SULL’OBBLIGAZIONARIO E SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO SI AVVICINA LA RESA DEI CONTI?

Dopo una puntata dedicata al caso dei bond argentini (vedi qui) ritorniamo a parlare di obbligazionario in questa seconda parte con un focus questa volta sul Vecchio Continente e sull’Italia.
E continuiamo naturalmente la nostra conversazione a ruota libera con Giovanni Ponzetto, strategist obbligazionario di Tokos di Torino, società di consulenza finanziaria che collabora attivamente da diversi anni alla costruzione dei nostri portafogli discrezionali di titoli a reddito fisso (Reddito Extra, Alto Rendimento)..

Anche in Italia come in Argentina “la situazione è grave ma non seria” ?

E come vanno da noi le cose sul fronte del debito e dell’economia? Ci preoccupiamo per i bond argentini ma quelli italiani sono sicuri? C’è chi sostiene che c’è un rischio “bolla” nei rendimenti giunti a livelli bassissimi: chi invece non si fida troppo dell’emittente (ovvero lo Stato Italiano) che con un debito pubblico fra i più alti del mondo non sembra far prefigurare scenari troppo positivi.

resadeiconti

Intanto Piazza Affari perde quota
Sul mercato azionario italiano intanto nelle ultime settimane il nostro listino sta soffrendo particolarmente l’estate compresi evidentemente i nostri portafogli azionari ma nulla di nuovo sotto il sole (per quanto in questo luglio lo abbiamo visto a rate) sta accadendo e come sempre abbiamo scritto e ripetuto in questi anni fino alla noia le fasi avverse esistono ed esisteranno sempre (pure con i nostri portafogli). Chi investe deve avere un orizzonte temporale adeguato (argomento che abbiamo trattato l’ultima volta a marzo 2014 e che conferma in pieno quanto avevamo scritto qui ), ragionando di testa ma non di pancia perché se segue l’istinto nel 90% dei casi il risparmiatore “trader” è destinato a perdere e capitolare.

E peraltro il mercato azionario italiano (altro argomento su cui abbiamo scritto tantissime volte) è fra quelli a maggiore volatilità sia all’insù che all’ingiù e questo significa che se non si ha un profilo di rischio adeguato unito a un orizzonte temporale corretto di almeno 6/7 anni almeno si rischia di esserne stritolati se si pensa di guadagnare facendo una “veloce puntata” ragione per cui consigliamo da molti anni fino  alla nausea  se non si possiede questa tempra, di affiancare all’investimento sull’azionario italiano (se lo si vuole comunque fare) anche quello su altre piazze più diversificate (come i portafogli di fondi o Etf azionari) e/o l’investimento obbligazionario per comporre un asset allocation più bilanciata.

E i risultati ottenuti nel corso di questi anni (e che hanno colto coloro che hanno seguito i nostri consigli in modo continuativo e non per qualche quadrimestre) dai nostri portafogli dimostrano che è una gestione sistematica e consapevole dei propri risparmi è in grado di ottenere risultati superiori all’andamento del mercato e fortemente positivi. Che non si improvvisano con una gestione a braccio o seguendo il cosiddetto “buon senso” o istinto che è quella cosa che a molti risparmiatori li fa entrare sui mercati quando salgono e scappare (senza seguire un piano preordinato) quando scendono, prendendosi così alla fine solo schiaffi. Ma su questi argomenti a breve ci sarà una sorpresa che crediamo possa essere molto utile per chi invece vuole investire con metodo e risultato e confrontare le varie strategie nel tempo con mente aperta e comprendere la logica delle nostre strategie.

Ma continuiamo con Giovanni Ponzetto di Tokos la nostra conversazione sull’obbligazionario e sul debito pubblico italiano…

ponzetto.

Qualche risparmiatore si dice preoccupato del mercato obbligazionario e citando alcuni articoli parla di “rischio bolla”. Rendimenti a medio lungo come a breve termini troppo bassi, quasi irrisori. “Senza senso” sostiene qualcuno con grossi rischi di discesa dei prezzi dei bond. In questi giorni peraltro una lieve correzione dei prezzi si è iniziata vedere sui Btp ma ben poca cosa se si guardano i prezzi dove erano qualche mese fa. Cosa ne pensi?

“E’ una tesi quella della “bolla” che come sai non mi convince e se vogliamo dirla tutta chi la sostiene spesso dice questo da quasi 2 anni e intanto il mercato obbligazionario è salito di quasi il 15%, smentendoli in modo clamoroso. Due volte al giorno anche un orologio rotto l’azzecca…Certo è vero che stiamo vivendo una fase del tutto eccezionale con un intervento massiccio delle banche centrali ma gli scenari che abbiamo davanti non sono chiari a nessuno o tali da poter formulare granitiche certezze su dove andranno i tassi e i mercati. Peraltro quando sento parlare di “bolla” nel mercato obbligazionario e si fanno i paragoni con quello azionario come la bolla di Internet del 1999/2000 mi viene un po’ d’orticaria.
Avendola vissuta, definirei lo stato di “bolla” sulle azioni in questo modo: tutti gli operatori sono convinti o convincibili, dati alla mano, dell’assurdità delle valutazioni intrinseche, ma sono spinti a tenere/comprare convinti dal fatto che il mercato salga assieme alle valutazioni. In pratica sanno che se la bolla esplode difficilmente rivedranno i loro soldi in termini nominali. Invece, se un quarantenne compra un BTP a 10 anni oggi, al 2,68% lordo, può avere un costo/opportunità anche alto, ma alla fine i suoi soldi (se manterrà il titolo) li rivedrà (salvo un fallimento dell’emittente ma questa è un’altra cosa) seppur patendo una bella volatilità delle quotazioni dei titoli in discesa.
Guardiamo invece a una bolla azionaria e cosa succede. La bolla giapponese finisce nel gennaio 1990, con l’indice Topix Total Return a 2.725, ed oggi è a 1.744, con una perdita del 35%, mentre l’indice dei titoli di stato Giapponesi dal 1992 ad oggi è raddoppiato. A mia opinione la grande differenza introdotta dai tassi bassi è che è meno oneroso detenere cassa, e quindi è prudente detenerne di più”.

Non possiamo ora non parlare dei titoli obbligazionari e governativi italiani. In questi giorni stiamo assistendo a nuovi minimi dei rendimenti sui BTP decennali e discese dello spread BTP/Bund.
Il mercato dei titoli di Stato non pare sentire le tensioni internazionali (dall’Ucraina all’Argentina) e nemmeno i deludenti dati sull’andamento economico italiano se non in modo per ora molto marginale. Eppure sui titoli governativi italiani c’è chi li vede sempre più come una bomba a tempo vedendo la crescita del debito pubblico italiano e i dati anemici della produzione. Non ti chiedo visto che non siamo “profeti” (e abbiamo la stessa scarsa considerazione per chi contrabbanda l’idea di conoscere i prezzi futuri) cosa succederà ma come vedete la situazione dal vostro desk obbligazionario in Tokos…

“I titoli governativi italiani sono attività finanziarie come le altre, anzi nella storia della Tokos siamo stati assolutamente SENZA per i primi anni (perchè trovavamo di meglio), ed abbiamo cominciato a prenderli nella crisi del passaggio Berlusconi/Monti. Se c’è una lezione imparata col sangue poi è che spesso i cosiddetti “fondamentali macroeconomici” ed i mercati non sempre sanno l’uno dell’esistenza dell’altro…tanto i BTP li comprano le banche con i soldi di Draghi.
Parlando sul serio, il lato negativo in Italia è che abbiamo uno Stato che rappresenta più del 50% del PIL. In positivo, abbiamo uno Stato che rappresenta più del 50% del PIL, per cui volessimo o dovessimo mettere i conti a posto non sarebbe complicato come lo è stato per Irlanda o Spagna. Non riesco ad immaginare che Bondi, Giavazzi o Cottarelli non sappiano come si fa a tagliare la spesa, e su 800 miliardi di euro, una sforbiciata strutturale di una ventina di miliardi di euro è poco o nulla. Basti pensare che il professor Luca Ricolfi ha fatto il conto che anche solo portando le spese delle regioni tutte al livello delle migliori tre questo porterebbe risparmi strutturali per 50 miliardi di euro; il problema è che la politica è più capace a buttarli via i soldi rispetto a tagliarli, vedi il caso Alitalia”.

 

andamento-Pil-Italia
L’andamento del Pil italiano (base omogena a 100) a confronto con quello di altre economie dal 2007 in poi

 

Ok ma la domanda che sorge spontanea a questo punto è in base al mercato e al vostro sentiment i conti Renzi li vuole o li deve mettere a posto? Non sono un po’ fuori controllo come debito accumulato e crescita anemica e non s’intravede ancora nessuna cura o c’è troppo pessimismo in chi dice che andando avanti di questo passo o arriva la Troika o una patrimoniale?

“Su questo ti devo dire che trattiamo questi argomenti come opinioni, e cerchiamo di non farli entrare troppo nelle decisioni di investimento: per noi è più facile e redditizio fare ordini di preferenza tra obbligazioni omogenee che divinare la politica economica. Però è il mio passatempo, quindi ti rispondo: personalmente non so se Renzi voglia o non voglia mettere i conti a posto. La domanda mi sembra un po’ sterile. A monte c’è il problema se sa come sono messi i conti. Vedila così: la squadra di Renzi è di per sè composta di facce nuove (“metto la mia inesperienza al servizio del paese”, ha detto una delle sue ministre), tranne una: il ministro dell’Economia Padoan era già responsabile economico della Fondazione Italiani Europei di Massimo d’Alema tempo fa, era all’FMI e si occupava della Grecia prima che “cappottasse”. E la poca produzione intellettuale disponibile non lo mette all’avanguardia della tecnica economica.
I provvedimenti economici finora adottati, dagli 80 euro in più al mese alla tassa Siae, sembrano cose a metà tra assemblea studentesca al liceo e brainstorming fra il pubblico giovanile in un meeting di Comunione & Liberazione. Alitalia ha seguito il copione Air France, nel senso che si parlano tra tutti prima di vedere se l’acquirente in fieri poi approverebbe cosa decidono e in questi anni fra Stato e “patrioti” sono stati buttati 5 anni e quasi 5 miliardi di euro. Si stanno “amminchiando” sulle riforme istituzionali, e la crescita economica delude. Non in rapporto alle loro stime, quelle erano pompate per far sembrare che le entrate fiscali crescessero, ma rispetto a quelle che gente come me e te pensava al bar, cioè zero. Nada. Il mercato immobiliare è una bomba ad orologeria, in parte già scoppiata (vedi fondo Olinda: se la stampa l’ha detta giusta, il fondo è stato venduto al 30% sotto il nav di dicembre).
La “discontinuità” quindi in economia non c’è stata: questo pone problemi, come dici tu”.

 

debito-pubblico-Italia
Il rapporto debito pubblico/Pil a confronto dal 2007 in poi in differenti Paesi

 

Arriverà la Troika e gli stranieri a salvarci?
 Questo io non lo credo: come si dice in tedesco “tuo problema, tua soluzione”. Inoltre, La troika di oggi non è quella che è entrata in Grecia per emendarla dalle sue cattive abitudini; è simile a Bush dopo aver vinto la guerra in Iraq, e dopo essere rimasto lì un po’ di anni; la voglia di prendersi grane a fronte di una classe politica e di una parte dominante di popolazione che assolutamente non vuole che le cose cambino non mi sembra ci sia. Siamo sempre quelli del “cambiare tutto perchè nulla cambi” e questo “Gattopardo” non lo ammazza nessuno in Italia.
Usciremo dall’euro? Non vedo personalmente come, proprio nel senso pratico del termine. Pensa cosa comporterebbe: stampa nuove banconote, ridenominazione titoli obbligazionari, controlli di capitale, con in più la segretezza necessaria a far sì che una operazione del genere abbia una sia pur minima possibilità di successo prima che venga annunciata….Mah. Nota, non prenderla come un giudizio sull’opportunità. È proprio che non vedo come. Certo, si può farla malissimo, ma quello sono scenari da Weimar. Non credo che l’ intellighènzia sia così stupida.

Intanto cresce la paura per una “patrimoniale” ovvero un’imposta straordinaria che colpisca il patrimonio degli italiani. Eppure come ha ricordato in questi giorni  l’Ufficio studi della Cgia (l’associazione degli artigiani)  nel 2013 le imposte patrimoniali che gravano sui contribuenti italiani hanno garantito alle casse statali ben 41,5 miliardi di euro. E nel 2014 il conto dovrebbe salire…

E’ vero e infatti di “patrimoniale” c’è già quella di Monti, ricorrente su tutto il patrimonio. Già non mi capacito sulla decisione miope di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, portando le aliquote effettive per i “poveri” al di sopra delle aliquote IRPEF. Se devo essere sincero, vedo più probabile una spoliazione dei fondi pensione, mi sembra l’abbiano già fatta in Polonia. E recentemente un sottosegretario dell’attuale governo ha ventilato e poi smentito un possibile intervento in questa direzione.

Fondi pensione spagnoli

 

 A me viene da ridere amaro, perchè nella mia vita professionale precedente mi occupavo di questo e continuavo a dire che lasciare nella stessa stanza la politica ed i fondi pensione non era una grande idea…Ti prendo asset e ti dò titoli di stato, oppure spendo grani (tuoi) a fronte di “sviluppo bonds”, le possibilità sono infinite, ed io fondo pensione devo stare zitto, perchè mi hanno pelosamente lasciato una tassazione bassa sulle rendite. Inoltre tutte le tasse sulla casa, camuffate da tassa su servizi o ricchezza, sono patrimoniali ricorrenti. Dovrebbe essere chiaro a tutti che le case, come tutti gli altri attivi non finanziari, NON pagano tasse: le paga il proprietario tosandolo o dal reddito o dal patrimonio finanziario. Quindi “tassare la casa” o “tassare il possesso di unghie dei piedi” sono affermazioni fungibili. Finiti i risparmi però, il rischio di un crollo immobiliare simile a quello spagnolo è più reale rispetto a 12 mesi fa: se la proprietà di un bene è un costo, lo vendo. Sulla patrimoniale vera e propria, la complicazione è farla senza darsi la zappa sui piedi, e farla in silenzio e senza conseguenze nefaste successive. In questo la situazione è meno favorevole rispetto a quando la fece il governo di Giuliano Amato, per il problema dei tassi bassi. Se il conto corrente rende niente ed i BTP rendono poco, allora il costo di detenere cassa “in proprio” rispetto a depositarla in banca, finanziariamente parlando, è basso. Il costo della custodia in proprio è il rischio di rapine, truffe etc con in più il mancato guadagno da investimenti, che ora è molto meno rilevante che ai tempi di Amato.. ma appena percepisco che il rischio di “esproprio” è equivalente se li lascio in banca o li porto a casa………allora vediamo alla corsa agli sportelli.
Questo è l’unico scenario per cui accendo un cero alla Madonna della Consolata.. Se si verificasse, la situazione peggiorerebbe molto a velocità esponenziale”.

portafogli-obbligazionari

 

 

Il Blog di SoldiExpert SCF

Cerchi consigli per investire in modo
intelligente i tuoi risparmi?

Affidati ai professionisti della
consulenza finanziaria indipendente di
SoldiExpert SCF

PARLA CON NOI

Scopri cosa possiamo fare per il tuo piccolo o grande patrimonio e contattaci per fissare un primo appuntamento telefonico gratuito con uno dei nostri consulenti

PARLA CON NOI