TELECOM ITALIA, UN INVESTIMENTO CHE NON ALLUNGA LA VITA

In attesa che vengano ufficializzati i risultati relativi al primo semestre 2016 di Telecom Italia, cominciano già a filtrare i dati relativi alla controllata Tim Brasil che ha chiuso il secondo trimestre con risultati in leggero miglioramento ma al di sotto delle aspettative. Cio’ conferma la situazione particolarmente difficile in cui grava il settore delle telecomunicazioni a causa del problematico contesto macroeconomico.

E Telecom Italia non sembra cavarsela meglio, almeno a giudicare dal grafico di lungo periodo con il titolo che negli ultimi 10 anni si è comportato peggio del mercato azionario italiano ma anche molto peggio delle settore delle tlc europee. 100 euro investite su Telecom Italia nel luglio 2006 sarebbero diventate dopo 10 anni circa 50 mentre si fosse investito in un paniere di azioni del settore delle telecomunicazioni europee il risultato sarebbe stato positivo (+20%).

Da inizio anno le azioni di Telecom Italia hanno perso il 41,7% mentre l’indice mondiale delle TLC è salito del +7% e quello europeo (Stoxx Europe 600 Telecommunications) è sceso del -11%.

Facile capire in base a questi numeri perché non c’è la fila di compratori a Piazza Affari di azioni Telecom Italia nonostante un amministratore delegato nuovo di zecca, Flavio Cattaneo, che pure si è costruito una buona fama di risanatore. “Prima vedere cammello” il pensiero di molti investitori istituzionali italiani e stranieri che su Telecom Italia in questi anni hanno già perso montagna di soldi per non parlare della strage di piccoli risparmiatori.

In questi lustri Telecom Italia ha presentato , infatti, più piani industriali eccitanti che Victoria’s Secret collezioni di lingerie e ai report delle banche d’affari che sparano giudizi “buy” e target price siderali non ci credono quasi nemmeno più gli analisti che li scrivono.

confrontoTelecomItalia

Per gli investitori il mercato europeo e soprattutto quello italiano delle telecomunicazioni restano ricchi più di criticità che di opportunità con margini visti in discesa e un risiko nel settore visto sempre più difficile dato lo stop e i tanti paletti messi a livello comunitario alle possibili operazioni di fusione del settore che sarebbero in via teorica un catalizzatore al rialzo per i prezzi delle azioni.
In particolare per Telecom Italia le ragioni di questo pessimo andamento borsistico vengono da lontano a partire da un indebitamento che è rimasto sempre molto elevato (attualmente intorno ai 27 miliardi di euro) e da una struttura dei costi pesante in un mercato che ha visto in questi anni i ricavi fare il passo del gambero. Il fatturato di Telecom Italia era di 26,7 miliardi nel 2011 ed è stato inferiore ai 20 miliardi di euro nel 2015 (-26,3%) e si confronta con i 31,3 miliardi di euro del 2007 (-36%). E la redditività è scesa in misura maggiore.

Telecom Italia ha cercato di difendere la propria leadership sul mercato (59,3% sul fisso, 47,5% sulla banda larga, 32,3% nel mobile) ma investendo molto meno di altre società europee del settore come Vodafone, Iliad o la russa Vimpelcom. E questo si paga nel tempo.

Telecom Italia ha perso cos’ quota anno dopo anno sia nella telefonia fissa che in quella mobile e quei mercati che nel passato sembravano una gallina dalle uova d’oro (come quello brasiliano) sono diventati fonte di grattacapi.

 

E nemmeno il quadro competitivo futuro rasserena gli investitori poiché nuovi concorrenti stanno entrando nel pollaio di Telecom Italia. Enel attraverso la sua newco Enel Open Fiber (dove potrebbero entrare altri soci e concorrenti)  sta entrando pesantemente nel settore con il nuovo progetto per la banda larga su fibra ottica legato all’installazione  dei nuovi contatori elettrici digitali di seconda generazione e con l’acquisizione di Metroweb, società specializzata nella fibra ottica, potrebbe accellerare i tempi grazie al know how acquisito.

Ma Telecom Italia rischia poi di trovare concorrenti anche nuovi di zecca come Iliad dell’imprenditore francese Xavier Niel che in Francia col gruppo Iliad (casa madre del marchio Free) ha dato filo da torcere all’ex monopolista France Télécom (oggi Orange) grazie a una politica prezzi aggressiva. Un ingresso sul mercato (e che ha provocato qualche settimana fa una discesa del 10% di Telecom Italia a Piazza Affari) reso possibile dalla vendita forzata che Wind e Tre dovranno fare di parte delle frequenze e delle antenne come imposto dal Commissario europeo alla Concorrenza Margrethe Vestager per dare il via alle loro nozze.

Per tutte queste ragioni il mercato non crede più alle” magnifiche sorti e progressive” di Telecom Italia e il nuovo amministratore delegato, Flavio Cattaneo, ha una strada in forte salita. Quanto ha annunciato Flavio Cattaneo come obiettivi con il suo ingresso in Telecom Italia sulla carta sembra nella direzione giusta: taglio dei costi da qui al 2018 per 1,6 miliardi di euro, ristrutturazione di Tim Brazil, accelerazione sul fronte degli investimenti in con copertura fibra ottica all’84% (oggi siamo al 45%) e 4G al 98% (oggi è il 92%).

Un piano ambizioso. Ma il mercato non si fida più a scatola chiusa.

E a vedere l’andamento in discesa continua sulla borsa di Parigi delle azioni della holding di Vincent Bolloré, il patron di Vivendi che è diventato il maggior azionista di Telecom Italia, la sfiducia degli investitori tocca anche i piani più alti. Ma Vivendi sta già cercando delle alternative ed è proprio di oggi la notizia della rottura con Mediaset alla quale è stata comunicata la volonta’ da parte di Vivendi di ridurre sensibilmente il suo investimento sulla pay tv italiana.

Una telefonata allungherà pure la vita ma per investire in questo settore in Europa bisogna avere delle forti coronarie.

 

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