SUI FONDI D’INVESTIMENTO MEGLIO L’INVESTIMENTO ATTIVO O RINUNCIARE IN PARTENZA E PUNTARE TUTTO SULLA DIVERSIFICAZIONE? LA STORIA DEL CALABRONE.

Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha…”. Sono le parole di Vasco Rossi e di una sua bellissima canzone ed è la domanda che ci ha posto questo mese il direttore di Traders’, Emilio Tomasini. Fare consulenza indipendente sui fondi di investimento ha un senso?

calabroneE la domanda ci sembra molto attuale perché in un noto settimanale finanziario abbiamo letto in queste settimane l’inchiesta di copertina dedicata alla minore interdipendenza fra i vari listini mondiali. Per fare un esempio rispetto alla primavera del 2007 il listino italiano è ancora sotto del 40% mentre quello statunitense è tornato sui massimi.

Effetto di una minore correlazione fra i vari listini secondo la ricerca ripresa in questa inchiesta che spiega come al 2007 l’interdipendenza fra i mercati era superiore al 70% del movimento mentre da qualche anno viaggia sotto il 60%. Risultato? Se si sbaglia piazza o comparto nonostante magari il movimento di fondo sia rialzista c’è il rischio di scottarsi le penne come è successo in questi ultimi semestri a chi ha investito sulle azioni o obbligazioni di molti Paesi emergenti investendo sui fondi di queste aree.

La risposta che viene data ai risparmiatori in questa inchiesta, intervistando gestori e consulente finanziari è però una perla di saggezza o di comicità: dipende dai punti di vista. Se le Borse non seguono più la stessa strada il consiglio della maggior parte degli “esperti” è infatti ora più che mai quello della diversificazione. Comprare un po’ di tutto e cosi’ bilanciare le aree forti con quelle deboli. Fare un mix, un “fritto misto” come diciamo noi per criticare questo modo di impostare la “torta”, facendo un bel pasticcio!

Un po’ di Italia, di azionari emergenti, di Stati Uniti, di obbligazionario  misto  e un pizzico di Emergenti “New Frontiers” e voilà questa è l’asset allocation per molti esperti del settore.

Noi non la pensiamo così e quando leggiamo simili interviste a simili esperti che danno simili consigli ci viene in mente una frase di un certo Warren Buffett un po’ cattivella: “La diversificazione è una protezione contro l’ignoranza”. Vi sembra una frase un po’ forte?

Vediamo le cose dalla parte del risparmiatore che è il nostro padrone (o così dovrebbe essere): questi si rivolge a un consulente finanziario o un private banker o un promotore o vattelapesca per chiedergli come investire il suo patrimonio. Questi è così esperto che a pioggia gli suggerisce di investire su tutto, il rosso e il nero, i pari e il dispari, in modo da “diversificare” bene il patrimonio e così se ci sarà un anno qualcosa in portafoglio che va male c’è una certa probabilità che qualcosa vada pure bene. Geniale, no?

Inutile dire che questo modo di investire ci sembra delirante pur se dall’esperienza è questo l’architrave su cui si fonda l’industria di gran parte del risparmio gestito. E dove i venditori più furbetti che fanno “advice” magari per vendere il “sciogno” per dirla con Briatore vanno a selezionare i fondi dalle performance più brillanti passate, facendo balenare nella mente dell’investitore che quello potrebbe essere il rendimento futuro.

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Un approccio che spesso significa spingere la diversificazione in maniera eccessiva utilizzando moltissimi prodotti che fanno tutto e il contrario di tutto, moltiplicando i costi e le commissioni a carico del cliente.

Nel nostro lavoro ci capita, infatti, di vedere molte posizioni di risparmiatori che hanno seguito i consigli di estrema diversificazione (e vediamo portafogli assurdi con decine e decine di fondi, talvolta addirittura centinaia in alcune gestioni patrimoniali!) suggeriti dai loro bankers anche per patrimoni milionari).

Il risultato nella maggior parte dei casi? Uno sciupio clamoroso di opportunità. Prendete l’anno scorso dove per molte Borse (da quella Usa a quella italiana) è stato un anno quasi da Toro Scatenato. Eppure molti risparmiatori hanno di questo rialzo visto ben poco perché in molti casi zavorrati dal pessimo andamento dei fondi investiti sui mercati emergenti (azionari o obbligazioni) che sono stati mantenuti in portafoglio “gelosamente” nonostante l’andamento a gambero.

“Un senso non ce l’ha” secondo noi questo approccio perchè fare VERA consulenza indipendente sui fondi e utilizzando l’analisi quantitativa non significa diversificare su tutto ma cercare di essere investiti soprattutto sui temi più forti. E non su tutto. Cercare di avere in portafoglio le aree e i fondi che salgono e non tutti, compresi quelli che scendono. E in questo chi fa consulenza sui fondi deve dimostrare il proprio valore aggiunto.

figura2fondi

E sui fondi d’investimento il metodo che un buon consulente finanziario indipendente può dare utilizzando un approccio quantitativo può fare la differenza anche nel fund picking, muovendosi in moto attivo e flessibile, facendo un lavoro doppio che va proprio in questa direzione. Selezionando statisticamente i fondi migliori come rischio/rendimento rispetto al benchmark (la differenza può essere in un anno anche di 20 punti percentuali all’interno!) all’interno dei vari comparti; decidendo poi quando entrare e uscire sulle varie aree o comparti.

Figura1listini2004

Scienza o fantascienza? L’obiezione tipica dei sostenitori dell’investimento passivo è che sia impossibile fare meglio del mercato secondo una teoria suggestiva ma smentita da molti anni dal mercato e dai successivi studi accademici. Una teoria che fa comodo a molti venditori di fumo (e che non hanno nulla da vendere se non chiacchiera e corsi in molti casi) e che viene smentita dall’inefficienza dei mercati finanziari. Nel nostro caso il primo portafoglio di fondi monomanager (sui fondi Schroder) è stato lanciato sul sito SoldiExpert SCF il 22 dicembre 2004 e da allora ha avuto una performance reale (non parliamo di backetesting) del + 92,47% con un drawdown del 18,06% a fronte delle indici delle azioni mondiali nello stesso periodo salito del  39,56% con una volatilità del 53%. Nel caso di portafogli su fondi di diverse società di gestione (multimanager) abbiamo ottenuto risultati ancora superiori. Un buon consulente finanziario indipendente che sa usare l’analisi quantitativa (e non siamo certo i soli) può aiutare un investitore (piccolo o grande) a ottenere rendimenti migliori senza farlo rischiare di più. Tutt’altro. Diversificare certo è giusto e corretto (senza esagerare altrimenti basta comprarsi un fondo azionario internazionale e con un solo fondo o Etf si ha un risultato perfino migliore) ma non può essere la soluzione a tutto.

D’altraparte l’aneddoto è noto: secondo i massimi esperti di aerodinamica, il volo del calabrone, dato il suo peso, la sua forma e le caratteristiche fisiche dell’aria, è impossibile. Eppure il calabrone vola. Se cercate un buon consulente finanziario che vi dia consigli sui fondi, cercate un calabrone (e non una zecca). Esistono!

 robertaEsalvatore

*Coppia nella vita ma anche nel lavoro Roberta Rossi e Salvatore Gaziano sono gli amministratori e i fondatori di SoldiExpert SCF (www.soldiexpert.com ) , società specializzata nella consulenza finanziaria indipendente che opera con un approccio flessibile su tutti i mercati da oltre 15 anni rivolgendosi a privati risparmiatori ma anche a investitori istituzionali, operando secondo un approccio rigorosamente quantitativo per oltre il 90% dei portafogli (sia azionari che obbligazionari). Una metodologia proprietaria che ha dimostrato in anni anche difficili di riuscire realmente a tagliare le perdite e far correre i profitti operando su azioni, fondi e Etf azionari e obbligazionari.

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