I risparmiatori di tutto il mondo (compreso Warren Buffett) guardano ora febbrilmente a Wall Street.

Nel commento pubblicato lunedì intitolato “Grosso guaio a Chinatown. Dalla Cina con furore si propaga la discesa sui mercati azionari. Che fare?” accennavamo al mercato azionario nord americano che ritorna a essere il faro per comprendere la possibile evoluzione dei mercati soprattutto europei (Italia compresa) poichè l’andamento del mercato finanziario cinese sarà sicuramente importante ma se si guarda alla composizione dell’indice azionario mondiale più rappresentativo sono gli Stati Uniti a determinarne in modo veramente significativo l’andamento.

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Composizione indice Msci World e pesi percentuali dei vari mercati

E l’andamento in queste sedute di Wall Street con continui cambi di fronte e volatilità alle stelle come non si vedeva da molti anni conferma come la lotta fra orsi e tori trova soprattutto in questo mercato l’arena più importante e decisiva.

In queste ultime settimane a Wall Street nei giorni di più forte turbolenza il comportamento di diverse asset class ha alzato significativamente le probabilità di uno scenario ribassista per i mercati come ad esempio il comportamento dell’indicatore rialzi/ribassi di medio-lungo periodo su questo mercato e l’andamento positivo di alcune asset class tipicamente considerate “rifugio” come il settore delle utility, l’obbligazionario a lunghissimo termine e perfino i metalli preziosi.

E l’andamento in queste sedute di Wall Street con continui cambi di fronte e volatilità alle stelle come non si vedeva da molti anni conferma come la lotta fra orsi e tori trova soprattutto in questo mercato l’arena più importante e decisiva.

Sarà perciò molto importante seguire l’andamento dei prossimi giorni e se l’indice S&P 500 riuscirà a tornare sui livelli sopra quota 2000-2030 mentre sullo sfondo la Fed potrebbe nuovamente valutare se intervenire e anche la BCE potrebbe valutare di lanciare nuove iniziative.

E proprio l’indice azionario americano resta il più importante da monitorare poichè una sua inversione senza una reazione entro la fine di questo mese e il riavvicinarsi sopra quota 2030 dell’indice S&P500, potrebbe confermare una fase dalla durata imprevedibile di “risk off” per i mercati azionari ovvero, statisticamente parlando, una possibile  fase orso per i mercati e di forte volatilità dal punto di visto tecnico.

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L’andamento dell’indice S&P500, l’indice più rappresentativo della Borsa americana, che si trova ad affrontare un test molto importante e dove diventa cruciale non scendere sotto i minimi posti poco sopra quota 1800.

 

Ma la Banca Centrale statunitense si trova (come molte banche centrali) in una situazione non proprio idilliaca. Se fino a poche settimane fa la mossa attesa era quella di un rialzo dei tassi americani ora lo scenario sembra profondamente cambiato. E va ricordato che nel bilancio della Federal Reserve si è passati dai 750 miliardi di dollari di titoli detenuti al 17 settembre 2008, dopo il collasso di Lehman Brothers, agli oltre 4.200 miliardi di titoli che detiene ora, di cui 2.460 in titoli di stato USA e il resto in obbligazioni private.

Un ammontare non trascurabile e pari quasi un quinto del Pil Usa. Tutti titoli che la Banca Centrale Usa ha acquistato per sostenere il rilancio dell’economia e dei mercati tramite la Zero Interest Rate Policy (ZIRP, o politica monetaria di tassi prossimi allo zero) e i tre round di Quantitative easing (Qe, o allentamento quantitativo) e che a vedere quello che è successo a Wall Street e in Main Street (l’economia reale) hanno sicuramente aiutato ma creato anche una situazione anomala e certo più difficile da governare rispetto al passato che spiega anche perchè i mercati mostrano una volatilità sempre più ampia. Più i banchieri centrali intervengono maggiori sono le possibili distorsioni sui mercati che si possono sommare ed esplodere se poi non governate adeguatamente.

Una politica monetaria espansiva che poi è stata “copiata” dalla Bank of Japan e dalla Bce di Mario Draghi e ora sembra essere la nuova frontiera della People’s Bank of China col taglio operato ieri da parte della PBoC dei tassi di interesse e del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche.

E’ difficile immaginare fino a che punto potranno agire le banche centrali di tutto il mondo per cercare di governare i mercati e condizionarne le economie. Le prossime settimane saranno probabilmente cruciali sia per le eventuali nuove mosse della FED sia per i dati economici che dovranno confermare che il “malessere” dei mercati finanziari non si sia già trasferito all’economia reale.

Il dato sul secondo trimestre del PIL americano comunicato ieri e nettamente sopra le attese un‘accelerazione del 3,7%, a fronte del +2,3% indicato nella stima preliminare sembra rassicurare sulla forza della locomotiva Usa grazie alla ripresa delle esportazioni, il miglioramento della spesa dei consumatori, minori importazioni, l’aumento della spesa pubblica sia a livello statale che locale e una crescita degli investimenti in immobili non residenziali.

Ma l’andamento della stessa economia è oramai anche in parte un prodotto del sentiment dei consumatori e di quello che accade sui mercati finanziari. I prossimi dati sul fronte americano sull’andamento dell’economia dovranno quindi confermare che quello che è successo ad agosto sui mercati non ha intaccato il “sogno americano” e sarà molto importante osservare fra tutti l’andamento del Leading Index negli Stati Uniti e dello Zew in Germania.

Warren Buffett
Warren Buffett

Intanto dai massimi di marzo 2015 il mercato azionario americano è arrivato nel momento peggiore a perdere in poche settimane un massimo del -15% e suona beffardo che la più grande operazione di acquisizione mai compiuta dal Paperone considerato più abile del pianeta, Warren Buffett, sia avvenuta propria alla vigilia del crollo agostano di Wall Street.

Il 10 agosto infatti il Saggio di Omaha nonchè considerato il guru per eccellenza di Wall Street tramite la sua holding Berkshire Hathaway lanciava un’offerta per la conglomerata Precision Castpart per circa 32 miliardi di dollari a 235 dollari per azione. Dopo 2 settimane dall’annuncio per effetto della discesa del mercato azionario americano la sua holding Berkshire Hathaway (di cui sono quotate 2 tipi di azione) è arrivata nel momento peggiore complessivamente a perdere oltre 63 miliardi di dollari di capitalizzazione borsistica, oltre il 10% del valore. Quasi 2 volte il valore della transazione record che aveva annunciato prima di Ferragosto.

 

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