Ti ricordi che 30 anni fa ti avevano raccontato di un nuovo Miracolo economico italiano? (fra moglie e marito)

 

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Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendente, responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF. Salvatore Gaziano si occupa da oltre 13 anni delle strategia d’investimento di SoldiExpert SCF dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario e analista nel settore. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti della senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

 

 

Roberta Rossi:  Ehi, ti vedo pensieroso quasi nostalgico di quel periodo? Sei con noi?

 

Salvatore Gaziano: Sì. Certo! Però è vero, a fine anno quando arrivo a dicembre mentre molti guardano al futuro e a quello che accadrà (ho la casella postale intasata di banche d’affari e dei loro inutili outlook, ovvero previsioni su quello che succederà nei mercati finanziari nel 2015, come se lo sapessero…) mi piace guardare un po’ al passato: a quello che è accaduto. “Studia il passato se vuoi prevedere il futuro” diceva Confucio. O come diceva Winston Churchill “più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere”…

 

Roberta: Io conoscevo Groucho Marx: “ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi”
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Salvatore: E il grande comico Groucho Marx di Borsa sì che se ne intendeva perché per colpa del crollo di Wall Street del ’29 perse una fortuna. Ma con un’impareggiabile eleganza e sense of humour. Scrisse infatti qualche anno dopo di quella esperienza: “Certi miei conoscenti persero milioni. Io fui più fortunato: persi solo duecentoquarantamila dollari (ossia centoventi settimane di lavoro a duemila la settimana). Avrei perso di più, ma quelli erano tutti i soldi che avevo. Il giorno convulso del collasso finale, il mio amico Marc Gordon, già mio consulente finanziario e scaltro operatore, mi telefonò da New York. In cinque parole, fece una dichiarazione che in futuro, penso, reggerà bene il confronto con le frasi più memorabili della storia americana. Mi riferisco a detti imperituri quali “Non mollate la nave”, “Non sparate finché non vedete il bianco degli occhi”, “Datemi la libertà o la morte”, “Ho solo una vita da donare alla patria”. Queste parole sprofondano in una relativa banalità accanto al motto lapidario di Max. Mai incline a frivole chiacchiere, questa volta egli tralasciò anche il “Pronto” di prammatica. Disse soltanto: “Marx, la festa è finita!”. E prima che potessi rispondere riagganciò”.

 

Roberta: Groucho aveva un grande futuro, dietro le spalle. Incappo’ nel peggiore crack di Borsa del secolo scorso!

 

Salvatore: Sì Groucho Marx (ma anche Karl Marx in una sua lettera si vantò di aver guadagnato 400 sterline in Borsa con un’operazione) ebbe la fortuna o sfortuna di investire in Borsa a metà degli anni’ 20 quando qualsiasi titolo quotato saliva solamente e sembrava una cuccagna. Groucho Marx, il celebre comico degli anni del bianco e nero, ricorda così quel periodo in cui si accostò alla Borsa “Feci la sua conoscenza intorno al 1926 e fu una piacevole sorpresa scoprire che ero un giocatore piuttosto scaltro. O almeno cosi sembrava, perché tutto ciò che compravo aumentava di valore. Non avevo consulenti finanziari. Che bisogno c’era? Bastava chiudere gli occhi, puntare il dito su un punto qualsiasi del tabellone e i titoli che compravi cominciavano a salire. Non incassavo mai: sembrava assurdo vendere un’azione a trenta quando sapevi che nel giro di un anno sarebbe raddoppiata o triplicata”…

 

Roberta: Tanti risparmiatori anche in Italia hanno scoperto la Borsa così… Quando sale tutti sono bravi… E non si preoccupano però di cosa accade quando il vento gira e se hanno una strategia di difesa…

 

Salvatore: Già. Come investitori tendiamo alla coazione, a ripetere gli stessi errori: per questo sarebbe importante capire i più gravi che commettiamo per non ripeterli in futuro. Bisognerebbe conoscere un po’ la storia e un po’ i cicli dei mercati, il momentum al rialzo ma anche quello al ribasso e sapere che a restare sempre investiti si può passare dalle stelle alle stalle…

 

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Roberta: Come italiani siamo un popolo, in effetti, che non sembra mai voler imparare dai propri errori. Ora Standard & Poor’s ci colloca da pochi giorni prima dell’inferno, avendo abbassato il rating dell’Italia a BBB-.  Ancora una tacca sotto e potrebbe scatenarsi un putiferio sul nostro debito pubblico se i grandi investitori stranieri ci considerassero “spazzatura” di cui volenti o nolenti fossero costretti a liberarsi…

 

Salvatore: L’Italia dà il meglio nel peggio e speriamo di cavarcela anche questa volta per quanto, come ho scritto pochi giorni prima del downgrade (senza sapere certo di questo “scherzetto”), investire sull’Italia non è una strada soffice e in discesa. Chi lo fa dovrebbe avere chiaro che siamo come Rocky Balboa: bisogna abituarsi a prendere tanti pugni in faccia prima di sollevare il braccio in segno di vittoria.

 

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Roberta: In effetti siamo sempre sull’orlo del precipizio con questo declassamento del debito sovrano italiano. Basta una spintarella e passare dall’attuale BBB- a BB+ e i nostri titoli tipo i BTP diventerebbero “junk bond”: un intero gruppo di investitori istituzionali non potrebbe più acquistare i nostri titoli e un investitore istituzionale potrebbe anche essere costretto a disfarsene. Nei prossimi mesi il governo Renzi si gioca il tutto per tutto: o la va o la spacca. Draghi ci potrà magari aiutare comprando a manetta il debito pubblico italiano ma così si compra solo tempo. Se non si rifà partire l’economia e si taglia il costo della macchina statale e degli sprechi il conto da pagare arriva…

 

Salvatore: E pensare che quando ho iniziato a lavorare a metà degli anni ’80 si parlava del “secondo miracolo economico italiano”…

 

Roberta: Parli di 30 anni fa quando nasceva anche l’industria in Italia dei fondi comuni d’investimento di cui proprio in questi giorni si celebra il compleanno?

 

Salvatore: Sì e non solo. C’è un libro che mi è capitato di ritrovare recentemente alla biblioteca di Alba e che ai tempi fu un autentico best-seller. E che in quegli anni avevo letto come una sorta di Bibbia più e più volte. Un libro che descriveva bene quell’epoca di metà degli anni ’80 con gli italiani che scoprivano in massa la Borsa, i fondi comuni d’investimento, le persone davanti ai monitor delle quotazioni che ne seguivano l’andamento, il cosiddetto fenomeno del “panino e listino”. Il sogno di un’Italia che pensava di ripartire alla grande e aveva alla portata “Il Secondo Miracolo Economico. Istruzioni per l’uso” dopo quello degli anni ’60. E’ un libro di Giuseppe Turani, giornalista allora del gruppo “Repubblica” che allora io, come centinaia di migliaia di risparmiatori, lessero avidamente… Ma questo libro nacque subito sfigato: quando arrivò in libreria nel maggio 1986 pochi giorni prima era già arrivato un bel crollo complice le dichiarazioni di Rino Formica, allora ministro delle Finanze, sulla tassazione dei guadagni di Borsa. E ci impiegò poi diversi anni a risuperare quei massimi…

 

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Roberta: Le cose non sono andate proprio in quel modo come prevedeva Turani…

 

Salvatore: No, basta leggere come viene descritta quell’epoca (si legga qui per esempio)  e vedere quello che è accaduto dopo per rendersi conto di come si fosse preso un abbaglio per eccesso di ottimismo sul capitalismo italiano. Magari c’erano delle ottime condizioni per ripartire, ma forse Turani ha peccato d’ingenuità soprattutto quando immaginava che con la nascita dei fondi comuni d’investimento “il risparmiatore sarebbe stato al centro di questo miracolo”.
Non discuto, sia chiaro, il veicolo: il fondo d’investimento è un ottimo mezzo a disposizione degli investitori come le azioni o gli ETF. Riguardo il “miracolo” le cose non sono andate esattamente in questo modo e nel corso di questo trentennio fra chi è diventato ricco con i risparmi degli italiani ci sono diverse categorie di bancari, parabancari,  politici e… paraculi. Ma pochissimi risparmiatori.
Il risparmio degli italiani è diventato ufficialmente un enorme giacimento a cui attingere, spostando ricchezza dal gregge ai lupi e alle volpi. Uno Stato sempre più famelico ha con la tassazione e l’aumento del debito pubblico poi fatto la sua parte mentre le banche si tuffavano in questo business, lucrandoci centinaia di miliardi di euro. E basta leggere l’ultimo Rapporto Mediobanca sui fondi d’investimento per fare qualche conticino…

 

Roberta: Una bella manovra a tenaglia… a proposito di cose “allegre” mi viene in mente l’ultimo Rapporto Censis che fotografa ogni anno l’andamento del Belpaese e la situazione sociale, altro che “secondo miracolo economico”. Oggi oltre il 60% italiani ha paura di finire in povertà e da questo studio ne viene fuori un popolo vulnerabile, dove vincono l’attendismo e il cinismo. E fra i più preoccupati ci sono i 45-64enni: la generazione del baby boom e quella precedente mentre fra i più penalizzati ci sono i giovani, quelli tra i 15 e i 34enni che costituiscono il 50,9%  dei disoccupati totali.  Eppure secondo il Censis le potenzialità, perfino le risorse, le avremmo per uscire dalla melma di questa crisi.  Ma oggi la maggior parte degli italiani (e anche dei risparmiatori) non crede al futuro. Pensa a parcheggiare la liquidità, ai conti deposito vincolati e a pensare che così non si prendono rischi…
A giugno 2014 è cresciuta fino a 1.219 miliardi di euro la massa finanziaria liquida di contanti e depositi bancari delle famiglie italiane. Il 44,6% dei nuclei familiari destina il proprio risparmio alla copertura da possibili imprevisti, come la perdita del lavoro o la malattia, il 36,1% lo finalizza alla voglia di sentirsi con le spalle coperte.  Un’Italia spaventata e ripiegata su stessa che tiene i soldi nel cassetto anche se il mondo sta per cambiare… E anche il grado di sicurezza bancaria.

 

Salvatore: Sì, mi ricorda il film capolavoro e disperato dei fratelli Coen che abbiamo visto in tivù l’altra sera. “Questo non è un paese per vecchi”. Ma nemmeno per i giovani…

Ma non vorrei sembrare pessimista perché non lo sono e sai come la penso: credo al salvataggio individuale, non a quello collettivo… Il risparmiatore o l’investitore o il cittadino che aspetta che sia lo Stato a “salvarlo” (soprattutto in Italia) sono fuori dal tempo…

Se prendiamo gli ultimi 30 anni, tornando all’argomento iniziale della conversazione, non tutti i risparmiatori ci hanno rimesso le penne. Le opportunità di investire (e bene) sono enormemente aumentate in questi anni. E anche di guadagnare, come possono testimoniare molti nostri Clienti nonostante anni anche difficili.

 

Roberta: Sì, capisco chi vede grigio o nero perché è dentro alla crisi e non sa come uscirne. Ma vedo anch’io persone con orizzonti temporali limitatissimi o paura di investire e rischiare talvolta assurde. “Il denaro è come un braccio o una gamba: o lo usi o lo perdi.” diceva Henry Ford. E molti risparmiatori o investitori non si rendono conto del valore di questa massima e si stanno scavando la fossa da soli attuando anche con il proprio denaro una strategia della rinuncia. Mi è capitato poco tempo fa un risparmiatore che dopo la botta presa nel 2008 a seguire i soliti consigli di chi dice di comprare un po’ di tutto e aver collezionato una perdita del 35% ha venduto tutto e si è messo in liquidità, prendendo come “guadagno” qualche punto percentuale dai conti deposito di rendimento. Morale: il suo capitale, che poteva anche raddoppiare in termini reali negli ultimi 6 anni, è in negativo del 25%. Colpa solo della crisi o anche di scelte sbagliate?

 

Salvatore: Torniamo al solito punto. E il destino finanziario è sempre qualcosa di individuale che dipende dalle scelte (o non scelte) che si fanno. Individualmente oggi abbiamo opportunità eccezionali di vivere anche meglio di 20, 30 anni o 10 anni fa grazie alla tecnologia e alla globalizzazione. Fenomeni che secondo qualcuno sono come delle piaghe bibliche. Ma che non possiamo fermare. Ma di cui possiamo cercare di prendere il meglio in tanti aspetti della nostra vita.  Guarda la nostra vita come è migliorata negli ultimi anni! E non perché guadagniamo più di 20 anni fa ma perché possiamo fare una qualità della vita nettamente migliore. Sia nella vita di tutti i giorni che nel lavoro. Non è stato facile ma è stato possibile. E per questo sono molto positivo. Ci sono opportunità eccezionali di fare ancora meglio a partire del nostro lavoro e dei consigli che forniamo alla nostra clientela.

E sfruttando proprio l’esperienza maturata, la tecnologia e la globalizzazione… Per questo motivo sono colto da un po’ di amarcord ma se guardo al nostro futuro (e a quello della nostra società e dei nostri Clienti) sono molto fiducioso.

 

Roberta: “L’ottimismo è il profumo della vita” diceva un celebre slogan pubblicitario. Più modestamente io vorrei regalare un 2015 sereno ai nostri Clienti. In questi anni di vacche magre il 2015 potrebbe essere una grande occasione per dare una sistemata al proprio patrimonio mobiliare e immobiliare e pianificare il proprio futuro in modo da non lasciarlo decidere ad altri (Stato, fisco, mercato).

 

Salvatore: Sei sempre così maledettamente con i piedi per terra… guarda che tra pochi giorni è Natale!

 

Roberta: Appunto. Il pacco sorpresa lasciamolo sotto l’albero.

 

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