Tasso fisso o fesso? La carica dei bond corporate decennali…

E’ di queste settimane il lancio di alcuni obbligazioni con scadenza decennale a tasso fisso e ampiamente pubblicizzate sui giornali e sui siti internet dai rispettivi emittenti.Stiamo parlando del bond Bank of America Merrill Lynch, Investi/Bond 5,25% (codice Isin XS0584356942) a cui è seguito in questi giorni un altro bond emesso da Royal Bank of Scotland che da giovedì 17 febbraio ha quotato sul mercato MOT di Borsa Italiana le obbligazioni senior RBS 5 e 30 (codice ISIN NL0009694272, durata 10 anni, cedole semestrali), 5,30% fisso annuo.



Due titoli dalle caratteristiche quasi simili che rendono ai prezzi attuali circa il 4,7% di rendimento netto annuo per quanto il bond emesso da Bank of America ha una struttura leggermente diversa, prevedendo in realtà la scadenza a 15 anni (quindi il 31 gennaio 2026) ma con l’opzione (call) da parte della società di rimborsare questa obbligazione fra 10 anni (nel gennaio 2021), effettuando così l’estinzione anticipata.

Come vanno giudicati questi bond? Un 4,7% di rendimento netto è una buona proposta?

Vedendo il mercato e la qualità degli emittenti francamente ci saremmo aspettati qualcosa (soprattutto per Royal Bank of Scotland) di più e quindi sconsigliamo l’acquisto di questi bond e l’esperienza insegna peraltro che passato il periodo di collocamento quasi tutti questi bond si ricomprano sul secondario a prezzi più bassi di alcuni punticini preziosi perché è il Mercato il giudice supremo…

I rischi dell’investimento a lungo periodo nell’obbligazionario..,

L’attuale situazione del mercato peraltro non favorisce le scadenze lunghe vista l’attesa di rialzi della curva dei tassi come ben sanno i detentori di bond con scadenze lunghe (si veda nel grafico sotto l’andamento dell’ETF sui titoli di Stato europei a 10-15 anni sceso del 10% circa in pochi mesi da quest’autunno ).

E può aver senso in questa fase secondo noi inserire bond a tasso fisso e per di più a scadenza lunga solo una parte molto piccola del proprio portafoglio.

Va ricordato, infatti, che un rialzo dei rendimenti di un punto percentuale (se la Bce o lo Stato italiano dovessero aumentare il costo del denaro o l’inflazione tornasse a mordere) si tradurrebbe teoricamente un ribasso dei titoli a reddito fisso decennale di circa 8 punti percentuali. I titoli a tasso fisso, infatti, non potendo adeguare la cedola, si allineano ai tassi correnti mediante il prezzo di mercato. Se i tassi salgono il prezzo scende e viceversa. E la reattività ai tassi aumenta evidentemente al crescere della durata finanziaria del titolo.

Investire su orizzonte temporali molto lunghi con obbligazioni decennali, ventennali e persino trentennali (come il Btp con scadenza il 1 settembre 2040) espone quindi a una volatilità veramente molto elevata e posto che non ci siano problemi di rimborso dell’emittente (ovvero che restituisca effettivamente 100 alla scadenza) va quindi sempre ricordato che durante la vita dell’obbligazione in portafoglio si è esposti alle oscillazioni del titolo che possono dipendere dall’andamento dei tassi ma anche dal variare del giudizio del mercato sull’emittente. E questo significa in soldoni che durante la vita dell’obbligazione se si vuole liquidare l’investimento si potrà magari vendere anche in pesante perdita ben lontani dal prezzo di emissione e scadenza.

Rispetto ai Btp italiani non è proprio un gran prendere anche se…

Ritornando ai titoli in questione per fare un paragone con i titoli decennali italiani più consciuti bisogna tener presente che i Btp con scadenza 2021 o scadenza 2026 rendono il 4,2% o il 4,5% netto e si tratta di strumenti sicuramente più liquidi dei bond sopra. Cambia certo il giudizio di merito per quanto se si guardano i credit default swap a 5 anni si può scoprire che Bank of America (il cui valore è circa 150) viene giudicata leggermente più solvibile dello Stato italiano (valore 167) con un giudizio più negativo per Royal Bank of Scotland (valore 200) di cui abbiamo già parlato in altre occasioni (senza grandi entusiasmi peraltro come si può leggere qui).

Sul tasso fisso con scadenze così  lunghe (se proprio si vuole dedicare una piccola parte del proprio patrimonio a questo tipo di titoli crediamo sia possibile trovare emissioni sul mercato dal rapporto rendimento/rischio leggermente migliore e meno esposti alla curva dei tassi e/o al repentino peggioramento di giudizio sull’affidabilità degli emittenti che quando si parla di titoli bancari non è mai un’ipotesi mai da scartare.

Reputiamo più saggio in questa fase ancora puntare piuttosto su titoli a cedola variabile o ancora meglio a titoli con cedola variabile ma con un livello minimo (floor) predeterminato. Se i tassi continuano a salire si godrà di cedole maggiori; se dovessero scendere comunque la cedola avrà un pavimento. Il mercato offre poi diversi obbligazioni legate all’inflazione (sia corporate che emesse dal Tesoro) a prezzi interessanti mentre poi in base alla propria propensione al rischio c’è poi tutto il mondo dei corporate, degli high yeld e degli emerging market da valutare. Sicuramente rispetto a 1 anno fa quando bastava comprare qualsiasi bond per guadagnare facilmente il mercato è completamente cambiato e diventato molto più difficile. Ma vale sempre la stessa considerazione. Vince nel tempo chi ha una strategia e sa adattarsi al mercato.

Se la strategia è invece quella di comprare i titoli che vengono collocati di volta in volta col tam tam pubblicitario da parte degli emittenti o proposti dal proprio intermediario (con un conflitto d’interesse spesso evidente)  è difficile pensare di fare il proprio tornaconto e non quello della propria banca.

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