ONORE A STEVE JOBS. IL PIU’ GRANDE IMPRENDITORE DOPO IL BIG BANG.

«Io voglio lasciare un’ammaccatura nell’Universo», ha scritto Steve Jobs.
E stamane quando ho avuto la notizia della sua morte prematura a 56 anni non mi sono preoccupato per il titolo Apple in Borsa (che ha reagito peraltro con grande compostezza) ma perché il mondo ha perso sicuramente uno dei più grandi, lucidi, visionari veri imprenditori dell’ultimo mezzo secolo. Un pezzo del sogno americano, il Walt Disney dell’era digitale.

Se usate oggi il mouse sul computer e questi “aggeggi” sono diventati sempre più belli, utili e facili da utilizzare; se il vostro telefonino oggi è diventato così intelligente che potete utilizzarlo per migliaia di funzioni; se la musica in formato Mp3 è diventato oggi il nuovo standard anche per l’industria discografica; se i vostri figli (e un po’ anche voi) sono diventati fan di cartoni d’animazione come “Toy Story”, “Gli incredibili” o “Ratatouille” ; se ora il verbo dell’industria dei pc è diventato il tablet dopo il clamoroso successo dell’iPad è merito di questo talento incredibile di origine siriana da parte di padre.

Un visionario capace costantemente di reinventare il futuro fra clamorosi successi e cocenti flop.

Per lui l’innovazione era creatività ma anche e soprattutto grande capacità di osservazione e sintesi. Una dote che tutti possiamo fare anche nostra nella nostra attività professionale, imprenditoriale e finanziaria. Anche come investitori o risparmiatori.

“Essere creativi significa soltanto saper combinare le cose” ha dichiarato tempo fa alla rivista Wired.

L’innovazione non consiste solo nell’inventare nuove tecnologie, ma anche nel prendere quelle già esistenti, rendendole facili da utilizzare.

E una delle sue citazioni  preferite sul tema era di Picasso: “i bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano”. Aggiungendo, candidamente:  “E noi non ci siamo mai vergognati di copiare le grandi idee”.

Era il giugno 2005 quando Steve Jobs aveva  commosso centinaia di studenti dell’Università di Stanford. Lui era stato invitato come ospite d’onore, doveva parlare del futuro e per farlo scelse di raccontare il suo passato di bambino abbandonato.

«Nella mia vita ho mollato tutto. È una storia che è iniziata prima che nascessi». E Jobs raccontò di quella mamma studentessa caparbia e decisa, e di quella clausola posta per l’adozione: «solo a laureati», lei che voleva che il suo bambino crescesse tra gente che capisse l’importanza dell’istruzione. I suoi genitori adottivi alla fine non furono scelti fra quelli laureati;  Steve Jobs fece una vita “scapestrata” e abbandonò l’Università non prendendo mai quel pezzo di carta.

Ma seppe emergere come uomo e imprenditore nel corso degli anni seguenti, diventando una delle personalità più influenti dell’ultimo secolo in moltissimi campi.

«Tutti i puntini si collegheranno in qualche modo…

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