Un aumento di capitale molto POPOLARE. Forse troppo…

E’ partito l’aumento di capitale Banco Popolare e la partenza non è stata proprio delle migliori nonostante le attese di un esordio col botto grazie al basso prezzo delle azioni offerte e alle voci (sempre più insistenti) di un possibile ingresso nel capitale della Fondazione Cariverona.
Il titolo vale ora 2,33 mentre il diritto 0,.7345 quindi la somma è uguale a 3.0645.
Venerdì l’ultimo giorno prima dell’operazione il titolo valeva circa 3,35 quindi oggi è come se perdesse l’8,5%. Eppure secondo i dati della Borsa Italiana viene calcolata “solo” una perdita del 3,3%. Magia dei coefficienti di rettifica …
Che dire di questa operazione? Per mesi e mesi i vertici del Banco Popolare hanno smentito la necessità di dover ricorrere a un aumento di capitale poi devono aver rifatto i conti e ora al mercato chiedono quasi 2 miliardi di euro: quanto capitalizzava prima l’istituto.
Vale la pena rileggere cosa diceva il 26 aprile 2010 all’assemblea dell’istituto il numero 1, Pier Francesco Saviotti: «Il Banco  ha mezzi e risorse sufficienti per gestire il rilancio. E’ sano e lo dimostrerà…La gestione delle problematiche di Italease ha assorbito e assorbirà ancora energie, ma senza sviare dai processi di consolidamento del gruppo. Tali problematiche sono sotto il pieno controllo del management».

Gli fece eco all’assemblea il presidente del consiglio di gestione del Banco Popolare, Vittorio Coda. «Una banca solida e proiettata al futuro senza paura, come testimonia l’intenzione di non ricorrere all’aumento di capitale per rimborsare 1,45 miliardi di Tremonti Bond. «Non c’è alcun aumento di capitale, non se ne parla – ha detto – spero di rimborsarlo con i risultati che faremo».

Evidentemente i risultati che avevano in mente di realizzare non sono arrivati o c’è qualcosa che deve essere andato a storto se poi nello scorso dicembre sono stati riconvocati i soci per varare l’aumento di capitale “monstre” e quello che era stato detto qualche mese prima è stato clamorosamente smentito: “L’aumento di capitale – ha detto questa volta Pier Francesco Saviotti, consigliere delegato della banca – è un punto fermo per il definitivo risanamento e il rilancio del Banco…. .

Il Banco Popolare è un gruppo sano, che già ora sta guadagnando», che ha «tolto le corna al diavolo Italease» e che, una volta usciti dalla crisi economica ha i mezzi per tornare a livelli di redditi importanti, che io quantifico, tra 600 e 700 milioni…Sono sereno e tranquillo – ha detto – perché oggi il Banco non ha più scheletri negli armadi. I problemi ci sono ma li stiamo gestendo, sono sotto controllo, già oggi produciamo reddito e con le iniziative intraprese questa situazione non potrà che migliorare». Il banchiere ha poi ricordato che il management è concentrato sulla predisposizione del piano industriale che sarà pronto «prima della metà dell’anno» e che punterà a ridurre i costi amministrativi, quelli del personale, «a snellire l’articolazione societaria» e razionalizzare la rete di filiali attraverso l’eliminazione delle sovrapposizioni e la chiusura degli sportelli non più redditizi. «L’entusiasmo – ha detto – c’è ed è notevole». Infine Saviotti ha tributato un omaggio ai Tremonti bond che la banca si appresta a rimborsare a causa dell’alto costo degli interessi, 123 milioni all’anno: «per noi sono stati una manna», evitando un aumento di capitale quando «non eravamo ancora pienamente coscienti della situazione all’interno del Banco» e permettendo all’istituto «per un anno e mezzo di fare il nostro mestiere, dare credito a famiglie e imprese».

I termini dell’aumento e cosa fare…

Non sappiamo dove Saviotti veda tutto questo “entusiasmo” (forse Mediobanca e Bank of America Merrill Lynch che curano l’aumento e incasseranno le commisioni) ma intanto l’aumento scade già il 4 febbraio come trattazione dei diritti e prevede che il vecchio azionista o possessore di obbligazioni convertibili Banco Popolare possa sottoscrivere 7 azioni ogni 5 azioni e/o obbligazioni convertibili possedute al prezzo di 1,77 euro.

Un impegno economico quindi rilevante per lo stremato azionista del Banco Popolare a vedere il grafico sotto con le indicazioni del nostro trading system e le vicissitudini di questo istituto che doveva far tremare il mondo ma che invece negli ultimi 4 anni ha fatto tremare soprattutto i suoi azionisti che ormai secondo il management sembrano averci preso gusto a sottoscrivere aumenti di capitale nella speranza che le cose cambino drasticamente dopo l’iniezione di mezzi freschi.

Ricordiamo che il Banco Popolare è il frutto della fusione della Banca Popolare di Verona e Novara con l’ex Popolare Lodi frutto a sua volta di una serie di acquisizioni selvagge condotte nell’era Fiorani: Casse del Tirreno, Banca Popolare del Trentino, il Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Banca Popolare di Cremona. La voglia matta di acquisizioni del decennio passato secondo i geni della consulenza aziendale e i banchieri di lungo corso doveva “creare valore” ma purtroppo le cose non sono andate proprio in questo senso vista la crisi che si è abbattuta nel settore bancario e la difficoltà operative di fare tagli, sinergie e maggiori ricavi non solo nelle slide ma anche nella realtà.

Ma il Banco Popolare alle difficoltà del settore ha sommato anche la disgrazia di essere fra i maggiori azionisti di Banca Italease, un istituto che dalle stelle è passato alle stalle, rivelandosi un pozzo senza fondo. Un pozzo che ha pesato (e molto) sui conti di Banco Popolare e che ancora non si può dire una mina completamente disinnescata visto che l’Agenzia delle Entrate ancora reclama un miliardo di euro (non proprio bruscolini) fra imposte e sanzioni e la discussione è ancora aperta.

Ma cosa farà dei soldi incassati ? L’operazione contribuirà in primo luogo al rimborso dei cosiddetti “Tremonti bond”, emessi per un importo pari a 1,45 miliardi di euro, e incrementerà poi la dotazione patrimoniale dell’istituto. L’atteso incremento dei coefficienti patrimoniali dovrebbe consentire al Banco popolare di anticipare il progressivo allineamento ai requisiti più severi riguardanti le dotazioni minime patrimoniali (Basilea III).

Il mercato non sembra aver reagito con grande entusiasmo all’operazione e ci sembra tutto sommato comprensibile a rileggere quello che i vertici hanno detto (e smentito) in questi mesi e c’è da sperare che questa volta siano pienamente “coscienti” della situazione all’interno del Banco…

Dal punto di vista tecnico il titolo è fuori dai nostri portafogli dal luglio 2007 (vedi grafico) e da allora (il titolo valeva 19.69 euro, un prezzo che sembra appartenere a un’altra era) i nostri trading system non hanno consigliato ancora di rientrare e per questo motivo non è certo questo aumento di capitale che improvvisamente fa scattare un segnale di acquisto.

I fondamentali sono ancora nebulosi come dimostra lo stesso management di Banco Popolare che ancora sta lavorando al nuovo (ennesimo) piano industriale e quindi al momento preferiamo non prendere posizione sull’azione.

Piuttosto una piccola possibilità di investimento si è creata in questo momento sull’obbligazione convertibile Banco Popolare (codice Isin IT0004584659) che staccando stamane il diritto è arrivata a valere intorno a 99,8. La possibilità di esercitare la conversione per questo bond si allontana sideralmente visto che il prezzo di esercizio è di 6,15 euro (il titolo entro 3 anni dovrebbe salire di oltre il 167%…..)  ma acquistare sotto 100 un titolo che scade fra circa 3 anni (24/3/2014) con una cedola fissa annuale del 4,75% non ci sembra male. Si porta a casa un rendimento netto superiore al 4,2% annuo e nel caso che il Banco Popolare decida di esercitare la conversione anticipata in denaro e/o azioni (una facoltà che il Banco potrebbe esercitare dal prossimo settembre come recita il prospetto) si otterrebbe come ricompensa un premio del 10% sul valore nominale.

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