Unicredit promossa da BCE e cura Mustier. Ubi Banca deve invece impegnarsi di più

“Unicredit bene perché la cura Mustier funziona, mentre per UBI bisogna impegnarsi di più a ridurre le sofferenze”. Questo in sintesi il parere espresso dalla vigilanza BCE nei confronti dei 2 istituti di credito italiani.

In particolare la Banca Centrale Europea, al termine del processo annuale di revisione e valutazione prudenziale (Srep), ha fissato per Unicredit una soglia minima di CET1 per il 2018 del 9,2% più basso di quello inizialmente richiesto.
A seguito delle azioni tangibili di rafforzamento e de-risking del proprio bilancio e considerando i progressi compiuti nell’ambito del piano Transform 2019, la Bce ha migliorato la valutazione del rischio su UniCredit rispetto al 2016″, ha spiegato la banca.
Se in Unicredit la pagella consegnata è buona, non così si può dire di Ubi Banca dove sempre la BCE ha evidenziato come l’SSM (Authority bancaria europea) avrebbe segnalato “la necessità di aumentare il livello di ambizione” nella riduzione dello stock di sofferenze.

Ubi Banca da molti anni si caratterizza per un tasso di copertura dei crediti più basso del settore bancario. A fronte di sofferenze molto elevate la banca ha sempre fatto meno rettifiche e accantonamenti sostenendo di possedere garanzie superiori. Alla vigilanza BCE questa cosa non deve convincere al 100% e comunque l’obiettivo è quello che tutte le banche arrivino a scendere sotto il 10% di sofferenze lorde e in questa chiave si può forse spiegare il nuovo pressing anche alla luce degli effetti generati dalla recente acquisizione delle good banks (Etruria, Marche, Carichieti) che hanno portato in casa altri crediti deteriorati.
La vigilanza ha chiesto ora di predisporre entro il 30 marzo 2018 un nuovo piano aggiornato che preveda “obiettivi maggiormente sfidanti” rispetto a quelli attuali che prevedono un target di tasso di sofferenze lorde al 12,8% al 2019 e all’11,9% al 2020 partendo da un 14% al terzo trimestre 2017).

E a Piazza Affari le indicazioni della vigilanza europea non sono state prese molte bene col titolo UBI in discesa del 3,5%, poiché il timore sempre dietro l’angolo è la necessità di un nuovo aumento di capitale dopo quello di 400 milioni di euro appena chiuso negli scorsi mesi se un’ulteriore accelerazione sulla riduzione dei non performing loans si mostrasse problematica come prezzo di realizzo.

Su Unicredit invece la cura Mustier sembra funzionare e questa mattina a Londra saranno presentati alcuni aggiornamenti sul piano Trasform 2016-2019 che, dalle anticipazioni diffuse, sembrano confermare che gli obiettivi annunciati lo scorso anno sono a oggi tutti centrati.

Stando alle indicazioni della società i principali target finanziari al 2019, presentati lo scorso dicembre, sono stati confermati (ROTE >9%; CET1 ratio >12,5%) mentre sono stati aggiornati i target di pay-out, (quota di utili distribuibili sotto dividendi) da 20% a 30% e dopo il 2019 da 30% a 50% (qualora il CET1 ratio sia superiore al 12,5%).

E la banca punterebbe a ridurre ulteriormente lo stock di sofferenze arrivando a un tasso di sofferenze lorde sui crediti elargiti al 7,8% entro il 2019 (migliore dell’8,4% indicato precedentemente).

E il mercato sembra premiare il titolo nei primi scambi.

Di questo e altro (Fca, Leonardo..) ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF, durante il consueto collegamento con “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507), trasmissione condotta questo martedi mattina da Ludovica Brignola.

Clicca sull’immagine sotto per il video dell’intervento di oggi.

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