STORIE DI ITALIANI STANGATI DA TRUFFE, INVESTIMENTI TRADITI E ALTRE CATASTROFI FINANZIARIE

Spesso il truffato psicologicamente e inconsapevolmente coopera con il truffatore. Spesso (non sempre) sono la faccia della stessa medaglia“. Così racconta Stefano Elli, giornalista del Sole 24 Ore, punta di sfondamento di Plus24, il supplemento settimanale dedicato allla finanza personale nonchè conduttore radiofonico su Radio24 della trasmissione “Serpente corallo” insieme a Marco Lo Conte e Mauro Meazza (e i 3 insieme sono anche un gruppo pop rock cabaret “I Ciappter Ileven”), intervistato qui da Salvatore Gaziano (consulente finanziario indipendente e socio fondatore di SoldiExpert SCF) sul suo ultimo libro “Gli Stangati” (Il Sole 24 Ore Libri).

Un libro (disponibile anche in edicola fino a esaurimento) che merita di essere letto attentamente anche sotto l’ombrellone da tutti i risparmiatori perchè le storie raccontate (vere) sono una preziosa lezione su come paura e avidità possono agire da leva eccezionale per chi vuole mettere le mani nelle nostre tasche portandoci via i risparmi faticosamente accumulati.

E non si pensi che “a me tante queste cose non possono capitare” perchè fra le vittime di questa implacabile e continua carneficina dei risparmi ci sono persone di tutti i generi e di tutte le professioni e anche chi ha magari un QI finanziario altissimo. Anche perchè il “truffatore” o “tosatore” non ha scritto in testa un avviso “attenzione, attenzione… ti fregherò…” e anzi spesso si presenta come la persona più affidabile della Terra e magari indossa pure i vestiti migliori ed è legato ad amicizie, conoscenze o istituzioni considerate affidabilissime e sa usare le leve giuste meglio di qualsiasi consulente finanziario perchè sa dire alla vittima proprio quello che questa si aspetta di ascoltare.

 

 

Dopo aver esaminato decine e decine di casi di risparmio tradito in questi anni per il giornale e ora raccolti nel libro, Elli tratteggia due persone, il truffato e il truffatore, vittime di un’attrazione fatale.  “Il truffato pensa di essere più furbo degli altri, vuole guadagnare di più e in fretta, aggirare regole, saltare passaggi, infilarsi in corsia di emergenza quando c’è coda in autostrada. Il truffatore sfrutta questa attitudine mentale. In un certo senso fa Aikido: sfrutta a suo vantaggio l’energia del suo avversario. E a conti fatti, per esempio nel caso Mendella, la giustizia nei confronti dei truffatori è stata sin troppo benevola. Per cui, tanto vale riprovarci.

Salvatore Gaziano: Vedendo i bidoni tirati a tutti i livelli non solo dagli avventurieri della finanza, ma anche da banche blasonate e operatori, il risparmiatore non rischia di arrivare alla conclusione che “alla fine nella finanza sono tutti ladri” e per non sbagliare non investe un cent e non si fida più di nessuno? Tutta la lunga sfilza di scandali finanziari raccontati nel libro può essere uno dei motivi che spiega come mai i conti correnti degli italiani traboccano di liquidità non investita ?

Stefano Elli: E’ una spiegazione. Quello della perdita di fiducia nel sistema finanziario e anche in quello bancario è un problema le cui conseguenze la politica non sembra avere avvertito nella loro pienezza. Faccio un esempio che non c’entra con le truffe per fare comprendere il distacco del mondo politico dal tema: quando nel 2015 si iniziò a parlare di Brrd e di Bail in e di aiuti di Stato in riferimento all’intervento del Fitd (Fonto Interbancario di Tutela dei Depositi ndr) sul caso Tercas, quasi nessuno si mise di traverso. Eppure il fatto che insieme ad azionisti e obbligazionisti a pagare dovessero essere anche i depositanti (sia pure quelli con oltre 100.000,00 euro sul conto) avrebbe dovuto allarmare e molto coloro che avrebbero dovuto recepire la direttiva. Il solo Ennio Doris si spese (inascoltato) pubblicamente. Lo fece in un’intervista al Sole24ore che noi di Plus24 riprendemmo quando il Tribunale di Strasburgo bocciò clamorosamente la decisione dell’Authority Ue della concorrenza affermando che nell’intervento del Fitd non vi era nemmeno l’ombra di un aiuto di Stato.  Tra l’altro coinvolgere i depositanti nella procedura di risoluzione della banca è come coinvolgere i proprietari di auto parcheggiate in un autosilo che fallisce. Secondo voi le vetture dovrebbero finire nell’attivo del fallimento o venire restituite ai legittimi proprietari?

Gaziano: Fra i tuoi aforismi all’inizio del libro ce n’è uno tuo fulminante: “L’economia è una scienza esatta, che spesso, produce risultati sbagliati”. Perchè nella stampa finanziaria si tende però a vendere l’immagine della “scienza quasi esatta” dedicando un numero incalcolabile di pagine a previsioni e interviste ai gestori e guru che lasciano quasi sempre il tempo che trovano visto che a ben guardare la maggior parte di questi intervistati fatica a restituire ai propri investitori il rendimento puro del mercato?

Elli: Come qualunque altra industria anche quella del risparmio gestito si nutre di marketing. Come in altri campi molto spesso l’estetica prevale sulla sostanza. Ti faccio un esempio: in passato ogni volta che una banca comunicava di avere in programma una cartolarizzazione alcuni giornali strillavano titoloni entusiastici in prima pagina. Forse chi faceva quei titoli non aveva ben compreso che le operazioni di cartolarizzazione erano nella stragrande maggioranza dei casi delle vere e proprie autocertificazioni di inadeguatezza patrimoniale messe in atto per liberare i bilanci da fardelli insostenibili. Vedremo come andranno a finire tutte le operazioni su NPL e UTP (si stratta di crediti che le banche faticano a riscuotere, ndr) accrocchiate in questi ultimi cinque anni. Sono molto curioso. Davvero molto curioso.

Gaziano: Ho riletto poco tempo fa un’intervista che feci quasi 25 anni fa a Giorgio Mendella in un giornale dove allora lavoravamo insieme. Gli anni ’80 e ’90 sono stati pieni di finanzieri rampanti e pure “televisionari” e vedendo quello che è successo in questi anni poco è cambiato e le Gatti e le Volpi riescono comunque sempre a fregare le loro vittime. C’è qualcosa che non funziona nei meccanismi di controllo o per molti risparmiatori vale la cattivissima poco politically correct frase di j,K. Galbraith: “Prima o poi Dio separa gli stupidi dai loro soldi”?

Elli: Qui c’è dell’altro. E questa è una risposta a cui tengo particolamente. Cerco di articolarla: come ricorderai i crack degli anni ’80-’90 raccoglievano meno soldi da moltissimi risparmiatori. Quelli di oggi raccolgono molti piu soldi da molte meno persone. Facci caso: Italfin 120 miliardi di lire 2000 persone. Ifm 300 miliardi e 5000 persone. Oggi abbiamo Gianfranco Lande 250 milioni di euro da 700 persone. Giri 200 milioni da 400 persone. Potrei andare avanti. A botte di 70 milioni di euro su nemmeno un migliaio di persone. Dalle reti per banchi di aringhe alla caccia al marlin. Poi pensa a com’è cambiato il mondo in questi ultimi 10-15 anni. Regole stringenti. Segnalazioni di operazioni sospette. Alert antiriciclaggio. Common reporting standard e scambio automatico di informazioni. Aggiungi a questo il livello del Pil sommerso (per Eurispes 480 miliardi, per Istat 200, comunque altissimo).  Dopo il quadro generale la risposta alla domanda è questa: i “sommersi” hanno un disperato bisogno di investire i loro soldi e non possono farlo usando i canali ufficiali. Ecco perché ci cascano. Ecco perché sono più esposti. Non hanno alternative. Ed è qui, in questo branco disorientato, che i predatori hanno gioco facile.

 

 

Gaziano: Sempre sul caso Mendella sono rimasto  colpito a leggere nel tuo libro che quello che era considerato negli anni ’80 il re dei tele-imbonitori che ha distrutto i risparmi di moltissima gente, consideri ancora oggi che quello che è successo non è colpa sua ma di fantomatici altri soggetti. E si stia rimettendo in attività per l’ennesima volta senza il minimo senso di colpa. Avendo conosciuto da vicino tanti casi di stangate finanziarie cosa hai visto nella mente e nella personalità del truffato e in quella del truffatore?

Elli: Spesso il truffato psicologicamente e inconsapevolmente coopera con il truffatore. Spesso (non sempre) sono la faccia della stessa medaglia. Il truffato pensa di essere più furbo degli altri, vuole guadagnare di più e in fretta, aggirare regole, saltare passaggi, infilarsi in corsia di emergenza quando c’è coda in autostrada. Il truffatore sfrutta questa attitudine mentale. In un certo senso fa Aikido: sfrutta a suo vantaggio l’energia del suo avversario. E a conti fatti, per esempio nel caso Mendella, la giustizia nei confronti dei truffatori è stata sin troppo benevola. Per cui, tanto vale riprovarci.

Gaziano: Stiamo facendo dei colloqui di lavoro e quando chiediamo cosa sanno del mondo degli investimenti la maggior parte dei laureati ci confessa di non saperne nulla e l’unica cosa che qualcuno cita è il Forex perchè hanno ricevuto delle proposte di investire via telefono e gli hanno detto che è facile in questo modo moltiplicare i soldi anche con pochissimi capitali. E diversi ci raccontano che hanno preso quasi come oro colato la cosa e vogliono approfondire. Cosa ne pensi?

Elli: Credo che il problema abbia radici lontane. Se ci pensi nasce dalle scuole medie. I ragazzi iniziano subito a fare scomposizioni geometriche complicatissime, polinomi , espressioni, insiemistica. Arrivano alla fine del ciclo e se gli chiedi di calcolare una percentuale o di fare una proporzione non lo sanno fare. Cioè le cose che servono di più da adulti non vengono insegnate o vengono insegnate come fossero residuali. Questo approccio distorto prosegue all’università. Se a questo si unisce la disintermediazione, il web, e l’illusione di poter fare da soli, abbiamo eserciti di analfabeti sostanziali, potenziali vittime di frodi via web.

Gaziano: Fra le vittime delle stangate finanziarie racconti che ci sono anche persone insospettabili e non certo sprovvedute come avvocati e professionisti. Esemplare è la confessione del papà dell’ex ministro Carlo Calenda che ha pure scritto un libro dove racconta tramite un romanzo di “fantasia” la sua esperienza di “bidonato”. E Fabio Calenda, il papà dell’attivissimo ex ministro,  è un giornalista ed è stato responsabile dell’Ufficio Studi di Sanpaolo Invest. E racconta bene che a fregarlo è stato l’understatement del Madoff dei Parioli (al secolo il finanziere romano Gianfranco Lande) e la costanza dei rendimenti vantati. Un 5-6% all’anno, ma costante, che farebbe mettere la firma a milioni di risparmiatori senza ragionarci tanto perchè per la maggior parte degli investitori l’idea che i rendimenti sui mercati azionari e obbligazionari non sono affatto costanti non è cosa che piace e quasi nessuno vorrebbe vedere i propri risparmi fluttuare a zig zag.Tu che sei un super addetto ai lavori e fra i più bravi giornalisti e segugi finanziari come ti spieghi che anche persone come Fabio Calenda dotate di solida cultura finanziaria e di una conoscenza approfondita dei mercati caschino in questi investimenti troppo belli per essere veri?

Elli: Nel caso di specie i fattori sono stati due: 1) il fatto che l’organizzazione di Lande fosse stabile (durava da moltissimi anni). Che nessuno dei partecipanti (non dimentichiamo che frequentavano il medesimo ambiente) si fosse mai lamentato per un ritardo nel pagamento degli interessi pattuiti. 2) che Lande non si spacciasse per un supergestore che offriva super rendimenti ma si presentava come un venditore di tranquillità. Come un money manager che sapeva utilizzare strumenti di copertura per levigare la volatilità. Questi sono stati i due elementi che hanno convinto anche un professionista del settore.

 

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Gaziano: Descrivi molto bene il profilo del “truffatore finanziario” o di chi tira stangate e la capacità quasi scientifica di costruire uno storytelling o per dirla all’italiana un castello di frottole in cui finiscono con il crederci tutti e talvolta perfino lui. E’ di queste settimane il caso della promotrice finanziaria di Fidenza che è stata sospesa dalla sua rete (Sanpaolo Invest) e dall’OCF e parliamo della n.1 della rete di una delle banche più importanti del Paese. Ci sono indagini in corso e diversi risparmiatori hanno segnalato alla rete casi anomali. C’è qualcosa che però da quello che finora abbiamo letto e anche tu hai documentato che non capisco.
Dalla lettura  su Plus24 del tuo pezzo (e molti giornali si sono tenuti ben lontani dal raccontare questa storia)  la consulente n.1 di Sanpaolo Invest avrebbe chiesto su alcune posizioni all’insaputa dei clienti stessi che “firmavano la pratica” dei “lending” ovvero finanziamenti con a garanzia i conti titoli degli stessi clienti. Finanziamenti che venivano accordati con solo qualche clic e senza che nessuno della banca interagisse con i clienti per fare dei controlli e queste somme anche ingenti venivano erogate non sul conto stesso del richiedente ma tramite assegni circolari che la consulente finanziaria (all’insaputa del cliente) ritirava e versava su un altro conto creando “denaro” nemmeno fosse Mario Draghi. Non c’è qualcosa nelle procedure e controlli degli intermediari che andrebbe forse rivisto se le cose stanno in questo modo e non sarebbe auspicabile come è accaduto in altri Paesi una netta separazione fra chi offre consigli e banche sul modello inglese, vietando commissioni e retrocessioni che sono invece l’architrave su cui si poggia la ricchissima industria del risparmio gestito in Italia?

Elli: Certamente qualcosa a livello dei controlli interni va modificata. Ti faccio un altro esempio. Il caso recente di un consulente di IWbank che faceva magheggi sui conti dei suoi clienti. La banca sapeva dal 2015 che qualcosa non andasse. Aveva fatto un audit ovvero un indagine nel 2015, due nel 2016 e uno nel 2017. Alla fine (ma solo alla fine) gli ha revocato il mandato e lo ha denunciato. A dire che ha tardato a farlo non sono stato io o tu. Sono stati i magistrati che hanno sequestrato 4 milioni della banca corrispondenti alla cifra cubata grazie alle provvigioni generate dall’attività del consulente. Vedremo come andrà a finire questa vicenda. Però va detto che vi sono molti altri casi in cui le banche hanno denunciato per prime. Comunque vorrei aggiungere una cosa: un campanello d’allarme molto chiaro (e che si verifica con una certa frequenza) è quando il consulente che agisce con mandato di una società offre al cliente un prodotto che non figura nel catalogo della società mandante. Questo è un primo segnale da non sottovalutare.

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