale si trovasse nella condizione di far partire automaticamente un procedimento penale – osserva Lenzi – è facile immaginare che la cosiddetta “voluntary disclosure” si rivelerebbe come gettito un altro buco nell’acqua come numerosi provvedimenti finanziari che dovevano fare casa strombazzati dagli ultimi esecutivi (si pensi alla Tobin Tax); il tutto senza considerare la problematica connessa all’IVA che è tributo di natura comunitaria, e quindi sottratto alla discrezionalità dell’ Amministrazione Finanziaria italiana”.

“Tra l’altro- aggiunge Lenzi – dovrà essere valutato se sarà sufficiente basarsi sui contenuti applicativi in materia di un’emananda Circolare dell’Agenzia delle Entrate; ovvero attendersi, altresì, un più puntuale intervento legislativo (magari in sede di correttivi alla Finanziaria in essere) che possa fungere da norma primaria, consentendo di avere maggiori certezze sul piano del diritto”.

(un pezzo di humour storico dei Monty Pyton sui “dibattito sulle norme valutarie” ) 

La proposta della Commissione guidata dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, prevede che si escluda la sanzione penale per chi si autodenuncia prima di essere scoperto e va in questa direzione e suggerisce l’adozione di procedure di voluntary disclosure attraverso le quali consentire al contribuente italiano, che detiene attività all’estero in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale, di regolarizzare la propria posizione pagando, oltre alle eventuali imposte e tasse evase, sanzioni in misura ridotta rispetto a quanto dovrebbe pagare se la violazione gli venisse contestata dall’Amministrazione finanziaria italiana.

Quali sanzioni per chi pente e si duole e come procedere? Anche i capitali all’estero sotto i 10.000 euro andranno dichiarati. Tutto quello che c’è da sapere…

Con l’intervento dell’articolo 9 legge n. 97/2013 viene notevolmente alleggerito anche l’apparato sanzionatorio – spiega Lenzi – previsto in materia di monitoraggio fiscale. Le novità previste dall’articolo 5 riguardano sia i contribuenti che gli intermediari finanziari. In riferimento a questi ultimi, infatti, si segnala che la sanzione per l’omessa trasmissione delle informazioni prevista dall’articolo 1 del DL n. 167/90 va dal 10% al 25%, mentre le disposizioni previgenti prevedevano una sanzione fissa del 25%.
Per quanto riguarda, invece, le comunicazioni dei contribuenti, la sanzione varia dal 3% al 15%, oppure dal 6% al 30% nel caso in cui la comunicazione riguardi attività ed investimenti in territori considerati a fiscalità privilegiata dal DM 04.05.1999 e dal DM 21.11.2001. Viene previsto, inoltre, che nel caso in cui il contribuente presenti entro 90 giorni dalla scadenza del termine il modulo RW, venga applicata solamente la sanzione in misura fissa pari a 258 euro. La stessa sanzione si applica nel caso di presentazione della dichiarazione integrativa. Bisogna poi evidenziare che il nuovo apparato sanzionatorio (secondo il principio del favor rei previsto dall’articolo 3, D.Lgs. n. 472/97) esercita la sua efficacia a partire dal 04.09.2013, ovvero la data di entrata in vigore della legge n. 97/2013. Viene, infine, eliminata, la previsione della confisca
”.

Cambia tutto il monitoraggio fiscale. Andranno ora dichiarati anche i capitali sotto i 10.000 euro nel quadro RW e cambierà la compilazione. Cosa cambia per il contribuente ?
Ma le novità riguardo il monitoraggio fiscale sono numerose e riguardano principalmente:

1) La soppressione della l’indicazione delle sezioni I e III del quadro RW . Vale a dire i trasferimenti da e verso l’estero relativi ad operazioni correnti, ossia par cause diverse dagli investimenti ad attività estere di natura finanziaria, effettuati attraverso non residenti senza il tramite di intermediari residenti se l’ammontare complessivo di tali trasferimenti nel corso del periodo d’imposta sia stato superiore ad euro 10.000 (sez.I); ovvero (sez. III) i flussi dei trasferimenti dall’estero verso l’Italia, dall’Italia verso l’estero e dall’estero di denaro o titoli, effettuati attraverso intermediari residenti, attraverso non residenti o in forma diretta, che nel corso dell’anno hanno interessatro investimenti esteri ed attività estere di natura finanziaria in dicate nella Sezione II (c.d. consistenze).
2) Il contribuente dovrà dichiarare (sez. II) solo le attività finanziarie e gli investimenti esteri detenuti “nel corso del periodo d’imposta” (non più alla fine del periodo d’imposta).
3) Non esiste più la soglia minima di 10.000 euro; pertanto, dovrà essere compilata l’attuale sezione II del quadro RW anche per investimenti modesti (salvo venga eventualmente indicata, comunque, una soglia in sede di una emananda Circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate).
4) L’inserimento di un nuovo adempimento, che consiste nella dichiarazione degli investimenti e delle attività estere di natura finanziaria da parte dei contribuenti che non siano solo possessori diretti ma anche “titolari effettivi” delle disponibilità secondo la legislazione antiriciclaggio. (art. 1, comma 2, lettera u, D.Lgs n. 231/2007) ed individuati anche sulla base dei criteri di cui all’Allegato tecnico n. 1 del Provvedimento della Banca d’Italia del 3 aprile 2013 (in vigore dal 1/1/2014).
5) L’applicazione di una sanzione in misura fissa (pari a 258 euro), nel caso di presentazione del modulo RW entro 90 giorni dal termine.
6) L’eliminazione della confisca.

Pur in attesa della Circolare applicativa dell’Agenzia delle Entrate, si evidenzia come la Legge europea abbia modificato in modo rilevante la disciplina del monitoraggio fiscale: i contribuenti sono, infatti, tenuti ogni anno a compilare il quadro RW (da Unico 2014 solo la sezione II) nel caso in cui possiedano attività finanziarie e investimenti all’estero, a meno che le attività finanziarie e patrimoniali non siano affidate in gestione o in amministrazione agli intermediari residenti; ovvero per i contratti comunque conclusi attraverso il loro intervento, qualora i flussi finanziari e i redditi derivanti da tali attività e contratti siano stati assoggettati a ritenuta o imposta sostitutiva dagli intermediari stessi.

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I capitali fuggiti nei paradisi fiscali e bancari torneranno alla luce del sole?

Capitali all’estero non dichiarati: ultima chiamata?
Riguardo il vantaggio di riportare in Italia i soldi detenuti all’estero (e nel passato chi ha seguito il nostro consiglio di aderire all’ultimo Scudo Fiscale non se n’è pentito visto anche i consigli poi forniti da SoldiExpert SCF e dalla struttura dedicata sul come investire poi i capitali per farli fruttare ben più che in Svizzera e con costi “umani”) e finora non dichiarati questa porta che si aprirà è sicuramente interessante e da valutare in modo tempestivo perché il cerchio si sta stringendo e come abbiamo più volte detto in questi anni il controllo dei capitali internazionali si è fatto sempre più serrato e sarà sempre più efficace. Infatti, il rischio esistente e il costo che si paga a fare gli evasori è molto alto e sempre più pericoloso.

La stessa Confederazione Elvetica, analogamente a quanto già fatto anche da altri Stati europei ed extraeuropei (per esempio Singapore di cui avevamo parlato qui ), ha da qualche mese avviato e dato concreta attuazione alla cosiddetta strategia del weissgeld (letteralmente “denaro pulito”).

Ciò attraverso la firma da parte della Svizzera, avvenuta il 15 ottobre scorso, della Convenzione OCSE sulla reciproca assistenza amministrativa in materia fiscale che prevede uno scambio di informazioni e varie forme di collaborazione in ambito fiscale, tra cui lo scambio di informazioni su richiesta e lo scambio spontaneo di informazioni con gli altri Stati firmatari della convenzione (tra i quali c’è l’Italia).

La firma della citata convenzione OCSE sarà seguita per il prossimo mese di novembre dalla competente autorità antiriciclaggio elvetica (il MROS) che comunicherà numeri ed informazioni sui conti bancari qualora ne venga fatta richiesta dalla competente autorità del Paese estero (per l’Italia potrebbe essere l’UIF) qualora vi siano in corso indagini su reati come il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo.

Alla luce del fatto che il reato di riciclaggio, e, pare a breve, anche quello di autoriciclaggio, può avere tra i reati presupposto anche quelli di natura fiscale (tra i quali vi sono quelli di omessa e/o infedele dichiarazione), ben si può comprendere che il quadro normativo sopra riportato deve indurre il contribuente italiano che ha attività all’estero non dichiarate al fisco a prendere in seria considerazione la possibilità di utilizzare la voluntary disclosure. Ferma restando una valutazione puntuale alla luce di un quadro maggiormente definito.

monopoli

Che fare ora per valutare se “pentirsi” se si è nella condizione?

Nelle prossime settimane si attendono indicazioni ulteriori – spiega Lenzi – nonché il modello di istanza da utilizzare per presentare la richiesta all’Agenzia delle Entrate/Ucifi. E’ previsto che in una prima fase il contribuente possa rimanere anonimo ed incaricare un professionista di avviare la procedura. Qui, però, si presenta un primo scoglio per il professionista in quanto, sulla luce dell’attuale normativa antiriciclaggio, è tenuto, onde evitare sanzioni e censure a suo carico, ad avviare nei confronti del cliente/contribuente un vero e proprio check up che potrebbe portare, in determinate situazioni ad astenersi dalla prestazione ed a effettuare le segnalazioni di rito all’UIF per operazioni sospette. Quindi anche su questi aspetti si attendono chiarimenti.”.

Il rientro dei capitali dall’estero torna di nuovo a essere un piccolo Monopoli: decisione di rimpatrio, mandato al professionista, richiesta all’agenzia delle Entrate, calcolo delle sanzioni e adesione finale. Salvo passare dalle caselle “probabilità” e “imprevisti”, naturalmente.

 

 

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