UNICREDIT METTE LA RETROMARCIA A PIAZZA AFFARI

L’aumento di capitale “monstre” di Unicredit pesa su Piazza Affari più di Marine Le Pen che vuole portare la Francia fuori dall’euro. Ma c'è anche chi con il principale concorrente in panne mette le ali. Il consiglio? Non puntare sul settore ma su singole storie societarie

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L’aumento di capitale “monstre” da 13 miliardi di euro di Unicredit pesa su Piazza Affari più di Marine Le Pen che vuole portare la Francia fuori dall’euro e dalla Nato con Piazza Affari che perde oltre il 2,2%. Oltre il doppio della borsa parigina. Secondo la parità teorica calcolata da Borsa Italiana il titolo Unicredit ha perso il primo giorno di contrattazione il 5,7% ma in realtà il bilancio negativo è più che doppio se si somma il valore del titolo e del diritto post aumento con quello di venerdì. Una perdita di oltre il 13% nonostante i report positivi diffusi nei giorni scorsi dalle banche d’affari spesso in palese conflitto d’interessi visto che per questa operazione il consorzio di garanzia dell’aumento di capitale è formato da oltre 30 banche che si spartiscono per il disturbo circa 500 milioncini di euro.
Per Unicredit la partita è molto importante ed è comprensibile che sul titolo si vedranno pressioni ribassiste sia per l’entità dell’operazione (la più grande nella storia di Piazza Affari) sia per la pessima reputazione che si è conquistata Unicredit dal 2009 a oggi con i precedenti aumenti di capitale che sono stati sostanzialmente bruciati a vedere la capitalizzazione borsistica e le perdite registrate in questi anni. Un’operazione molto diluitiva che costringe gli sventurati che le hanno ancora in portafoglio a raddoppiare ancora l’investimento per un titolo che dall’inizio del 2009 ha perso oltre il 75% del valore e dall’inizio del 2007 addirittura il 93%. E che fa capire perché anche alcune fondazioni azioniste di Unicredit hanno già annunciato che sottoscriveranno non integralmente l’aumento di capitale. Chi ne prenderà il testimone?
I risultati presentati la scorsa settimana da Intesa SanPaolo dimostrano che non tutte le banche italiane naturalmente sono messe così male e anzi alcune stanno perfino approfittando della crisi di fiducia verso quelle ritenute meno sicure e solide. E questo suggerisce ai risparmiatori di selezionare i titoli nel settore bancario non in base a fattori irrazionali o di legame col territorio ma sulla base dei risultati prodotti oggi più che mai.
Di questo argomento e altri riguardo la seduta odierna ne ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, ospite come ogni settimana a Caffè Affari la trasmissione di Class CNBC che fa il punto sui mercati prima dell’apertura.