TENARIS: SE QUESTO E’ UN BUSINESS DEL TUBO…

(con la collaborazione di Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management del gruppo Fondiaria Sai)

Tenaris produce tubi di alta gamma destinati a raffinerie, impianti petrolchimici e di generazione energetica e li vende in tutto il mondo: Nord America (28), Medio Oriente e Africa  (25%), Sud America (20%), Europa (18%), Estremo Oriente e Oceania (9%). E’ il primo produttore italiano di tubi di acciaio senza saldatura per l’industria energetica, automobilistica e meccanica, con una capacità  produttiva annua di 950.000 tonnellate di prodotti finiti, oltre 3.000 dipendenti e 5 stabilimenti in Italia.

La società , quotata su ben quattro borse mondiali (New York, Milano, Buenos Aires e Città  del Messico) è cresciuta negli ultimi anni grazie a importanti acquisizioni. Nel 2006 ha comprato la Maverick Tube Corporation, leader in Nord America nella produzione di tubi utilizzati nei pozzi petroliferi e nell’estrazione di gas naturale. Nel 2007 ha acquisito Hydril Company, società  leader in Nord America nella produzione di giunti premium e prodotti per il controllo della pressione nella produzione di petrolio e gas.

Tenaris ha un fatturato annuo di circa 10 miliardi di dollari, 23.500 dipendenti in tutto il mondo, unità  produttive in Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Italia, Giappone, Messico, Romania, Stati Uniti e Venezuela. Dopo un 2009 horribilis dove nel punto peggiore gli ordini industriali erano arrivati a calare del 70% con un utilizzo della capacità  produttiva del 15% (!) le cose hanno iniziato nettamente a migliorare.

Per merito soprattutto del traino proveniente dalla Cina e dall’India che si è visto soprattutto nel secondo trimestre del 2010. Un mercato quello di questi paesi che rivestirà un ruolo sempre più importante per Tenaris nell’industria automobilistica (air bag), grandi opere ed estrattiva.

 

In molti paesi, anche a causa dei recenti disastri ecologici come quello (ancora in corso) della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nelle acque del Golfo del Messico (il disastro ambientale più grave della storia americana) si stanno rivedendo in senso restrittivo le specifiche tecniche dei tubi per la perforazione/estrazione in acque profonde. Per garantire una maggiore sicurezza degli impianti i governi impongono l’utilizzo di tubi di fascia alta, come quelli prodotti da Tenaris.

Questi tubi sono molto redditizi per le poche società  produttrici e in questo segmento i competitors cinesi, ed in generale emergenti, non sono presenti. I tubi per la perforazione/estrazione in acque profonde rappresentano solo una piccola parte del totale tubi oil&gas (60% del totale prodotto dal gruppo, di cui la metà  di fascia alta); tuttavia, nel medio termine potrebbero esserci benefici sui margini reddituali del gruppo grazie allo spostamento della domanda di tubi verso segmenti ad alta fascia.

Al bando i prodotti del tubo

I dazi contro l’import di tubi cinesi di fascia bassa senza saldatura stanno finalmente dando i propri effetti positivi, in quanto le società  del gruppo presenti in USA (in primis la ex Maverick acquisita nel precedente ciclo economico) stanno occupando le quote di mercato lasciate libere. Anche il boom delle perforazioni di gas “shale” (che sono poco profonde ma usurano più velocemente i tubi) aiuta la ripresa dei volumi. Il gas shale è un gas naturale, in prevalenza metano, contenuto in rocce scistose che si trovano a circa un kilometro e mezzo di profondità  nel sottosuolo di 48 Stati americani .

Lo shale gas insieme al “tight gas” (sabbie compatte) e al “coalbed methane” (carbone) rappresenta circa il 60% delle riserve onshore tecnicamente recuperabili negli Stati Uniti, secondo le stime del Dipartimento Usa dell’Energia. Oltre la metà  delle nuove riserve sarà  costituita da shale gas nel 2011. La capacità  produttiva degli impianti di perforazioni di gas shale è utilizzata per circa il 75% (un anno fa era meno della metà  a causa dell’ alleggerimento delle scorte).

Soldi soldi soldi

A marzo 2010 la società  aveva quasi $ 1 md di cash netto (ma il consensus degli analisti su Bloomberg è rimasto fermo al palo e indica ancora $ 519 mn per fine 2010… e la società  continua a generare cassa), che salirà  secondo le stime di di alcuni analisti (che riteniamo credibili) ad oltre $ 2 md fra un anno. Il principale uso del cash sarà  per crescere tramite acquisizioni, come insegna la storia stessa del titolo, sia per consolidare il mercato americano (attualmente in sovra capacità  produttiva) sia per entrare in nuovi mercati locali emergenti come l’Asia. Prospettive e strategie che dovrebbero sostenere l’attenzione sul titolo.

Ha collaborato a questo articolo Emanuele Oggioni, gestore azionario di Saint George Capital Management (gruppo Fondiaria Sai), una società  di diritto svizzero con sede a Lugano specializzato nell’asset management

 

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