Tassi obbligazionari bassi e crollo del mercato del lavoro? In Germania Allianz diversifica sulle case popolari, in Italia viene nominato ministro del Lavoro un politico che non ha mai lavorato

Crisi nel mercato del lavoro, pensioni, mercati azionari...questi i temi trattati in LetteraSettimanale.it al quinto appuntamento

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Ciao, sono Salvatore Gaziano

non ti parlerò più di tanto del nuovo governo Draghi, perché a questo punto dopo aver visto certi giorni anche 12 pagine di seguito sul Corriere della Sera sull’argomento, ci siamo già rotti i “cabbasisi”, come avrebbe detto Andrea Camilleri, e aspettiamo ora di vederlo all’opera.

Sui ministri nominati è un vero hellzapoppin e si va dall’ago alla pelliccia.

Personalmente mi ha colpito la nomina di Andrea Orlando al ministero del Lavoro dopo che l’avevamo già visto alla Giustizia (governi Renzi e Gentiloni) e prima ancora all’Ambiente (governo Letta). Un ministero così cruciale affidato a chi dal suo curriculum (secondo quanto riporta Wikipedia e le biografie dei siti anche dei sindacati come quello della Cgil) non pare proprio abbia mai lavorato (e nemmeno risulta aver conseguito una laurea) è probabilmente il segno che il “campo dei Miracoli” in Italia esiste. E che il Paese dove si possono realizzare tutti i sogni non sono gli Stati Uniti ma l’Italia. Anche perchè non è il primo ministro nominato a un dicastero così importante con un curriculum così diciamo gracilino.. in un governo che è stato pre-definito dalla stampa italian dei “migliori” e dei “competenti”.

Dallo scoppio della pandemia si sono persi in Italia circa mezzo milione di posti di lavoro (soprattutto lavoro autonomo e contratti a termine e soprattutto donne) nonostante il blocco dei licenziamenti (al momento valido fino al 31 marzo 2021).

Il neo ministro del Lavoro Andrea Orlando dovrà decidere su come procedere sia sul divieto di licenziare, sia sulla cassa integrazione Covid, poi su quella ordinaria, sulla riforma degli ammortizzatori sociali, sulle politiche attive del lavoro (e della formazione e riqualificazione di una massa di persone che rischiano altrimenti di essere tagliate fuori per sempre dal mondo del lavoro una volta licenziate), della riforma del reddito di cittadinanza e dei Centri per l’Impiego (che non funzionano) e sul come coinvolgere per esempio riguardo le politiche attive le agenzie per il lavoro private finora non coinvolte per motivi ideologici ma che sono le uniche che in Italia sanno fare questo lavoro rispetto al pubblico. Inoltre dovrà occuparsi della riforma delle pensioni.

Ha ragione forse Alberto Forchielli a dire che affidare questo ministero a un politico come Orlando è una “polpetta al cianuro”.

E il mio retropensiero è che se Draghi ha deciso di non dare questo ministero a un tecnico come ha fatto con altri dicasteri è che ci sono due o tre ragioni.

O gli è stato vietato oppure siamo arrivati al punto che il lavoro in Italia non è più così importante e contano oramai di più la finanza pubblica e le operazioni “straordinarie”.

Oppure che aveva piena ragione Luca Ricolfi (intervistato da RadioBorsa un anno fa) che l’Italia oramai è diventata “una società signorile di massa” e a questo punto il lavoro è l’ultima delle preoccupazioni. Dalla culla alla bara la nuova società italiana sarà interamente basata su sussidi, ristori, redditi di cittadinanza, scivoli e pensioni.

L’unico limite per l’aumento del debito pubblico è il cielo e alla mala parata si procederà a una bella patrimoniale dove chi lavora o ha accumulato un patrimonio (le formiche) correrà in soccorso delle cicale e delle formiche sfortunate.

Dal punto di vista politico è più facile probabilmente gestire le cose in questo modo che parlare di “sangue, fatica, lacrime e sudore”.

Lo capiremo fra un anno, massimo due.

E spero naturalmente da italiano di ricredermi sul nuovo ministro del Lavoro e che sia la persona giusta al posto giusto e migliore persona non poteva essere nominata per il lavoro immane che dovrà affrontare.

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Intanto i mercati azionari continuano con il vento in poppa, come spiego nel commento ai mercati su LetteraSettimanale.it , relativa ai mercati e i rendimenti obbligazionari così bassi e largamente negativi provocano effetti anche potenzialmente positivi e non solo collegati al travaso verso l’azionario e altri asset.

Ogni crisi genera anche la sua cura. E quello che sembra negativo può diventare positivo o per dirla con Albert Einstein “la crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni perché può generare progressi”.

E in proposito mi ha molto colpito (e non solo a me per quanto in Italia ancora non ne ho letto) la decisione del colosso tedesco ed europeo delle assicurazioni Allianz di pensare a realizzare “case popolari” ovvero alloggi sovvenzionati per diversificare gli investimenti e trarre un reddito potenzialmente molto più interessante dall’acquistare titoli obbligazionari in un Paese come la Germania dove il Bund oscilla come rendimenti da oltre un anno e mezzo fra -0,2 e -0,8% all’anno.

Un piccolo investimento per questo colosso europeo che investirà su questo progetto 135 milioni di euro per realizzare 300 appartamenti a Norimberga da offrire a persone che faticano a trovare un appartamento sul mercato libero.

Nel settore in Germania gli investimenti in immobili residenziali dovrebbero generalmente generare rendimenti di circa il 4% netto. Nel caso della proprietà residenziale sovvenzionata, è di circa il 2% il meno ma di questi tempi è un rendimento che fa gola confrontato con il rendimento obbligazionario e con i rischi che hanno evidenziato i settori immobiliari più gettonati come gli immobili commerciali, per uffici e per hotel.

Per gli assicuratori tedeschi (e non solo) la politica di repressione finanziaria che ha spinto in negativo i tassi d’interesse è un grosso problema poiché in molte polizze vita è stato venduto un rendimento minimo garantito dello 0,9% annuo che è diventato quasi impossibile mantenere su profili prudenti.

La German Actuarial Association (DAV) ha proposto qualche settimana fa una drastica riduzione del tasso di interesse attuariale massimo allo 0,25% e hanno consigliato alle compagnie di togliere qualsiasi clausola che preveda la garanzia del capitale versato.

“Nel mondo odierno di tassi di interesse negativi, i prodotti con una garanzia di premio del 100% non hanno più senso in termini attuariali”, ha affermato Guido Bader, leader di questa associazione. “Riducono la portata degli investimenti di capitale e rischiano di non fare gli interessi degli assicurati”.

E in Germania la direzione in cui si va sembra propria questa (modificare i rendimenti minimi garantiti) anche quando si metterà mano alla prossima riforma delle pensioni.

Di garantito in questo mondo (in quasi tutto il globo) c’è sempre meno.

Stai bene ed investi bene,

Responsabile Strategie d’Investimento SoldiExpert SCF

 

p.s. Un lettore ci chiede perché nella Lettera Settimanale non forniamo anche consigli operativi su azioni, Etf o fondi insieme all’analisi dei mercati, Paesi e comparti. Rispondo volentieri nellaDomanda della Settimana.