Volevo solo vendere consulenza finanziaria indipendente (CONFESSIONI DI UN FONDAMENTALISTA PENTITO)

Dal mese di novembre è iniziata una collaborazione con TRADERS,  rivista diretta da Emilio Tomasini e che ha come editore Maurizio Monti. Una pubblicazione già leader tra le riviste di trading per i mercati finanziari dove a Salvatore Gaziano, direttore di MoneyReport, responsabile delle strategie d’investimento di SoldiExpert  è stato chiesto di raccontare mese dopo mese in una speciale rubrica la sua esperienza nel settore e come è diventato un fondamentalista “pentito” in quasi 30 anni di attività sui mercati finanziari e perchè ritiene che l’optimum per chi investe sia adottare strategie combinate basate anche sul momentum e un approccio quantitativo.  Di seguito potete leggere il testo della rubrica di Salvatore Gaziano

 

pizza

Qualche hanno fa ho letto un libro che mi fatto comprendere perché l’Italia sia diventata un Paese fra i più difficili dove fare impresa. Come peraltro testimoniato dalla Banca Mondiale che mette il Belpaese nel rapporto 2014 al 65esimo posto subito dopo Bielorussia, Botswana (56esimo posto), il Rwanda (32esimo posto), Armenia (37esimo posto) e le isole Tonga (57esimo posto).

Questo libro (‘Volevo solo vendere la pizza‘ Garzanti Editore) l’ha scritto un giornalista di giudiziaria e di economia, Luigi Furini che un giorno ha avuto la folle idea di diventare piccolo imprenditore e aprire un negozio di pizza al taglio a Pavia.

Una storia ordinaria di cosa è diventata la burocrazia in Italia, terra dell’assurdo e dei costi e tempi inutili, che alimenta un Pil sempre più fondato sulla fuffa con obblighi, autorizzazioni, pareri, regolamenti, interpretazioni, corsi di formazione sul nulla oramai in qualsiasi professione e dove a fronte di uno che lavora ce ne sono dieci intorno a tutti i livelli (e non solo lo Stato) che s’ingegnano per come tosarti e partecipare al “banchetto”.

E tutto questo quando non ci si imbatte come racconta Furini (che chiuderà bottega dopo 2 anni di calvario) nel suo libro in sindacati che proteggono lavoratori non lavoratori.

Mi è venuta in mente questa storia perché proprio nel 2007 (anno di pubblicazione di questo libro) entrava in vigore la Mifid e la nuova normativa sulla consulenza finanziaria indipendente in Italia.
Siamo nel 2014 e quest’anno dopo 7 anni per chi svolge l’attività di consulenza finanziaria dicono che dovrebbe essere l’anno buono perché questa professione venga ufficialmente riconosciuta. L’Albo di questa professione non è, infatti, mai partito per il disinteresse dei vari governi sulla materia oltre che evidentemente perchè il sistema attuale fondato soprattutto sul risparmio gestito e spesso sul conflitto d’interessi fa comodo a molti.

Nel frattempo e soprattutto negli ultimi anni e mesi le reti bancarie e le società leader del risparmio gestito hanno, deciso di puntare sulla parola “consulenza finanziaria indipendente”, costruendosi un nuovo abito da sfoggiare alla bisogna e confondere le acque. “Se non puoi convincerli, confondili” diceva il saggio.

Il risultato probabile è che la parola “consulenza finanziaria indipendente” non significherà più nulla quando entrerà in vigore in modo completo la normativa visto che tutti venderanno consulenza finanziaria “indipendente”.
Intanto se si consultano i bilanci delle poche società del settore presenti o tentativi degni di questo nome è facile osservare come si sia assistito (grazie anche a questo stato di eterna sospensione) a una strage (soprattutto per chi pensava che questo è un settore facile dove basta importare qualche modello yankee) e si sia bloccato sul nascere un intero settore.
Anche certo per diversi errori di alcuni attori.

Il mercato reale della consulenza indipendente come bene sanno coloro che hanno qualche lustro di presenza in questo settore è una nicchia nella nicchia. Il risparmiatore italiano parla male magari della propria banca ma alla fine ben difficilmente è disposto ad aprire il portafoglio per la consulenza “fee only”.

E nel settore della consulenza finanziaria indipendente online non basta certo disporre di più soldi da stanziare in campagne pubblicitarie faraoniche per conquistare il mercato: conti alla mano chi ha seguito fino a oggi questa strada ci ha rimesso un sacco di soldi nonostante magari un ricco blasone e si dichiari leader non si sa di che cosa (forse delle perdite).

Ammetto anch’io che quando ho deciso di dedicarmi a tempo pieno a questa attività e farla diventare il fulcro della società di cui sono socio e co-amministratore (SoldiExpert SCF) non pensavo che fosse una cosa così complicata. In modo innocente pensavo che bastava offrire un buon servizio come portafogli capaci nel tempo di sovraperforamare il mercato per ottenere successo. Ma è tutto più maledettamente complicato e anche se nel settore della consulenza finanziaria online e non siamo probabilmente diventati fra i leader (e non nelle perdite 🙂 ) il percorso che abbiamo dovuto compiere è stato durissimo come l’impegno che ci abbiamo dovuto mettere.


advisor

Per questo motivo quando qualcuno chiede a me o Roberta Rossi (responsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF) cosa ne pensiamo della consulenza finanziaria indipendente ci sembra maledettamente complicato dare una risposta in poche parole. Certo non è consigliabile intraprendere a chi pensa di farlo da “one man company” ma nemmeno a chi pensa che si possa fare alle cose in grande. Bisogna avere un reale valore aggiunto da fornire (che non può essere quello di fornire “torte”) ed essere realmente esperti (e non a livello accademico) di finanza personale e strategie d’investimento (con un approccio meglio se non discrezionale) ma poi essere dei bravi comunicatori, specialisti di direct marketing, dei buoni psicologi ma anche venditori oltre ad avere un curriculum di qualche lustro in questo settore e tanti indirizzi nella propria mailing list.

Una volta che si possiedono tutti questi ingredienti non ci può mai sedere sugli allori e occorre sbattersi senza sosta a tutti i livelli. Perché quando le cose vanno bene possono andare male e bisogna essere pronti al cambiamento di scenario. E quando le cose vanno male bisogna preoccuparsi subito perché se vanno male possono andare ancora peggio. E in mezzo a tutta questa situazione c’è da combattere con la burocrazia italiana e le normative poco chiare o mai entrate in vigore, con le norme pensate male e scritte peggio e dove può accadere che l’Agenzia delle Entrate un giorno dice che l’Iva sulla consulenza finanziaria personalizzata si può non applicare e l’altro che invece si deve applicare e richiede pure indietro per il pregresso.

E’ bello occuparsi di consulenza finanziaria indipendente in ogni caso: non ci si annoia mai 🙂

(aggiornamento 16 giugno 2014)
E’ di questi giorni la notizia che l’emendamento, riguardante la creazione dello stesso (nell’ambito della conversione in legge del D.L. 24 aprile 2014 n. 66) non è stato approvato dalla Commissione del Senato per alcune problematiche previdenziali (questione Enasarco) relative ai promotori finanziari, che hanno un impatto diretto sulla regolamentazione della materia in quanto la soluzione a cui si sta lavorando da alcuni mesi è la nascita dell’Albo unico dei Promotori Finanziari e dei Consulenti Finanziari. E l’Albo dei Consulenti Finanziari o la sua sezione o quello che diventerà resta quindi dal 2007…(sic!) di imminente avvio e come la riforma elettorale in Italia procede verso la “decisiva” approvazione 🙂

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