SUI BOND ARGENTINI LA SITUAZIONE E’ GRAVE MA NON SERIA?

“Don’t cry for me Argentina” è il brano musicale composto nel 1975 da Andrew Lloyd Webber su testi di Tim Rice per il musical Evita reso celebre nel mondo dall’interpretazione di Madonna.

 

 

E per i detentori di obbligazioni argentine sembra che siamo di nuovo al “redde rationem” se non si troverà una soluzione dopo la dichiarazione di “default tecnico” di questa notte.

C’è questa volta ancora da piangere come avvenne nel dicembre 2001 quando  il Governo argentino, a seguito di un rilevante deterioramento delle condizioni macro-economiche del Paese, dichiarò la moratoria sul debito dello Stato, congelando il pagamento degli interessi e sospendendo il rimborso del capitale dei propri titoli in scadenza coinvolgendo fra gli altri oltre 450.000 risparmiatori italiani?

Oppure “La situazione è grave ma non seria” come diceva Ennio Flaiano dell’Italia?

Parliamo di questi argomenti e del caso Argentina con Giovanni Ponzetto, strategist obbligazionario di Tokos di Torino, società di consulenza finanziaria che collabora attivamente da diversi anni alla costruzione dei nostri portafogli discrezionali di titoli a reddito fisso (Cash Plus, Reddito Extra, Alto Rendimento).

Fra qualche giorno continueremo la conversazione parlando invece del mercato obbligazionario italiano ed europeo. C’è un rischio “bolla” nei bond? E dei titoli di Stato italiano e del debito pubblico che continua a montare possiamo stare tranquilli? Anche in Italia “la situazione è grave ma non seria”?

Ma parliamo ora vista l’attualità di Argentina…

Obbligazione argentina

Gaziano: Bond argentina: che cosa rischiano nuovamente i vari tipi di obbligazionisti? Ieri notte è scaduto, infatti, il termine per il pagamento degli interessi agli obbligazionisti. Ha vinto la linea del giudice americano Thomas Griesa secondo cui Buenos Aires non può pagare gli interessi a chi ha accettato la ristrutturazione del debito senza versarli anche a chi ha detto “no” alla proposta del governo. I tentativi di accordo non sono arrivati prima della fine del gong e come aveva rilevato già qualche mese fa il premio Nobel per l’Economia, Joseph E. Stiglitz (vedi qui), si crea un caso giuridico che favorirà i “fondi avvoltoio”. Dopo 13 anni un altro default per l’Argentina?

Ponzetto: “Il governo argentino aveva già versato nei tempi i soldi per pagare la prossima cedola delle obbligazioni ai detentori. L’ostacolo per i detentori nostrani di titoli argentini denominati in euro non sembra esistere e potrebbe tutto risolversi in “molto rumore per nulla” anche nell’ipotesi di nuovo “default” tecnico. L’Argentina infatti, a norma di regolamento, fa passare tutti i flussi al di fuori dagli Stati Uniti. Il Paese continua nel suo stato di crisi “italiota”, ma in questo la situazione è simile a prima. Il più grosso ostacolo all’accordo fra le parti era la clausola che prevede che chi aveva aderito allo scambio accede in automatico a qualunque accordo migliorativo con gli “holdouts” (circa l’8% degli obbligazionisti) ovvero i detentori dei titoli del debito pubblico argentino che non avevano aderito alla proposta di ristrutturazione che prevedeva sostanzialmente di tagliare quasi del 70% del valore dei titoli e delle nuove scadenze a 28 e 33 anni. A far saltare il banco si sono messi di traverso gli obbligazionisti che non avevano aderito alla ristrutturazione e hanno preferito rastrellare a prezzi super scontati i bond argentini per poi adire la via giudiziaria e riavere il 100% del nominale. Così è accaduto a NML Capital, guidata da Paul Singer, e Aurelius (definiti “fondi avvoltoi” perché specializzati nell’agire legalmente e insinuarsi nelle situazioni difficili), che hanno presentato ricorso al giudice di New York (i titoli sono stati emessi ai sensi del diritto statunitense) per 1.330 milioni di dollari, tra capitale e interessi e attendevano di essere liquidati, moltiplicando la posta. Ma la clausola scade a dicembre, quindi niente vieta di andare in default, rimanere sei mesi, ed il primo gennaio pagare questi lupi mannari e poi riprendere come prima”.

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Giovanni Ponzetto, analista obbligazionario di Tokos


Gaziano:
Questo ostacolo significa che se l’Argentina dovesse tirare fuori più soldi anche per i vecchi bond potrebbe ragionevolmente fare saltare il banco? Come si è comportato finora il mercato dei bond argentini?

Ponzetto: “A norma del prospetto (ed ormai viviamo in un mondo in cui i governi giustificano “l’abbandono” dei contratti), se ottemperasse alla sentenza dovrebbe tirare fuori TUTTI i soldi. Ma l’Argentina non ne ha abbastanza, ammesso che li abbia mai avuti. I bond argentini non hanno patito se non di recente grosse discese per questa vicenda. Il bond Argentina discount 2033 è sceso da 87 a 82, ma a marzo valeva 60, ed a fine anno valeva 71. Non sembra che il mercato, per quanto certo preoccupato, sconti scenari apocalittici come fanno balenare titoli di giornali o alcuni siti finanziari per cui i bond Argentina possano trasformarsi in cenere. Il titolo Argentina Par in euro, che era sceso a 33 a marzo, vale 39 ora in discesa dal massimo di 52 dieci giorni fa.

E va fatto notare che oggi dopo la dichiarazione di “default tecnico” del debito pubblico argentino alcuni titoli negoziati sul Tlx oggi mostrano quotazioni molto illuminanti. Prendiamo le obbligazioni Argentina con scadenza 2038 (Isin XS0501195993) che hanno in mano moltissimi risparmiatori italiani denominate in euro: sono arrivate a valere questa mattina anche 36 con una discesa di quasi 15 punti (ovvero una discesa del 30% rispetto a ieri). Il titolo Argentina quasi identico denominato in dollari Usa (e che è detenuto percentualmente da molti meno risparmiatori italiani) sempre con scadenza 2038 (isin US040114GK09) addirittura in questo momento è in salita e vale 51,5 “.

 



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