Voglia di mattone nei PIR in una normativa già piena di buchi

Tempo di finanziaria o “legge di stabilità” come si definisce ora e parte come al solito l’assalto alla diligenza dove quasi tutte le categorie chiedono un trattamento di riguardo per i propri iscritti.
A brillare a Piazza Affari in questi giorni si sono distinte soprattutto le società immobiliari come e in particolare le SIIQ come Beni Stabili, IGD, Risanamento sulle indiscrezioni che presto queste società potrebbero essere incluse tra i titoli nei quali i Pir (Piani Individuali di Risparmio) possono investire.

In origine, la normativa, che all’inizio di quest’anno ha introdotto i Pir in Italia, aveva esplicitamente escluso gli strumenti emessi da società immobiliari, almeno per quanto riguarda il 70% che deve essere investito in imprese italiane per consentire di beneficiare dell’esenzione fiscale (il 30% restante è libero).

Anche perché una normativa fra quelle che ha avuto più successo in questo campo e fra quelle di più lunga storia come quella dei Pea (Plan d’Epargne en Actions) nati nel 1992 escludeva le società immobiliari. Ma in Italia il legislatore sta seguendo una via molto contorta e non stupirà sapere che i chiarimenti forniti nelle scorse settimane dal MEF (Ministero Economia e Finanze) hanno confuso ancora di più gli addetti ai lavori.

E questo dopo quasi un anno dall’emanazione di questa normativa e quando nemmeno l’Agenzia delle Entrate ha fugato tutti i dubbi e si è pronunciata su alcune questioni.
Chi non ha certo sofferto di questo provvedimento e della stratificazione delle norme e interpretazioni è l’industria del risparmio gestito che ha trovato la strada libera per promuovere questi strumenti senza grandi intoppi e raccogliere più di 5 miliardi di euro presso i risparmiatori italiani, rivendendo spesso a caro prezzo il vantaggio fiscale (vedi qui).

L’altra possibilità prevista nella normativa per i risparmiatori di costruirsi in modo autonomo un PIR ha avuto invece stranamente un percorso molto accidentato. Rendendo quasi impossibile per i risparmiatori farsi un Piano Individuale di Risparmio senza passare dal risparmio gestito. E pure molto penalizzata anche ora che il MEF ha ammesso (e come SoldiExpert SCF eravamo fra i pochi a sottolineare questo assurdo) che anche il risparmiatore può entro un tempo limite (90 giorni) vendere un titolo che fa parte del Piano Individuale di Risparmio senza perdere il beneficio fiscale a patto che proceda al riacquisto entro un massimo di 3 mesi. Un’interpretazione che però non trova le banche pronte a gestire questa cosa (già quasi nessuna fra le banche italiane aveva nemmeno offerto ai propri clienti la possibilità di farsi nemmeno un PIR “statico”) anche perché vendere la propria mercanzia può consentire di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo.

Di questo e di alcune trimestrali in pubblicazione (da FCA a Italgas) ha parlato Salvatore Gaziano, responsabile strategie d’investimento di SoldiExpert SCF) durante il consueto collegamento con “Caffè Affari” su Class CNBC (canale Sky 507), trasmissione condotta in studio da Carlo Cerutti.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione.

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