“Whatever it takes”: Draghi prova a fermare la speculazione sull’euro

L’intervento di stamattina di Mario Draghi a Londra alla Global Investment Conference ha acceso le Borse, soprattutto quella italiana e spagnola, che a partire da mezzogiorno hanno imboccato la strada del rialzo mettendo a segno progressi di oltre quattro punti percentuali. L’Euro, ha spiegato il Presidente della Bce, «è irreversibile e lo renderemo irreversibile”. La Banca Centrale Europea ha aggiunto Draghi “ha intenzione di fare tutto ciò che è in suo potere fare per difenderlo”. Rivolgendosi ai mercati Draghi ha ammonito «Ho un messaggio chiaro da darvi: nell’ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l’euro. E credetemi: sarà abbastanza». Affermazioni molto forti, che suonano quasi come delle minacce. Nei confronti di chi? Draghi non ha risparmiato alcune stoccate ad alcune tra le principali economie. «L’area euro ha fatto meglio di Stati Uniti e Giappone sul terreno dell’inflazione – ha indicato Draghi – e vanta un livello di coesione sociale maggiore rispetto a Stati Uniti e Giappone». Un vero e proprio attacco alle altre economie mondiali per affermare la forza dell’Europa e anche la sua attrattività come investimento rispetto ad altri paesi. Un messaggio rivolto forse a quanti oltreoceano speculano e non da pochi mesi sulla fine dell’euro.

Euro sotto assedio

Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal l’8 febbraio 2010 alcuni dei più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Greenlight, Sac Capital) decidono, in una cena segreta cui partecipano anche due banche, Barclays e Goldman Sachs, di scommettere contro l’euro per farlo saltare come fece Soros nel 1992 scommettendo al ribasso sulla lira e la sterlina. Aiutati dai continui downgrade delle agenzie di rating e dai falchi interni all’euro (bavaresi, finlandesi e olandesi) contrari a sostenere i Piigs europei, questi speculatori sono riusciti a guadagnare cifre enormi da questa scommessa visto che a dicembre 2009 l’euro era scambiato a 1,51 contro dollaro, poi a marzo 2010 scendeva a 1,31 e oggi è a 1,22. Il Wall Street Journal ha rivelato che lo stratega di Goldman Sachs Alan Brazil aveva consigliato a settembre del 2011 ad alcuni grossi clienti della banca di usare degli strumenti derivati per lucrare sui fallimenti delle banche europee, spagnole in testa.

Eurozona: Draghi cerca di scongiurare l’attacco finale

Contro questi speculatori, che guadagnano tanto più aumenta il nostro spread, il Presidente della Bce intende usare tutte le armi a sua disposizione. Che non sono moltissime ma comunque ci sono. Il vero problema è se saranno di importo finito come è adesso o illimitate come accadrebbe se i fondi salva stati anziché attingere a dotazioni finite (l’Efsf ha a disposizione ancora 218 miliardi di cui 100 sono per le banche spagnole, l’Esm avrà a disposizione 500 miliardi) potranno finanziarsi direttamente presso la Banca Centrale Europea. In questo caso la barriera nei confronti della speculazione sarebbe talmente alta che semplicemente chi gioca contro l’euro smetterebbe di farlo per paura di rimetterci le penne. Certo questo non risolverebbe i problemi dell’Eurozona ma calmerebbe enormemente i mercati e darebbe agli stati più deboli come la Spagna e l’Italia il tempo di rimettersi in carreggiata sempre che continuino nella direzione del rigore, del risanamento e del contenimento della spesa pubblica. Si eviterebbe in questo modo la deriva cui Italia e Spagna sarebbero sottoposte se lo spread arrivasse a livelli tali da dover richiedere l’auto del Fondo Monetario Internazionale e delle istituzioni europee o un eventuale riscadenziamento del debito o un default pilotato stile Grecia. E occorrerà vedere anche nei prossimi giorni dopo queste parole di Draghi cosa diranno i governanti tedeschi e dei paesi del Nord Europa che al momento poi di aprire i cordoni finora hanno scelto di nicchiare e rinviare le decisioni. E con i finlandesi addirittura che per ogni finanziamento concesso dall’Unione Europea è andata poi dai paesi debitori (prima la Grecia e ora la Spagna) a farsi dare delle garanzie a parte. Volere cammello? Dare soldi o beni in pegno…

Crisi dell’Eurozona: noi siamo altrove

In questo scontro tra titani, tra organismi regolatori e speculatori, se come cittadini tifiamo ovviamente per i nostri e per l’Italia, come investitori da anni siamo assolutamente neutrali e adottiamo una strategia completamente opportunistica cercando di dirigere le nostre vele la’ dove soffia il vento. Spieghiamolo con un esempio. Sei anni fa il debito pubblico italiano era per oltre il 50% in mani estere, oggi la quota è al 37%. Ed è destinata a scendere ancora visto che alle aste di rifinanziamento del Tesoro italiano la percentuale di compratori stranieri oscilla tra il 10 e il 15%. Gli stranieri guardano sempre più altrove. Uno dei maggiori fondi sovrani internazionali del mondo, il Temasek di Singapore, con un patrimonio in gestione di 200 miliardi di dollari, ha dichiarato che non ha nemmeno un investimento in euro. Molti dei grandi investitori istituzionali, dai fondi pensione americani, ai fondi sovrani alle assicurazioni, dall’euro stanno scappando e non da ieri a gambe levate. Quindi perché noi dovremmo metterci di traverso e sfidare questi enormi deflussi di denaro andando a comprare ciò da cui i pesci grossi scappano?

Un buon consulente non ti fa andare controvento

La nostra strategia è soprattutto basata sul fiutare e seguire i trend di mercato (e per questo la maggior parte dei nostri portafogli si ispirano a strategie flessibili e in questi anni e mesi abbiamo tempestivamente consigliato alla nostra clientela di seguire sempre più questo approccio suffragato dagli studi che abbiamo condotto) e non andare controcorrent, rischiando non solo di essere travolti ma di far passare dei bruttissimi momenti ai nostri clienti. Essere nel bel mezzo di una tempesta non fa piacere a nessuno. E se possiamo evitare questo rischio ai nostri clienti non lo facciamo correre. Anche se a volte dolorosamente per chi inizia la consulenza questo significa vendere titoli su cui si è perso molto. Siamo l’esatto contrario del rassicurante “aspetta e spera” che viene suggerito da molte banche e promotori ai propri clienti che gli chiedono cosa fare con i titoli e i fondi (da loro consigliati) su cui stanno perdendo. La ripresa per questi pseudo consulenti è sempre dietro la porta. Poi questa benedetta porta non si apre mai e uno rimane bloccato. Ma intanto continua a detenere i fondi della banca e gli pseudo consulenti continuano a intascare le commissioni di gestione.

La lezione dei mercati

Noi non vendiamo speranze (certo nemmeno certezze) ma abbiamo imparato in questi anni che ad andare contro il mercato prima o poi ci si fa male e parecchio. E che la speranza è una bella cosa in tanti campi ma non riguardo agli investimenti. Noi certo speriamo che le cose cambino in Europa per noi e per i nostri figli ma ci siamo da qualche mesi preparati anche all’eventualità che questo non accada (e abbiamo preparato anche i clienti). Per questo preferiamo non scommettere sui titoli che scendono anche se questo succede perché sono sotto attacco degli speculatori. Il ragionamento è semplice: primo gli speculatori non si accaniscono a caso: gli avvoltoi volteggiano sulle prede deboli non su quelle forti. Secondo: i rischi che si corrono in queste situazioni sono molto elevati: facendo il caso del debito pubblico italiano, per esempio, il continuo downgrading ha fatto scappare tutti i grossi compratori. Perché? Semplice: il fatto che ormai siamo poco al di sopra del livello junk tiene lontani molti istituzionali, perché il rischio in caso di ulteriore downgrade di dover vendere tutto e in fretta per essere “compliant” (adeguato) con il profilo di rischio del tuo fondo o gestione, farebbe perdere ulteriori soldi. Se poi le cose si rasserenano e il trend riprende forza naturalmente i nostri portafogli risaliranno senza preclusioni su tutti i temi magari trascurati in questi mesi e anni: non certo ai minimi. Ma nel tempo un simile approccio abbiamo oltre 10 anni di risultati reali sui mercati è in grado di fare l’interesse dell’investitore e fare nettamente meglio del mercato (controllando il rischio). Ed è questo che reputiamo e condividiamo come obiettivo con i nostri clienti. Investitori consapevoli delle opportunità ma anche dei rischi. E che non vogliono “giocare” con i propri risparmi o capire passivamente “come alla fine andrà a finire nel lungo periodo”.

Strategie alternative extra Ue

Per queste ragioni abbiamo in numerosi portafoglio continuato anche in questi mesi a sottopesare o stare anche completamente fuori dai paesi, dai titoli, dai settori e dalle valute in tendenza ribassista per scommettere su temi di investimento più forti: obbligazioni in sterline, in dollari Usa, in corone, obbligazioni societarie, azioni Usa, settore biomedicale e farmaceutico, valutario di paesi emergenti… tanto per fare qualche esempio. Sono questi i temi di investimento che stanno cavalcando e alla grande i fondi (soprattutto) e gli etf che abbiamo in portafoglio. La crisi dell’Eurozona? E’ un problema, ma noi siamo altrove come investitori. Per questo nonostante la crisi stiamo ottenendo buoni e in alcuni casi ottimi risultati. Il mondo degli investimenti non è l’Italia e nemmeno l’eurozona come alcuni risparmiatori e anche commentatori sembrano indicare. E da diversi mesi abbiamo affiancato alla tradizionale operatività attiva e flessibile anche portafogli che investono specificatamente sul tema valutario comprando titoli denominati in valute diverse dall’euro e quindi effettuando di fatto una diversificazione valutaria che ha ottenuto su alcuni portafogli risultati anche superiori al +5% in poche settimane, favorita evidentemente dalla difficile situazione dell’euro. E nelle nostre strategie di tipo obbligazionario non possiamo poi non citare il nuovo portafoglio Pimco operativo da diversi anni che è posizionato in misura ormai totalmente marginale sull’Europa e questo spiega i grandi risultati che sta ottenendo.

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