(Speciale PIIGS) Per i cugini spagnoli la fiesta è finita

(Questo articolo fa parte di uno speciale PIIGS in cui  abbiamo analizzato la situazione economica di cinque paesi Portogallo, Irlanda, ItaliaSpagna e Grecia

Per ora più sommersa che salvata visto che temporeggia sulla richiesta di salvataggio, la Spagna è, dopo la Grecia (vedi report) , il paese dei Pigs che sta soffrendo maggiormente la crisi. Secondo i dati Eurostat 2011 2.267.000 bambini, ovvero il 27,2%, vivono al di sotto della soglia di povertà nel paese. La giornalista Patrizia La Daga che da anni lavora in Spagna racconta così la drammatica realtà spagnola nel suo letterblog www.leultime20.it

“ Chi vive qui sa che l’economia del paese è più ferma dell’acqua di un lago. Tutti gli indicatori socio-economici del Paese sono disastrosi. Imprese e negozi muoiono sterminati da un sistema creditizio che ha chiuso tutti i rubinetti. Il lavoro è un miraggio. Chi può emigra in cerca di fortuna. Il resto è miseria quotidiana. Agenti immobiliari che aprono ristoranti che poi falliscono, imprenditori che vendono assicurazioni, manager che danno lezioni private di spagnolo, giornalisti che subaffittano stanze del proprio appartamento e tanti, troppi, padri di famiglia disperati. Storie reali di gente che conosco, non lette sui giornali. E vivo a Barcellona, una delle città in teoria più ricche del Paese.”

Una ricchezza fittizia quella della Spagna secondo alcuni osservatori in quanto generata da una bolla immobiliare che la crisi finanziaria mondiale ha fatto esplodere alla fine del 2006. Causando reazioni a catena. E vittime illustri. Come le banche spagnole che hanno concesso crediti a famiglie e imprese per sostenere questo Spanish Dream. E che ora devono essere ricapitalizzate per un centinaio di miliardi.

L’economia è entrata in fase di recessione. Per il 2012 le stime parlano di una diminuzione del Pil del -1,8% dopo il -3,7% del 2009. I conti pubblici continuano a peggiorare. Il deficit, quindi la differenza tra le spese e le entrate dello stato a causa della recessione, dello spread e della ricapitalizzazione delle banche, è dall’inizio della crisi in profondo rosso. Nel 2011 il deficit è stato negativo e pari al -8,5%. L’obiettivo richiesto dalla Ue per quest’anno è di portarlo al 6,3% per il 2012 e al 4,5% nel 2013. Per raggiungerlo il governo spagnolo ha varato nuovi risparmi per 40 miliardi di euro, attraverso una riduzione fino al 20% delle spese dei ministeri, una lotta più dura contro la frode fiscale e la liberalizzazione di alcuni settori ancora protetti.

Intanto 4 banche spagnole nazionalizzate (Bankia, Novagalicia, CatalunyaCaixa e Banca di Valencia) riceveranno un primo pacchetto di aiuti 37 miliardi di euro da parte europea.

Il dramma degli sfratti

La bolla immobiliare finanziata con il debito sta creando grossi problemi alle banche spagnole. Lo scorso giugno il tasso di morosità delle imprese immobiliari era circa il 25%: una su quattro quindi non è riuscita a onorare il prestito contratto con le banche. La principale associazione degli imprenditori spagnoli calcola che in Spagna ci sono 1 milione di case invendute sul mercato immobiliare e gli occupati nel settore dell’edilizia sono passati da 2,5 milioni nel 2006 a 1 milione nel 2012. Le banche spagnole hanno nei loro portafogli circa 150mila case che non riescono a vendere. Molti appartamenti sono tornati in loro possesso perché molte aziende di costruzioni sono fallite e perché molte famiglie non sono più state in grado di pagare i loro mutui sulla casa.

Dallo scoppio della bolla speculativa immobiliare sono almeno 400mila gli spagnoli che hanno perso casa per non essere riusciti a pagare i mutui. La crisi economica, l’aumento della disoccupazione e lo scoppio della bolla immobiliare con prezzi in caduta libera (anche del 70%) ha provocato una escalation degli sfratti. Due persone cui la banca ha tolto la casa perché non pagavano le rate del mutuo si sono suicidate.

Il premier spagnolo ha dichiarato addirittura che numerosi cittadini spagnoli vivono in condizioni inumani e terribili e che il fenomeno degli sfratti va fermato. In seguito ai recenti fatti di cronaca drammatici rappresentati da diversi suicidi di proprietari immobiliari e alle pressioni del governo le banche spagnole di maggiori dimensioni hanno acconsentito a congelare per due anni le procedure di sfratto per i loro clienti in condizioni di estremo bisogno finanziario.

 

 

Disoccupazione alle stelle

Il tasso di disoccupazione è addirittura peggiore di quello greco. In Spagna la disoccupazione riguarda il 26% dei cittadini e la metà dei giovani: uno su due è senza lavoro.

L’indice della miseria

L’indice della miseria mostra che in Spagna la popolazione non è mai stata in condizioni peggiori. Questo indice misura la miseria utilizzando due indicatori: il tasso di disoccupazione e l’inflazione. L’inflazione in Spagna è pari attualmente al 3,5%, la più alta di sempre, insieme al tasso di disoccupazione che non ha mai raggiunto parti così ampie di popolazione.

Come si vede dal grafico gli spagnoli sono messi molto peggio degli italiani e della media dei cittadini europei.

Salviamo la democrazia

In Spagna il malcontento sociale come in Grecia continua ad aumentare. Le recenti proteste di piazza, in cui migliaia di studenti si sono mobilitati contro i recortes, i tagli all’istruzione del Governo conservatore di Mariano Rajoy, mostrano un paese alle corde sempre più insofferente verso le misure di austerity imposte dal governo.

Per garantire l’ordine le forze di polizia stanno usando metodi forti. E si stanno cercando di varare delle leggi che occultino e proteggano gli agenti. Con buona pace della democrazia. Il direttore generale della Polizia, Ignacio Cosidó, ha annunciato l’imminente riforma della Legge di Sicurezza Cittadina che, tra le varie norme, proibirà «di acquisire, riprodurre e trattare immagini, suoni o dati di membri delle forze di sicurezza nell’esercizio delle loro funzioni, quando possono mettere in pericolo le loro vite o in rischio operazioni che stanno sviluppando». In tal modo, secondo i vertici della Policia, si vuole assicurare «un equilibrio tra la protezione dei diritti dei cittadini e quelli delle forze di sicurezza». Questa è la spiegazione ufficiale ma unita alle ultime mosse di un numeroso gruppo di deputati del Partido Popular (che compone l’attuale maggioranza dell’esecutivo) di rivedere il diritto a manifestare introducendo misure più restrittive getta una luce inquietante sull’involuzione del paese.

Il 25 settembre scorso gli Indignados hanno organizzato una manifestazione davanti al Parlamento di Madrid salvare la democrazia “sequestrata dai mercati finanziari con la complicità dei partiti politici”. Ce l’hanno con le banche visto che il salvataggio di queste istituzioni lo si sta facendo con i soldi di tutti i cittadini. Le perdite degli istituti iberici le stanno pagando i contribuenti. Gli sconti tra i manifestanti e la polizia sono stati particolarmente violenti con studenti, giovani e pensionati pestati a sangue dagli agenti.

 

Ed è fuga di capitali e non solo

La Banca di Spagna ha calcolato che dal giugno 2011 circa 343 miliardi e cioè circa un terzo del pil totale, sono defluiti dal paese iberico. La quota di debito pubblico in mano a investitori esteri è scesa in agosto al 33,86% del totale dal 51,54% di un anno prima. Secondo l’agenzia di rating Moody’s il debito della Spagna è investment grade ma per un solo notch. Ovvero un solo gradino separa i bonos dai junk bond, le obbligazioni spazzatura. La Spagna ha evitato un nuovo declassamento grazie al sostegno ricevuto dall’Eurozona e dalla Banca centrale europea, che si è impegnata ad acquistare i bond spagnoli, e agli sforzi del governo, ritenuti all’altezza per stabilizzare il debito nei prossimi anni, ma l’outlook della Spagna per Moody’s è negativo.

Oltre alla fuga di capitali la Spagna sta riducendo anche la propria popolazione. Secondo l’Istituto nazionale di statistica di Madrid tra il gennaio del 2011 e l’ottobre del 2012 sono emigrate dalla Spagna 927.890 persone, di cui 117.523 di nazionalità spagnola. Se prima dal Sud America si atterrava in Spagna ora sta avvenendo il fenomeno inverso.

In Spagna la fiesta è finita. E si aspetta da diverse settimana da un momento all’altro che il primo ministro spagnolo alzi ufficialmente bandiera bianca, chiedendo di avere accesso al programma di salvataggio (e richiesta di tutela) messo in piedi dalla Bce questo estate.
Un’opzione in cui secondo l’economista Lorenzo Bini Smaghi la Spagna non deve perdere altro tempo: “hanno bisogno di rilanciare l’economia e hanno bisogno di tassi di interesse più bassi: l’unico modo per farlo è quello di richiedere un programma di aiuti”, ha spiegato, aggiungendo che la Spagna avrebbe dovuto farlo già “ieri”.

Il Paese riceverà gli aiuti per le sue banche a inizio dicembre. Ma per il fondo americano questo non cambia di una virgola nulla: Madrid firmerà la sua resa.

Ma per tornare a ballare la Spagna avrà bisogno di tempo e non sarà un’operazione facile. Sempre che la medicina della Troika, l’austerity, sia la cura giusta per questo Paese.

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI