Bue scatenato sui mercati azionari. Prezzi troppo alti? Dipende da cosa si guarda e da chi si pensa di essere

E' il momento giusto per investire? Il mercato azionario è in boom e al rialzo anche quello delle materie prime. Alcune considerazioni utili e differenti sul tema

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Per i mercati azionari la sesta settimana dell’anno (dall’8 al 12 febbraio) è stata ancora all’insegna del Toro anzi dovremmo dire del bue (o del bufalo) che è iniziato a metà della scorsa settimana con il Capodanno che non è solo cinese, ma festeggiato anche in diversi paesi asiatici (la Corea per esempio) in coincidenza con il calendario lunare.

Una festa ricca di tradizioni dove per esempio in Corea i più giovani fanno un inchino profondo di fronte ai loro vecchi in una cerimonia nota come sebae (세배 歲拜) e gli anziani compensano i loro sforzi con un piccolo regalo in denaro.

Denaro che sembra di questi periodi affluire soprattutto sui mercati azionari se si considera che settimana scorsa gli investitori di tutto il mondo hanno fatto affluire oltre 58 miliardi di dollari Usa in fondi d’investimento azionari, riducendo la quota in cash.

Un fervore planetario e che ha visto favoriti dai dati raccolti dalla Bank of America soprattutto il tema della tecnologia, l’azionario Usa e poi quello cinese ma anche i fondi obbligazionari globali hanno raccolto 13,1 miliardi di dollari.

Tenere soldi in liquidità o in obbligazionario a rendimento negativo non viene evidentemente considerato una genialata e diversi fattori spingono verso l’appetito per il rischio.

Il rialzo degli investitori è alimentato dalle speranze (basate su dati non campati in aria se si analizza la programmazione dei Paesi più importanti) che i vaccini per il coronavirus entro la fine di questa estate (salvo nuovi flagelli biblici) di fatto “immunizzeranno” oltre due terzi del pianeta, riportando l’economia a marciare non solo a pieno ritmo ma anche di più.

Le previsioni del colosso mondiale della cosmetica L’Oreal sono di ritorno quasi ai ruggenti anni ’20 (dopo che il mondo aveva affrontato una guerra mondiale e una pandemia come la “Spagnola”) con un boom del loro settore (e si è già iniziato a vedere nell’ultimo trimestre nei bilanci delle società per effetto soprattutto della Cina e quei Paesi asiatici dove il virus è già in parte domato).

In stile anni '20 L'Oreal prevede il boom dopo i lockdown

Negli Stati Uniti il presidente americano Joe Biden ha proposto uno stimolo di 1,9 miliardi di dollari e Janet Yellen, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha detto ai ministri delle finanze e ai governatori delle banche centrali dell’ultimo G7 che “il tempo di fare le cose in grande è ora“, sollecitando ancora aiuti fiscali a raffica per sostenere una ripresa duratura.

Naturalmente i rischi sui mercati sono sempre presenti (sia quando le quotazioni sembrano elevate che convenienti) e sicuramente stiamo vivendo un momento per molti versi unico nella storia finanziaria.

Bolla o non bolla? Esiste un “momento perfetto” per investire?

Ci sono risparmiatori che si preoccupano delle quotazioni da “bolla” di alcuni mercati, comparti e titoli ma un’analisi più serena, meno soggettiva e a 360° farebbe prendere in considerazione anche diversi fattori non così pessimistici.

Fare i guru sui mercati è molto pericoloso e dal nostro osservatorio e dai dati che processiamo ogni settimana vediamo un mondo invece dove certo ci sono molti eccessi di sopravvalutazione ma anche di sottovalutazione se si guarda a tutto il pianeta e non solo al proprio Io.

Nelle ultime settimane, come abbiamo documentato su SoldiExpert LAB, dalle trimestrali sono arrivate soprattutto notizie positive da tutto il mondo, con utili delle società quotate sopra le previsioni negli Stati Uniti come in Europa per non citare la solita Asia.

Se poi si guarda spesso qual è l’alternativa ovvero restare cash o investiti in obbligazioni a rendimento negativo allora auguri…sul capire cosa è veramente più rischioso e un investitore accorto sa che il suo mestiere è quello di accettare ragionevoli rischi, avere un portafoglio diversificato e non pensare di fare il “fenomeno” nel capire i minimi e i massimi dei mercati visto che la storia ci dice che non ci riesce quasi nessuno.

E mi viene in mente in proposito cosa scrisse nel discusso libro “Dow 40,000: Strategies for Profiting from the Greatest Bull Market in History” David Elias nel 1999 quando l’indice Dow Jones era a quota circa 10.000. Raccontò di un suo caro amico di nome Joe che aspettava il “momento giusto” per investire….

Cominciò a chiamarlo nel 1982 quando il Dow Jones era appena superiore a quota 1.000 alla ricerca del momento “perfetto” per investire in azioni. Nel corso degli anni, continuò a tirarsi indietro con varie scuse in attesa del momento giusto per investire in azioni. E nel corso degli anni, continuò ad aspettare il momento perfetto perché ora le azioni gli sembravano troppo care e in altri periodi il destino dell’economia troppo cupo e confuso per metterci i suoi risparmi.

Nel 1999 ancora non aveva deciso di investire un penny in azioni, lasciando parcheggiato in certificati di deposito bancari. Si era perso l’intero rialzo di mercato con tutti gli straordinari massimi senza mai rendersi conto che il momento perfetto non esiste.

Nel marzo 2000 arrivò certo poi una bella discesa per l’indice Dow Jones con lo scoppio della “bolla” della New Economy (con l’indice Dow sceso da 11.750 punti a 7500 di minimo nel settembre 2002 e Joe in quel periodo si sarà sentito un genio perché aveva “previsto tutto”) ma oggi vale oltre 31.450 punti!

E chissà se Joe aspetta ancora il momento giusto per entrare…

L’altra faccia della medaglia. Investire solo in modo “sicuro”? Si perde tranquillamente… e quasi di sicuro se si detiene oggi un portafoglio obbligazioni europeo diversificato di titoli governativi (come per esempio l’ETF Amundi Government Bond EuroMts Broad Investment Grade 10-15 anni) che replica lo stesso indice e che contiene un paniere di titoli emessi dai governi degli Stati membri dell’area euro, con scadenze comprese tra 10 e 15 anni (quindi quelli con maggiori rendimenti rispetto a quelli con scadenza più breve) scoprirà che il rendimento annuale attuale è zero.

E senza tenere conto di commissioni annue (che nel caso di fondi d’investimento possono superare l’1-1,5% annuo) e dell’inflazione annua.

Ci può certo stare avere in portafoglio una quota di queste obbligazioni nella logica di un portafoglio diversificato e “strategico” ma fra il possedere quote di azioni di una società quotata che produce flussi di utili (e pari per esempio al 5% della capitalizzazione di mercato) e avere debito di Stati che non mi pagheranno nulla, personalmente non trovo affatto folle avere azioni in portafoglio e ne sono più rassicurato.

Considerando naturalmente che i soldi degli investitori accorti non hanno la data di scadenza di uno yoghurt come orizzonte temporale. E considerando anche che se qualcosa andasse storto nonostante le rassicurazioni delle banche centrali l’inflazione vera potrebbe ripresentarsi così come un rialzo improvviso dei tassi d’interesse. Veleno questo mortale per le obbligazioni.

E va peraltro detto che su molte materie prime un rialzo e non certo trascurabile (e come non si vedeva da tempo) è in corso con l’indice CRB (che raggruppa le 19 commodity più importanti, dal petrolio al granoturco, dal bestiame alla soia, dallo zucchero al succo d’arancia, dal nickel all’allumino, dall’oro al cacao) in atto e che ha portato questo indice ai livelli pre-Covid.

E come si può vedere nel grafico sottostante sono in particolare le materie prime legate ai metalli che hanno preso il volo e sono tornati sui livelli di 9 anni trainati soprattutto dal boom di domanda asiatica e cinese in particolare.

Mercato materie prime nell'ultimo anno

La Cina è il maggior consumatore e produttore mondiale di alluminio, con una quota di mercato globale superiore al 50%. Gran parte delle fonderie di alluminio cinesi non ha ridotto la produzione durante la crisi del COVID-19 e in Asia la domanda anche di rame, acciaio e altri metalli resta forte grazie alla ripresa manifatturiera.

Un boom che sta favorendo anche le società minerarie di tutto il mondo tanto che i “minatori” anglo-australiani di BHP Group quotati alla Borsa di Londra hanno raggiunto la più alta capitalizzazione borsistica nel Regno Unito (120 miliardi di sterline), salendo del 120% dai minimi di marzo 2020. E al contrario le azioni di Shell, l’ex reginetta inglese, sono ancora sotto di un -33% rispetto a un anno fa.

Il prezzo del minerale di ferro, l’ingrediente chiave necessario per produrre l’acciaio, è raddoppiato nell’ultimo anno a quasi $ 165 a tonnellata e BHP (come i suoi concorrenti Rio Tinto, Anglo American, Antofogasta, Glencore, che ha riportato risultati sopra le attese proprio questa mattina) ha anche beneficiato del rinnovato interesse degli investitori per i minatori e le materie prime, alimentato dalle aspettative di un boom della spesa per le infrastrutture verdi da parte dei governi (quello italiano compreso ora che abbiamo pure un ministro nuovo di zecca dedicato proprio alla transizione energetica).

Tra l’altro a proposito di reginette borsistiche la scorsa settimana come abbiamo raccontato nel nostro canale speciale di inFormazione & no profit SoldiExpert Lab il gruppo LVMH ha raggiunto la più alta capitalizzazione borsistica in Europa. Il lusso (dalle borse Louis Vuitton allo champagne Dom Perignon) come simbolo del Vecchio Continente che si contrappone all’industria estrattiva mineraria in Gran Bretagna al top nell’indice Ftse 100, ad Apple (la società n.1 come capitalizzazione) negli Stati Uniti e al mondo, Tencent in Cina, Sberbank in Russia, Toyota in Giappone (ed Enel in Italia).

Paese che vai, mega capitalizzazione borsistica (e specialità) che trovi.

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