Trump rialza la posta contro le cose cinesi, in Germania altra figuraccia dei “moralisti” europei

Quasi tutte giù stamane le borse asiatiche dopo le parole di Donald Trump che provano di nuovo a ribaltare il tavolo contro la Cina minacciando l’applicazione di dazi del 10% su una lista di prodotti cinesi per un valore di 200 miliardi di dollari nel caso che Pechino replicherà a quelli già decisi da Washington.

Intanto nel settore automobilistico europeo l’arresto del capo di Audi, Rupert Stadler, da parte della Procura di Monaco che sta indagando sulla “frode” sui motori diesel e la falsificazione delle emissioni rende evidente che buona parte della presunta “superiorità morale e industriale tedesca” è più una fiaba che la realtà considerando che quello su Volkswagen è solo uno degli ultimi episodi che vedono protagonisti in negativi le grandi aziende tedesche.

Di questo ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile Strategie di investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto collegamento prima dell’apertura dei mercati alla trasmissione “Caffè Affari” condotta da Carlo Cerutti su Class CNBC (canale Sky 507).

Mercati ritornati nervosi nella nottata dopo il riacuirsi delle tensioni fra Washington e Pechino.
Un lungo braccio di ferro dove gli Stati Uniti con metodi non basati certamente sulla diplomazia cercano di reagire a quella che Donald Trump e buona parte del suo elettorato considerano una “ritorsione” giusta (come quella di alzare i dazi in modo unilaterale) contro il “nemico” Cina accusato di operare da tempo di praticare furti di segreti tecnologici e commerciali (“copiano senza pagare”) nei confronti di aziende statunitensi e di attuare politiche restrittive o sleali nei confronti delle aziende americane.

Comportamenti che fanno perdere “centinaia di miliardi di dollari alle nostre aziende” e “decine di migliaia di posti di lavoro”, influendo negativamente su un deficit commerciale di 800 miliardi di dollari, di cui quasi 400 rappresentati dalla Cina.

Non siamo abituati a queste lotte ma è difficile pensare che dietro a questa guerra a colpi di proclami dietro le quinte non si stia trattando seppure più sale il tono più la strada diventa stretta visto che nessuno dei due contendenti vuole fare la parte di quello che è arretrato e ha chinato il capo. Ma tutti e due i colossi hanno bisogno l’uno dell’altro e la Cina non può certo pregiudicarsi lo sbocco di quello che è diventato il suo mercato più importante come gli Stati Uniti non possono ignorare che Pechino è il maggiore finanziatore del debito pubblico Usa.

Intanto sul fronte borsistico l’arresto del n.1 di Audi ha provocato una discesa in due giorni del 5% del valore delle azioni VOLKSWAGEN e un ribasso dei titoli del settore con l’eccezione delle azioni della Ferrari che fanno da tempo un campionato a parte sui circuiti borsistici e sono vicine ai massimi storici per le ragioni che Salvatore Gaziano (SoldiExpert SCF) ha spiegato nel suo intervento.

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