L’ITALIA DEI CRACK: UNA TRUFFA FINANZIARIA TIRA L’ALTRA


Il primo crack finanziario del 2012 c’è già e non vi è molto da festeggiare. Si tratta di Cogeme Set, società quotata a Piazza Affari nel 2006, di cui circa un mese fa avevamo raccontato l’odissea qualche settimana prima che venisse sancita nell’assemblea del 12 gennaio scorso la messa in liquidazione con la decisione di Borsa Italiana di sospendere a tempo indeterminato le quotazioni dei titoli.

 

Una storia già vista troppe volte dove si sommano acquisizioni importanti, ricorso al mercato col collocamento di azioni e obbligazioni, strategie di crescita e business plan promettenti ma anche bilanci dubbi, svalutazioni improvvise, società di revisione, sindaci e amministratori che si squagliano a un certo punto come neve al sole, banche di cui non si capisce il vero ruolo (complici o vittime incaute) e autorità di controllo che intervengono quando i giochi (sporchi) oramai sono stati quasi tutti fatti.

 

La tentazione di molti risparmiatori (tranne evidentemente coloro che cadono vittime di un crack) di fronte a questi “incidenti” è purtroppo quello di considerare simili sciagure qualcosa che può succedere solo agli “altri”, considerandosi evidentemente più furbi e lesti da non cadere in simili trappole.

 

E’ veramente così?

 

 

Noi non crediamo e il recente libro pubblicato da una brava giornalista de “Il Sole 24 Ore”, Mara Monti, “L’Italia dei Crack –Vittime, artefici e mandanti delle truffe finanziarie degli ultimi anni” (edito da Newton Compton Editori, prezzo 9,9 euro) ci dà l’occasione per rileggere le cronache “nere” finanziarie degli ultimi anni.  E fare qualche ragionamento sul tema.

 

 

Perché a leggere tutto d’un fiato questo libro scritto bene ma soprattutto molto ben documentato emerge evidente la lezione di un certo John M. Keynes che spiegava già negli anni ’30 come la Borsa fosse una “guerra di astuzia” il cui scopo primario è quello di “mettere nel sacco la gente, riuscire a passare al prossimo la moneta cattiva o svalutata”. E questo accade oggi (purtroppo) come accadeva nei decenni e nei secoli passati perché evidentemente i controlli sono troppo laschi e blandi (come le pene repressive) e permettono ai criminali col colletto bianco di muoversi quasi indisturbati.

 

 

Il libro di Mara Monti “L’Italia dei crack” è perciò un’eccellente lettura per comprendere il lato oscuro della finanza italiana, rileggendo le storie di alcuni dei più celebri fiaschi “made in Italy” di questo decennio: Parmalat, Cirio, Giacomelli Sport, Italease, Finmatica, Algol, Freedomland, La Veggia, Fin. Part. Fantuzzi, Opengate, Gandalf e persino quello di Guru, società non quotata (a differenza delle altre)  ma la cui parabola vale la pena di essere raccontata.

 

 

Ed è inutile dire che alla fine del libro il lettore sia colto da un forte senso di di amarezza. Borsa Italiana, organi di controllo come la Consob, società di revisione, sindaci, società di rating, banche, analisti..… Sulla carta dovrebbe essere difficile per una società quotata falsificare i bilanci e manipolare i dati; nella realtà sembra un gioco da ragazzi e tutto sembra possibile: inventarsi liquidità inesistente, emettere falsi scontrini, creare finti crediti oltre che fatture false… Il libro è un campionario incredibile di come nell’ultimo decennio si sia proceduto in molte società quotate ad alterare il quadro contabile.

 

 

Colpa dei controllori?

 

E in molte di queste storie la Consob, l’organo supremo di controllo dei mercati finanziari, non ne esce certo un gran bene. Deve fare il cane da guardia ma si è comportato spesso come un barboncino.
La storia della finanza italiana è piena purtroppo di casi dove le autorità di controllo arrivano a intervenire troppo tardi quando il latte (e non solo nel caso di Parmalat come ben racconta Mara Monti) è già stato versato.

 

In un altro interessante libro sulla finanza deviata italiana di qualche tempo fa, Fabrizio Tedeschi,   ex capo della vigilanza Consob, (“Gli intoccabili del quartierino”) aveva spiegato quasi tutto quello che non funzionava nel modello dell’authority attuale. Un modello non investigativo (tanto è vero che Tedeschi fu costretto alle dimissioni per aver osato troppo nei confronti di alcuni “intoccabili”) e non basato sul concetto di vigilanza preventiva sul modello della Sec americana (investigazione, produzione di prove, testimonianze e segnalazioni). Si interviene così quando il danno è fatto (e spesso è irreparabile per i piccoli risparmiatori) e esistono troppe commistioni fra organi interni ed esterni, troppi conflitti d’interesse. Le pene sono poi inadeguate e la giustizia è troppo lenta come racconta Mara Monti e non esistono peraltro come negli Stati Uniti delle misure che favoriscano i “pentiti”.

 

 

In pratica la nostra costituzione dice di difendere e tutelare il risparmio ma da decenni la politica sembra proteggere più i malfattori finanziari. Cosa dovrà capitare perché il quadro cambi veramente? Nella prefazione al libro firmata da Orazio Carabini, vice-direttore al settimanale “L’Espresso” ci si sofferma giustamente sull’importanza che ha il risparmio nell’economia di un Paese.

 

E come questo circuito sia il meccanismo principale su cui si regge il funzionamento dell’economia di mercato. “Ma è un meccanismo delicato: richiede fiducia – osserva Orazio Carabini –  Chi ha accumulato i risparmi deve potersi fidare di chi li prende in prestito e degli intermediari che si occupano di farli circolare. Nell’Italia dell’ultimo decennio si è fatto di tutto perché questa fiducia venisse meno. Finanzieri senza scrupoli, banchieri spregiudicati, autorità di vigilanza quanto meno distratte, politici assenti hanno fatto in modo che al disastro delle grandi crisi internazionali si aggiungesse la beffa delle truffe fabbricate in casa. Con il risultato di insinuare nei risparmiatori una profonda diffidenza”.

 

 

Chi ha partecipato alla nostra prima conferenza sul tema “Come salvare il proprio patrimonio nell’era dell’incertezza” (per la seconda con tema diverso è possibile prenotarsi per la data del 18 febbraio sempre a Milano) sa qual è il nostro pensiero sul tema.

 

Il sistema capitalistico bancario/finanziario è evidentemente malato e fuori controllo. E la truffa o fregatura è sempre dietro l’angolo dato che è una parte fondante di buona parte del sistema “liberal-cannibalistico” dove vale l’antico detto “mors tua, vita mea”. E proprio per questo l’investitore deve essere particolarmente vigile nella gestione dei propri risparmi, avvalendosi anche di consulenti finanziari realmente indipendenti e che sappiano proporgli strategie non solo passive (o basate sulla lettura dei bilanci o nella fiducia nel lungo periodo e nei fondamentali…), anzi..

 

Come ricostruisce in questo libro Mara Monti, sfruttando la sua esperienza di cronista e tutta la documentazione che accusa e difesa hanno prodotto nei tribunali quello che emerge in tutti i casi trattati è un inquietante manipolazione dell’informazione finanziaria e contabile.

 

 

I bilanci (e pazienza se vengono passati al vaglio di collegio dei sindaci e società di revisione oltre che di banche spesso generose finanziatrici) si possono “taroccare” nei modi più disparati senza che per anni nessuno se ne accorga. Chi ha visto il film “Il gioiellino” che ha raccontato la parabola di Parmalat ha potuto anche vedere la realtà rappresentata nella fiction.

 

“Non ci sono più soldi in azienda. Dove li prendiamo? Ci vorrebbe una rapina?” “Entriamo in Borsa. Ci facciamo sovrastimare il valore delle azioni. E il gioco è fatto”.

Nel film “Il gioiellino” (con l’ottima regia di Andrea Molaioli e sceneggiatura dello stesso insieme ai bravi Gabriele Romagnoli e Ludovica Rampoldi)  liberamente ispirato alla vicenda Parmalat questo è il dialogo che dà inizio alla grande truffa che vede protagonisti il Calisto Tanzi della fiction (interpretato da Remo Girone) e il suo direttore finanziario, il ragioniere Fausto Tonna (interpretato da Toni Servillo).

 

La storia di un saccheggio senza fine al pubblico dei risparmiatori che inizia dalle azioni e finisce con le obbligazioni. Una marea di carta di nessun valore che viene scambiata con i soldi veri con la complicità e/o il silenzio delle banche e delle autorità di controllo.

 

“I soldi non ci sono? Inventiamoceli” è la parola d’ordine della Parmalat del ragionier Tonna ma nel libro “L’Italia dei crack” si comprende come questa non sia solo una battuta ma che la fantasia può superare la realtà. E non solo nel caso Parmalat (dove si confezionano ad arte documenti ed estratti conto falsi che vengono inseriti nel bilancio consolidato dell’azienda di Collecchio dove si racconta dell’esistenza di un fantomatico conto alle Cayman Island presso la Bank of America dove sarebbero depositati liquidi per 3,9 miliardi di euro!) ma anche in aziende più ruspanti come la Giacomelli Sport dove per “fare fatturato” e gonfiare i conti si arriva addirittura a far emettere finti scontrini da 50 registratori di cassa nascosti nel sottoscala della sede di Rimini. A Parma addirittura arrivano “a vendere 300.000 tonnellate di latte in polvere a Cuba sufficienti a coprire l’intera isola se fossero state vere: peccato che la società venditrice, la Camfield di Singapore esisteva solo sulla carta, così come l’acquirente, l’Impresa Cubana Importadora, un nome di fantasia” rivela Mara Monti nel libro. Un artificio che consente nel bilancio 2002 di Parmalat di iscrivere maggiori ricavi per un miliardo di euro e poi 738 milioni nel 2003.

 

 

Il campionario delle truffe, dei raggiri e degli artifici raccontati in questo libro è impressionante (e non sempre in verità così semplice da comprendere) ed è infine sicuramente desolante poiché sindaci, revisori, autorità di controllo sembrano non accorgersi per anni di nulla. Nella Cirio di Cragnotti nonostante che la società di pelati sia quotata in Borsa i soldi della società si muovono senza problemi nelle cassaforti personali della famiglia. Senza essere più restituiti, of course. “Cragnotti deve arredare casa? Pensa bene di trasferire a se stesso beni immobili di arredamento e antiquariato della Cirio a un valore inferiore a quello di bilancio che comunque non paga perché il debito è stornato a un’altra società del gruppo, la Bombril Cirio International”. Acrobazie finanziarie. Come lo scudetto vinto dalla Lazio (insieme alla Coppa Italia) nel 2000 dove Cragnotti per pagare il premio ai giocatori (8 milioni di euro) risolve il problema con un bel bond da 50 milioni di euro collocato dalla Cirio Holding Luxembourg ad ignari risparmiatori.

 


Sotto la panca la banca campa…
Nel libro, inutile dirlo,  le banche italiane non ne escono spesso bene. O almeno è questa la lettura che chi scrive questo articolo trae da tutte queste vicende di malaffare. In diversi casi sembrano più complici dei truffatori che dei risparmiatori. Invece che denunciare le malefatte degli amministratori diversi banchieri sembrano più occupati a fornire loro consigli; e le banche quando le cose si mettono male (si vedano i casi Parmalat, Cirio, Giacomelli Sport o Argentina solo per citare i più rappresentativi) non esitano a scaricare sui risparmiatori i costi che avrebbero invece dovuto pagare in prima persona, contribuendo al collocamento dei bond “truffa”.
E le stesse banche (italiane ma anche internazionali) si accapigliano e si disputano commissioni milionarie per portare in Borsa azioni o obbligazioni di società che a un esame severo appaiono decotte, senza liquidità e senza futuro.
La Borsa come ultimo e supremo tentativo per rifilare la “patacca” a qualcun altro come direbbe Keynes in linguaggio più raffinato.
Ma sarebbe riduttivo e perfino idiota pensare che sia la Borsa il luogo “maledetto”.

 

Purtroppo le trappole finanziarie si nascondono dappertutto: anche nella banca (non quotata) sotto casa nei prodotti che fa sottoscrivere spesso a ignari risparmiatori sfruttando a proprio vantaggio l’asimmetria informativa tra le informazioni che possiede e quelle dei suoi clienti. Paradossalmente le società o i prodotti finanziari quotati  nonostante tutto offrono mediamente un livello di trasparenza e liquidità maggiori a numerosi prodotti “alternativi”.

 

 

Quello che un risparmiatore deve forse capire (meglio senza perderci troppi soldi per afferrare bene il concetto) è che la gestione dei propri risparmi è qualcosa di troppo delicato per affidarla ciecamente a chicchessia, fidandosi del “sistema” o delle tante trappole disseminate sul suo cammino.

 

Un grande politico ed economista italiano come Luigi Einaudi diceva che i risparmiatori hanno “cuore di coniglio, gambe di lepre e memoria di elefante”. Purtroppo a vedere le trappole (che bene questo libro racconta e che sono solo la punta dell’iceberg del risparmio tradito tricolore)  la memoria …è diventata sempre più temporanea.

E gli errori e le trappole (come abbiamo raccontato nella recente conferenza di Milano e che replicheremo il 21 aprile, toccando altri argomenti e a cui è possibile iscriversi gratuitamente qui o conoscere le nostre prossime eventuali conferenze) in cui molti risparmiatori sono caduti in questi anni poco forse hanno insegnato visto che sembrano ripetersi inesorabili.  Incapacità di uscire dalle posizioni in forte perdita;  incapacità di comprendere a fondo le conseguenze del conflitto d’interessi è la “regola” su cui si fonda sempre più il rapporto fra intermediari e risparmiatori; incapacità nel saper analizzare i prodotti finanziari offerti, fidandosi in modo eccessivo dei collocatori; fiducia cieca e mal riposta nelle previsioni economiche finanziarie; difficoltà a comprendere come il mondo nuovo (e soprattutto quello finanziario) sia fatto non per premiare l’investimento passivo e statico o le soluzioni “facili” ma al contrario permette di sopravvivere solo (come diceva già un certo Charles Darwin) a coloro che sono più in grado di adattarsi ed essere flessibili.

 

 

E per chi è rimasto incastrato…

 

 

Un’ultima ma doverosa parola nei confronti di chi è rimasto incastrato in crack o fallimenti.

 

Non si devono sentire “sfigati” o “perduti” perché qualsiasi somma hanno “bruciato” hanno un futuro davanti. Che può essere anche perfino nettamente migliore di quello passato. Anche finanziariamente.  Il grande editore Malcom Forbes diceva che “anche un grande fallimento può essere un grande successo se serve ad imparare qualcosa” e la cosa più importante che si può imparare quando si “bruciano” dei soldi in modo significativo è quella di non ripetere gli stessi errori o gli stessi schemi.

 

“Follia è fare sempre la stessa cosa e aspettarsi risultati diversi” diceva Albert Einstein e questa considerazione dovrebbe far parte del bagaglio di esperienze di ciascun investitore. Ripetere sempre gli stessi errori o cadere nelle stesse trappole può avere, infatti, conseguenze distruttive per il proprio patrimonio (oltre che per la propria serenità

 

psicologica).

 

Certo non è facile affrontare i primi momenti seguenti alla presa atto del “naufragio finanziario”: spesso è fonte di tensioni, frustrazioni e discussioni accese in famiglia.

Non demoralizzatevi o sentitevi dei “falliti” o degli “idioti”. La storia è piena di persone anche geniali nei loro rispettivi campi (da Isac Newton a Arthur Schopenauer, da John M. Keynes ai premi Nobel per l’Economia Myron Scholes e Robert C. Merton) che a un certo punto della loro vita hanno fatto un “falò” dei soldi da loro gestiti.

 

Un consiglio ulteriore (da parte chi ha affrontato anche sulla propria pelle nel passato simili momenti e non parla per “letteratura” ma per esperienza diretta)?  Vi può essere una reazione certo legale (e sul piano civile e penale quando ne esistono gli estremi) ma quella più importante è sul piano personale. Non abbattersi, anzi cercare al più presto di elaborare il “lutto”, non rimuginando sul latte versato. Non serve a nulla. Prima si dimentica il “buco nero”, meglio è. Cancellate la memoria “cattiva”. E il più velocemente possibile.

 

I soldi vanno ma anche vengono soprattutto quando si è appresa la lezione. “Quando l’allievo è pronto compare il maestro” recita un proverbio cinese. Perdere (e purtroppo anche essere talvolta truffati o “tosati” generosamente) è una componente quasi ineliminabile del moderno “Sistema” capitalistico finanziario: se proprio quindi volete fare questa esperienza e non riuscite a “sottrarvi” non fate le cose troppo in grande.. E cercate di trovare comunque il lato positivo. E magari possiamo aiutarvi anche in questo se vorrete contattarci e raccontarci anche anonimamente la vostra storia di risparmio tradito.

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