Nuove perdite per i fondi H2O: per i sottoscrittori scatta l’haircut

Per i sottoscrittori dei fondi H2O nuovo taglio sulla parte illiquida ("side pocket"). Si rischia che i side pocket non valgano più nulla?

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Per la società di gestione di fondi d’investimento H2O di cui spesso abbiamo scritto, consigliando molta cautela anche in alcuni altri nostri articoli come “Il caso dei fondi H2O all’acqua pazza” prima che il caso poi deflagrasse a inizio 2020, una nuova tegola si è abbattuta sui sottoscrittori.

Tra le ultime notizie che riguardano questi fondi di investimento non si può ignorare il fatto che per i sottoscrittori sia scattato l’haircut. Ecco così che si parla nuovamente di perdite per i fondi H2O. Cosa è successo di nuovo?

 

 

fondi H2O: nuovi problemi?

 

La controllata di Natixis co-fondata da Bruno Crastes sta comunicando in questi giorni ai sottoscrittori che la parte di “side pocket” ovvero di quota di fondi illiquida che era stata scorporata, ha subìto una forte svalutazione nella stima del valore realizzabile.

La società di gestione ha, infatti, pubblicato sul proprio sito il valore stimato a fine 2021 dei suoi sette veicoli di investimento in “side pocket” assegnati ai sottoscrittori dei suoi fondi più popolari (H2O Adagio, H2O Multibonds, H2O, Multistrategis, H2O Vivace, H2O Moderato, H2O Allegro e H2O Multiequities) entrati poi in corto circuito dopo lo scoppio della pandemia a inizio 2020. E adesso, sembra che i fondi H2O presentino nuovi problemi.

Questi fondi H2O “recintati”, che includono gli investimenti rischiosi nella holding olandese Tennor il cui debito è in ristrutturazione, mostrano una performance in calo dal 26,54% al 44,06% rispetto alle precedenti stime del cosiddetto NAV (net asset value).

La società di gestione H2O aveva diviso i suoi fondi di diritto francese nell’ottobre 2020, con una parte “sana” riaperta a sottoscrizioni e riscatti e una parte illiquida di 1,6 miliardi di euro, quest’ultima investita nel debito di un gruppo in difficoltà controllato dal controverso affarista tedesco, Lars Windhorst.

A fine 2019 H2O gestiva oltre 30 miliardi di euro e nelle scorse settimane sotto gestione vi erano solo 16 miliardi di euro per effetto di questa situazione.

Una doccia fredda per i sottoscrittori dei fondi H2O, presenti fortemente non solo in Francia ma anche in Italia, visto che questi fondi (fra i più consigliati sulla base delle performance passate) erano stati super collocati da numerose banche e reti (attratte anche dal ritorno commissionale) fra cui secondo Il Sole 24 Ore soprattutto Azimut, Banca Generali, Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi.

I valori stimati sono puramente indicativi e in attesa della liquidazione dei fondi (che non si quando avverrà) la potenziale svalutazione  è rilevante. Si sono presentati quindi nuovi problemi?

Nell’autunno del 2020 questa parte di illiquidi era stata stimata 1,6 miliardi di euro e da allora il valore è diminuito di quasi 600 milioni di euro anche e soprattutto per le difficoltà del principale debitore, Lars Windhorst, un uomo affari tedesco con una carriera controversa n. 1 e fondatore di Tennor Holding, la società coinvolta nel caso degli illiquidi di H2O .

Lo stesso Lars Windhorst che qualche settimana ha fatto notizia in Germania sui social e siti e giornali sportivi e dello show business per una foto dove festeggiava con Catherine Zeta- Jones e Michael Douglas la vittoria della squadra di calcio di cui è proprietario (investendo quasi 400 milioni di euro), l’Hertha Berlin, contro il Borussia Dortmund.

 

Fondi H2O: nuove perdite per i sottoscrittori
In foto Lars Windhorst (al centro) insieme a Catherine Zeta-Jones (a sinistra) e Michael Douglas (a destra). Foto tratta dal profilo Twitter di Lars Windhorst

 

 

Fondi H2O: ancora perdite?

 

Secondo il quotidiano francese Les Echos “un tribunale olandese ha dichiarato insolvente il gruppo (Tennor Holding, ndr) lo scorso novembre, a seguito di una denuncia di un creditore. La minaccia si è ritirata il 21 dicembre, quando la Corte d’Appello di Amsterdam ha ribaltato la sentenza di primo grado, ma la situazione finanziaria del gruppo rimane poco chiara”.

Difficile anche capire quindi se questo deprezzamento sarà l’ultimo o come paventa in Francia un comitato di risparmiatori e private banker coinvolti (Collectiv Porteurs H2O) c’è il concreto rischio che i sei fondi in side pocket non valgono più nulla. Per i fondi H2O si prevedono dunque ancora perdite?

Per chi conosce un po’ il girone dei dannati dei fondi in side pocket non c’è in verità molto da stupirsi poiché è questo un film che si ripete spesso. Agli sventurati comunichi loro un po’ alla volta che hanno perso  ma compri tempo e come la metafora della rana bollita insegna chi è dentro ne resta imprigionato e non reagisce più di tanto.

Anche in Italia diversi risparmiatori sono sul fronte di guerra e si domandano se era stato collocato e presentato correttamente e se ci sono gli estremi per agire contro la società di gestione H2O e/o i collocatori e sul tema 11 mesi fa avevamo intervistato su RadioBorsa l’avvocato Massimo Cerniglia.

Intanto il n.1 di H2O Bruno Crastes, che su questa novità non è ancora intervenuto pubblicamente nelle scorse settimane aveva annunciato che non avrebbe più investito nel “private debt” (un asset molto consigliata oggi invece da banche e reti ai clienti più facoltosi insieme al private equity) e che e che avrebbe trasferito da Londra a Parigi il team che gestiva i suoi fondi e la sede legale.

 

 

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