Da Yoox a Netflix, così la rete sta conquistando il mondo

La notizia di inizio è senza dubbio l’offerta di pubblico acquisto lanciata dal gigante svizzero del lusso Richemont (brand in portafoglio fra i più importanti Cartier, Montblanc, Vacheron Constantin, Van Cleef & Arpels, Jaeger-LeCoultre, Piaget, Officine Panerai..) sulla partecipata Yoox Net à Porter con un’offerta che valuta il leader mondiale del lusso online, fondato dall’italiano Federico Marchetti, oltre 5,3 miliardi di euro.
E il re mondiale dei gioiellieri e degli orologi di lusso non bada a spese, perché Yoox viene valutata 150 volte gli utili attuali e 60 volte circa quelli previsti nel 2020.

Proprio settimana scorsa per una rubrica di “stock picking” per il sito dell’ITForum avevo commentato i risultati consuntivi 2017 di questa società raccontando come un’azienda avviata con meno di 2 milioni di euro fra lo scetticismo totale delle banche italiane (“chi mai comprerà dei vestiti e pure a caro prezzo e pure sul computer..”) è diventata un leader globale del cambiamento e dell’innovazione tecnologica.

Vi consiglio di leggere e far leggere (soprattutto se avete dei figli o siete consulenti, commercianti e/o imprenditori) questa storia (clicca a fianco) che ci racconta molte cose sul cambiamento in atto dove e perché la Rete e lo smartphone stanno cambiando il mondo.

Ho commentato stamane su Class CNBC nel consueto appuntamento con Caffè Affari, condotta questa mattina da Ludovica Brignola, l’opa su Ynap e perché non sono fra coloro che si stracciano le vesti perché “il made in Italy” e il mondo del lusso ce lo stanno portando via i “foresti”.

Qualche anno fa un altro marchio simbolo del lusso e della gioielleria italiana come Bulgari è passato di mano, acquisito dai francesi di LVMH, Louis Vuitton Moët Hennessy.

Sono stato invitato (e purtroppo non sono potuto andare) lo scorso anno a Valenza dove gli “invasori” hanno inaugurato un sito produttivo concepito per far diventare Bulgari il numero uno della gioielleria mondiale. E fare tesoro delle competenze artigianali italiane con un nuovo stabilimento di 14mila metri quadrati, dove l’obiettivo entro il 2020 è assumere 300 nuovi addetti che si aggiungono ai 400 già assunti. Un investimento così massiccio che magari se Bulgari fosse rimasta italiana non sarebbe stato fatto o finanziato dalle banche italiane.

Si è parlato poi in questo collegamento di Yoox, ma anche di Mediaset e Retelit, 2 titoli che ieri a Piazza Affari hanno messo a segno fra le migliori performance del giorno e quali sono le ragioni fondamentali (e non) che possono spiegare il balzo.

Tra l’altro parlando di Mediaset si scommette di fatto (cosi spiega l’ultimo report di Goldman Sachs) anche sull’effetto “Silvio” alle prossime elezioni dove in caso di governo “ammucchiata istituzionale” (da Berlusconi a Renzi) in nome della governabilità, Mediaset potrebbe uscirne comunque vincitore. E fra le ragioni per riscoprire il titolo gli analisti di Goldman Sachs credono soprattutto nel taglio dei costi dopo la pessima avventura di Mediaset Premium che ha bruciato quasi 900 milioni di euro in questi anni.

Ma sarà interessante vedere quanto accadrà nei prossimi anni proprio sul fronte della pay tv dove l’Italia è fra i Paesi dove la penetrazione della quota di mercato è fra le più basse.

E proprio questa notte in proposito sono stati rilasciati i dati di Netflix, l’azienda californiana che ha conquistato il mondo con la tv in streaming. Ti colleghi con il computer o il tablet, paghi una quota di abbonamento mensile, e vedi tutto quello che vuoi selezionandolo da un catalogo quasi infinito di film e documentari distribuiti ma anche prodotti.
I dati trimestrali hanno stupito non per gli utili ma per la crescita delle nuove sottoscrizioni negli Stati Uniti e nel resto del mondo (8,33 milioni di abbonati in più nel IV trimestre). E nel dopoborsa il titolo ha superato per la prima volta una capitalizzazione di 100 miliardi di dollari.

E pensare che nel 2000 gli azionisti principali di Netflix (in forti difficoltà finanziarie, poiché la società non sembrava stare in piedi) offrirono allora al gigante mondiale del settore del noleggio videocassette per 50 milioni di dollari il controllo della società. Ma il colosso statunitense rifiutò l’offerta.. e Blockbuster fallì poi nel 2013. La valutazione di Netflix ora è di 100 miliardi di dollari.

Clicca sull’immagine sotto per il video della trasmissione di oggi.

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