La truffa delle bici del fondo di private equity: il gestore rischia vent’anni di carcere

Samuel Mancini gestore di un fondo di private equity aveva promesso ai suoi clienti di acquisire tre società leader del ciclismo italiano. I soldi se li è tenuti ed è accusato di truffa finanziaria

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Non si scherza in America quando si attenta al pubblico risparmio: il gestore di un fondo di private equity ha raccolto 11 milioni di $ dicendo che li avrebbe investiti in 3 società italiane leader nel settore delle due ruote. Peccato che poi i soldi se li è tenuti e non li ha investiti. Ecco come è andata, come ha convinto i clienti a dargli fiducia e cosa rischia oltreoceano.

LA TRUFFA A DUE RUOTE DEL FONDO DI PRIVATE EQUITY

 

Samuel Mancini  gestiva un fondo di private equity e venture capital, dal nome suggestivo, l’Outdoor Capital Partners. Agli investitori Mancini prometteva di raccogliere $ 20 milioni, inclusi diversi milioni di dollari di tasca propria, per investirli nell’acquisizione di partecipazioni di controllo in tre aziende ciclistiche italiane: De Rosa (biciclette), De Marchi (abbigliamento) e Limar (caschetti).

L’idea era quella di sfruttare il momento d’oro dello sport outdoor (all’aperto) e in particolare del ciclismo,  che, come abbiamo documentato in un report dedicato, è esploso con la pandemia.

“Acquisendo un’azienda specializzata in biciclette, un’azienda di caschi ad alto margine e un’azienda italiana di abbigliamento esperta nel design, OCP (la società di gestione del fondo di private equity gestito da Mancini) può sfruttare le sue competenze di marketing, analisi e logistica senza compromettere i singoli marchi”.

Mancini proponeva insomma agli investitori del suo fondo di private equity di “fare cappotto” con questa tripletta di acquisizioni, dando agli appassionati delle due ruote dal casco alle scarpe oltre ovviamente alla bici e agli indumenti tecnici adatti. Il fondo prevedeva di acquisire i marchi italiani e rilanciarli su un sito Web diretto al consumatore con un’enfasi sulle vendite negli Stati Uniti. Peccato che i bonifici alle società target non sono mai arrivati.

Allegati atti giudiziari con foto delle società di cui il fondo di private equity prometteva agli investitori di acquisire quote di maggioranza

Foto delle società di cui il fondo di private equity prometteva agli investitori di acquisire quote di maggioranza

 

De Rosa, che secondo quanto dichiarava la società di Mancini ai propri clienti, poteva “venire via” per soli 3,35 milioni di euro doveva diventare “l’unica vera alternativa a Canyon (un’azienda tedesca da 400 milioni di euro) nelle vendite di biciclette da strada”. Per la serie, se devi vendere un sogno vendilo bello grande.

Mancini teneva sulle corde i propri investitori aggiornandoli sulle trattative in corso. La vendita di De Marchi scriveva a novembre dell’anno scorso era sfumata perché secondo il gestore del fondo di private equity i proprietari avevano chiesto il triplo del prezzo pattuito. Notizia smentita dall’Ad di De Marchi Mauro Coccia raggiunto da Brain, un sito di informazione dedicato agli appassionati di ciclismo “Non abbiamo cambiato idea, non ha eseguito il bonifico e l’offerta è scaduta“. La spiegazione data dal gestore del fondo di private equity Mancini secondo la SEC odora di truffa. A due ruote.

 

INVESTIRE IN PRIVATE EQUITY: E’ UN RISCHIO?

 

Cosa ne ha fatto Mancini degli 11 milioni di $ raccolti presso gli investitori visto che non ha comprato le società specializzate nel settore delle due ruote? Secondo la SEC (Securities and Exchange Commission), ovvero la Consob americana e l’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il New Jersey Mancini e OCP si sono appropriati indebitamente di circa $ 400.000 di denaro degli investitori e hanno effettuato $ 800.000 in pagamenti “simili a Ponzi” agli investitori. Ovvero clienti che mordevano il freno e volevano qualche ricompensa per aver dato fiducia a Mancini.

Samuel Mancini, gestore del fondo di private equity e venture capital Outdoor Capital Partners

Samuel Mancini, gestore del fondo di private equity e venture capital Outdoor Capital Partners

 

La domanda se investire in private equity è un rischio non ha una risposta semplice. Dipende. Sicuramente anche senza sconfinare in casi come questi di frode spesso in caso di problemi, ovvero di progetti di investimento che non vanno in porto o di società partecipate che si svalutano, “no way out”, non c’è alcuna possibilità di uscita a differenza del mercato mobiliare quotato dove un errore non blocca mai il patrimonio investito. Questo è uno dei motivi per cui investire in private equity può essere un rischio ma ce ne sono altri. Vediamoli.

 

O LA VA O LA SPAAC: PRIMA RACCOGLI E POI INVESTI

 

Come le SPAAC, quei veicoli di investimento  contenenti esclusivamente cassa e costituite specificatamente per raccogliere capitale al fine di effettuare operazioni di fusione e/o acquisizione di aziende, anche nel caso dei fondi di private equity c’è un meccanismo simile per cui prima si danno i soldi e poi si saprà cosa si farà con questi soldi.

Nel private equity si firma un delega quasi in bianco al gestore che deciderà quali società acquisire, quanto pagarle e anche quando acquisirle (in questo caso mai: il gestore del fondo di private equity non ha mai acquisito queste società). Tali libertà non sono certo concesse nel caso di un fondo o un etf quotati che non possono per legge tenere i soldi fermi degli investitori ma devono investirli, e senza nemmeno troppe libertà nello scegliere le aziende su cui puntare. In tutti i casi in cui prima raccogli i soldi e poi li investi come nelle Spaac o nei fondi di private equity l’investitore corre il rischio di trovarsi in portafoglio qualcosa di diverso rispetto a quello che pensava. In questo caso poi i soldi non sono stati proprio investiti.

 

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Un’ultima nota dolente è sul fronte della comunicazione: su fondi ed ETF come sulle società quotate gravano obblighi informativi stringenti e continui, nel caso dei fondi di private equity è tutto demandato alla società di gestione del fondo che non ha impegni così puntuali di comunicare cosa sta facendo con i soldi degli investitori.

 

MANCINI E QUEL CURRICULUM PERFETTO: LE REGOLE DELLA TRUFFA FINANZIARIA

 

Pare che uno dei fattori che ha influito maggiormente sulla decisione di alcuni investitori di investire nel fondo di Mancini fosse il suo curriculum accademico. Il gestore del fondo di private equity indicava che Mancini avesse studiato economia all’Accademia Militare di West Point dal 1984 al 1988. Gli investigatori hanno scoperto che Mancini non si è mai laureato a West Point a causa di una violazione dell’etica. Ma questa non è l’unica bugia che ha consentito di rendere irresistibile la figura di Mancini, accusato ora di frode su titoli, truffa telematica e riciclaggio.

Oltre a non essersi laureato, Mancini non ha nemmeno investito i milioni di euro che diceva nel suo fondo.  “Mancini non ha mai investito somme apprezzabili nel Fondo, né direttamente né come fiduciario di alcun trust”, accusa la SEC.

Quando a novembre alcuni investitori si sono lamentati perché non avevano ricevuto notizie sulle acquisizioni in corso e hanno chiesto indietro i soldi, Mancini ha promesso di restituirglieli mostrando dei conti correnti a lui intestati con milioni di euro depositati. Questi conti e questi depositi si sono rivelati falsi. Per rimborsare parte dei clienti e tacitarli Mancini ha attinto ai soldi di altri clienti del fondo. Se le accuse fossero confermate Mancini rischia anche il reato di appropriazione indebita, oltre alla truffa finanziaria e al riciclaggio.

 

IL GESTORE DEL FONDO DI PRIVATE EQUITY RISCHIA VENT’ANNI DI CARCERE

 

Il procedimento penale potrebbe comportare per il gestore del fondo di private equity fino a 20 anni di carcere per ciascuna delle accuse di frode su titoli e truffa telematica e fino a 10 anni di carcere per l’accusa di riciclaggio di denaro, oltre a sanzioni pecuniarie. L’FBI ha istituito un numero verde per le vittime di Mancini e del suo fondo di private equity. Negli Stati Uniti il crimine finanziario non paga. Basti ricordare la pena inflitta da vivo a Bernie Madoff, il finanziere condannato per una delle maggiori truffe della storia, morto in carcere a 82 anni e condannato a 150 anni. Pene che i finanzieri, banchieri, truffatori italiani non subiranno mai in queste proporzioni.