Ha ragione Zingales. Ci vuole una legge come quella per i "pentiti" per combattere le frodi. Bancarie e finanziarie. (TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL DITO)

Roberta Rossi è un consulente finanziario indipendenteresponsabile della consulenza personalizzata di SoldiExpert SCF .
Salvatore Gaziano si occupa da oltre 10 anni delle strategia d’investimento di SoldiExpert SCF dopo aver lavorato per molti anni come giornalista finanziario. Oltre che nel lavoro formano una coppia anche nella vita e in questo diario commentano i fatti più importanti della settimana senza censure e con un pizzico d’irriverenza. Con una rubrica molto “familiare”…

 

 

 

 

Non mi sono ancora completamente svegliato che saluto Roberta già seduta chissà da quando sul divano del salotto per dirigermi in cucina. Ma lei in cucina non mi fa nemmeno arrivare. Parte subito in quarta. E’ una di quelle persone che la mattina si sveglia prestissimo, di ottimo umore e piena di energie. Io sono l’opposto, fatico ad addormentarmi ma la mattina avrei i miei tempi…

Roberta: “Salvatore ho letto diverse cose interessanti sul libro “Manifesto Capitalista” di Luigi Zingales, Pofessore di Finanza all’Università di Chicago. Siediti che ti racconto tutto…”

Salvatore: “Ma non sono nemmeno le sette di mattina… Non ho nemmeno bevuto il caffè e poi Zingales è uno degli ideologi dimissionari di “Fermare il Declino”. Ha rassegnato platealmente le dimissioni dal movimento perché dice di aver scoperto che Oscar Giannino bluffava sui titoli di studio. Ora c’è chi dice (fra i fan più incalliti di Giannino) che Zingales ha fatto questo addirittura perché è a libro paga dei poteri forti e chi invece che Giannino è un mitomane, intelligente ma esibizionista. Sia nell’indossare abiti che nel farsi bello con  master e lauree inesistenti. Non possiamo parlarne con più calma?”

Roberta: “In effetti tu su Giannino e su questi economisti  hai avuto sempre il dubbio che c’era qualcosa non ti quadrava..”

Salvatore: “Beh, avendo per anni fatto il giornalista economico e finanziario diffido prima di tutto dei giornalisti economici finanziari e più di tutti degli economisti. Se poi sono pure turbo-liberisti 🙂 Se l’economia occidentale è arrivata a essere dominata dalla finanza e dai derivati un grande “merito” va purtroppo a molti dei maestri di questi economisti io credo e Zingales era fino a qualche anno fa anche fra i superfan dei derivati…”

Roberta:“Hai ragione però nel libro di Zingales c’è un capitolo nel libro che si chiama “La finanza clientelare” che secondo me merita…”

Salvatore: “Vabbè ho capito non molli. Mi siedo. Allora cosa ti ha tanto colpito?”

Roberta: “Ultimamente abbiamo parlato delle truffe finanziarie, di seducenti e accattivanti maghi della finanza che riescono a imbonire i risparmiatori con la promessa di guadagni facili e sicuri. Recentemente poi le procure di mezza Italia stanno setacciando i conti di metà delle società quotate a Piazza Affari per capitalizzazione. Tu hai fatto una battuta pure su Twitter e io l’ho ritwittata. Hai detto che a San Vittore stavano organizzando la squadra dell’SP Mib40, e che il Presidente di Finmeccanica Orsi poteva giocare in difesa, visti i trascorsi…ebbene tra le molte cose interessanti del libro di Zingales è citata una ricerca del 2011 dal titolo “How pervasive is Corporate Fraud?” Quanto è diffusa la frode nelle società quotate?”

Salvatore: “E quali sono i risultati a cui giunge?”

Roberta: “La ricerca è fatta sulle società quotate americane e peraltro la SEC, il massimo organo di controllo sui mercati finanziari ha ben più storia e credibilità dell’omologa autority italiana ovvero la Consob. In ogni caso anche in un mercato molto più “avanti” sotto il profilo dei controlli la frode è molto diffusa perchè riguarda a Wall Street tra il 5% e il 10% delle società quotate e ha un costo medio del 41% del valore borsistico dell’impresa”.

Salvatore: “ In effetti mi sembrano dati molto rilevanti. E a occhio qualcuno potrebbe dire che in Italia questo valore se è triplo per il mercato italiano ci può stare tutto. E il fatto che abbiamo ‘sotto processo’ oltre un terzo del listino è perfino un buon dato…”

Roberta: “Ma l’altro aspetto più interessante è chi scopre le frodi…”

Salvatore: “E’ un indovinello? Avevo letto un libro sull’argomento alcuni anni fa e credo di sapere la risposta: le migliori soffiate arrivano da dentro le stesse società quotate, dagli insider…”

Roberta: “Esatto. Non sono i revisori o gli organi di vigilanza a scoprire nella maggior parte dei casi il dolo. Ma nella maggior parte dei casi (17%) le frodi vengono scoperte dagli impiegati dell’azienda, nel 15% dei casi da coloro che vendono allo scoperto il titolo (i cosiddetti ribassisti), che quindi hanno un interesse ha diffondere informazioni affinchè il valore della società scenda, nel 14% dei casi dagli analisti, nel 13% dei casi dai media, nel 10% dai revisori contabili, nel 13% dei casi da organi non preposti alla regolamentazione finanziaria, nel 7% dagli organi di vigilanza deputati al controllo del mercato, nel 5% dei casi dai concorrenti, nel 3% dei casi dagli avvocati e nel 3% dagli azionisti”…

Salvatore: “Non conoscevo questa ricerca e sono dati sicuramente interessanti. E ho già capito forse dove vuoi arrivare…. I revisori contabili, che sono deputati a controllare i conti delle società quotate, e gli organi di controllo del mercato come la Sec in America, scoprono in totale meno del 20% delle truffe messe in atto dalle società quotate. Ovvero tutto il mondo è Paese. E sparare contro la Consob o Bankitalia è certo giusto ma non dobbiamo aspettarci miracoli su quel fronte e pensare che di colpo diventino degli infallibili segugi…”.

Roberta: “Un giorno l’hai pure scritto su Facebook come una battuta ma ha un suo fondamento. Una trasmissione come l’italiana Report o un giornalismo finanziario indipendente può scoprire più malversazioni della Consob…. I dati sull’America dicono quello: i media e le “gole profonde” ovvero i manager e gli impiegati che ‘vuotano il sacco’ portano alla luce più frodi della Sec o dei revisori…”

Salvatore: “Circa un anno fa su MoneyReport.it avevo recensito un bellissimo libro di Mara Monti, giornalista de “Il Sole 24 Ore”, L’Italia dei Crack. E ricordavo proprio in proposito le parole che mi avevano molto toccato di un ex capo della vigilanza Consob costretto a dimettersi per aver fatto troppo bene il suo lavoro. Il libro era “Gli intoccabili del quartierino” e Fabrizio Tedeschi aveva spiegato quasi tutto quello che non funzionava nel modello dell’authority attuale. Le pene in Italia sono inadeguate non esistono peraltro come negli Stati Uniti delle misure che favoriscano i “soffiatori di fischietto”, ovvero i whistleblower…”

Roberta: “Come li hai chiamati?”

Salvatore: “Non li chiamo io così, negli Stati Uniti gli informatori sono definiti con questo termine che letteralmente significa ‘soffiatori di fischietto’ ovvero coloro che come un arbitro o un poliziotto fischiano un’azione ritenuta illegale, attirando l’attenzione. E con questo termine viene definito quindi un individuo che denuncia pubblicamente o riferisce alle autorità attività illecite o fraudolente che scopre nel proprio luogo di lavoro…”

Roberta: “Come il vicino di casa o il condomino che segnala un abuso edilizio… “

Salvatore: “E infatti il numero maggiore di abusi edilizi vengono segnalati dai vicini di casa dicono le ricerche dei Nuclei di Tutela Urbanistica dei vigili urbani…”

Roberta: “E quindi per scoprire con più facilità le frodi occorrerebbe premiare i “pentiti” o chi dentro una società quotata sa ma ha timore di confessare perché magari rischierebbe di esser fatto fuori dai suoi capi?

Salvatore: “ Esatto e negli Stati Uniti già lo stanno facendo e con risultati incoraggianti. Più che un premio ai pentiti o ai delatori io lo chiamerei un premio agli onesti. Se uno che fa il proprio dovere lo facciamo passare come una “spia” finiamo col mantenere una mentalità mafiosa. Oltreoceano addirittura la prima legge in tal senso è del 1863 e protegge i whistleblower da licenziamenti ingiusti, molestie e declassamento professionale, e li incoraggia a denunciare le truffe assicurando loro una percentuale sul denaro recuperato.
D’altraparte in America, la Sec ha molti più poteri della Consob, ma non è riuscita a prevenire scandali ancora peggiori e veramente pensiamo che se diamo più poteri a Consob e Bankitalia tiriamo fuori qualcosa dal buco? Io non credo…

Roberta: “In effetti ora mi ricordo di aver letto che a Wall Street una ‘soffiata’ può valere dal 10% fino al 30% della somma recuperata. E avevo letto tempo fa che da quando la Sec ha varato il nuovo piano per premiare chi denuncia abusi e frodi, hanno avuto un boom di file audio, documenti e email sulle attività dei manager delle loro società…”

Salvatore: “A Wall Street chi aiuta a scoprire gli imbrogli di banche o aziende quotate in Borsa, ha diritto a una somma variabile dal 10 al 30% delle multe imposte del governo al di sopra del milione di dollari, più una percentuale degli eventuali risarcimenti versati agli azionisti. In questo il ragionamento di Tedeschi o Zingales non fa una grinza. Se ai tempi della Parmalat o più recentemente di Monte dei Paschi di Siena si metteva una taglia del 10% per chi dall’interno della banca segnalava informazioni utili… non sarebbe stato meglio e si sarebbero forse prevenuti ben maggiori danni di quelli patiti da numerosi risparmiatori e dai contribuenti con i 4 miliardi di euro che ora dobbiamo “prestare” a Mps? Premiare gli informatori e i soffiatori di fischietto conviene”!

Roberta: “Si c’è da sperare certo che se poi arrivano simili spiegazioni alle authority queste non nicchino perché nel caso MPS una controparte e in particolare un manager di Dresdner Bank, Antonio Rizzo, aveva segnalato che dentro la banca senese c’era una “banda del 5%” ma c’è voluto qualche anno per essere preso sul serio veramente quando il caso è diventato clamoroso…”

Salvatore: “E come non ricordare un altro caso che pochi giornali hanno raccontato quello del funzionario del Banco di Desio, Enrico Ceci , che qualche anno fa aveva denunciato le pratiche di riciclaggio del denaro sporco avvenute nell’istituto di credito dove lavorava….”

Roberta: “Era quel funzionario che aveva rilevato che le quantità di denaro in contanti della sua banca non coincidevano con i conti del computer? E che all’inizio aveva pensato fosse un errore del software per poi scoprire invece che buona parte del denaro veniva nascosto nelle cassette di sicurezza e poi il direttore della filiale svizzera del Banco Desio e alcuni suoi collaboratori si occupavano di portare oltreconfine con l’auto il denaro in contanti?”

Salvatore: “Sì e i suoi capi per premiarlo lo hanno licenziato… Vedi cosa succede in Italia a fare il proprio dovere come quello che è successo a Lerici dove abitiamo dove 3 anni fa il Comune ha licenziato il Comandante dei Vigili, Roberto Franzini, perché aveva denunciato l’uso “disinvolto” di autovelox, rilevatori d’infrazioni semaforiche e telecamere di controllo della zona a traffico limitato da parte di una società privata.  E il sindaco del Comune l’aveva destituito, sic! Ora proprio in questi giorni il Comandante Franzini è stato ripristinato nel suo incarico da parte del nuovo sindaco di Lerici ma per 3 anni ha subito di fatto un mobbing incredibile solo perchè aveva fatto il suo dovere…”

A fine 2002 il magazine TIME dedicò la copertina di “persone dell’anno” a 3 donne che nei rispettivi ambiti di lavoro (Worldcom, FBI, Enron) avevano contribuito in maniera determinante a spiegare dal di dentro quel che accadeva e a far punire in modo esemplare i colpevoli.

 

Roberta: ”Quest’idea di premiare i “soffiatori di fischietto” (e il Comandante Franzini ne è un campione in tutti i sensi) mi piace e nel libro “Manifesto capitalista” il Professor Zingales spiega anche come il controllo dei revisori o dell’autorità di controllo è meramente formale. L’economista (che si lamenta tanto del sistema delle conoscenze ma anche lui leggendo il libro di persone che contano ne conosce parecchie) cita il caso di un suo “caro amico” che fa parte del Consiglio di Amministrazione di una grande impresa, che chiese al capo dell’ufficio acquisti come poteva essere certo che non facesse la cresta sui beni che comprava per l’azienda strapagandoli e facendosi accreditare il mark up (ovvero la cresta) su un conto personale in Svizzera dal fornitore. L’avvocato presente alla domanda zittì subito l’amico di Zingales che siedeva nel Cda dell’azienda: “Lei non si deve occupare che le procedure con cui effettuiamo gli acquisti siano efficaci (ovvero non consentano che il nostro responsabile dell’ufficio acquisti faccia la cresta). Lei come membro del consiglio di amministrazione deve solo verificare che le procedure esistano…ovvero deve fare un controllo di forma non di sostanza”.

Salvatore: “Incredibile, è il “nun me cumpete” legalizzato…”

Roberta: “E c’è di più. Uno studio ha evidenziato che i revisori contabili, quelli che dovrebbero garantirci la correttezza dei dati aziendali, non considerano l’identificazione delle frodi come uno dei loro compiti. E nemmeno la Sec considera tra i suoi compiti quello di scoprire le truffe. Che infatti nella maggioranza dei casi sono scoperte in America dai dipendenti stessi dell’azienda…”

Salvatore: “Vedi che torniamo a invocare i “soffiatori di fischietto” o le “vecchiette svizzere” … Come diceva la mia professoressa di diritto, grande fan di Sergio Ricossa, citando una battuta di questo grande economista: “Uno dei grandi problemi dell’Italia è quello di non avere le vigili vecchiette svizzere che segnalano sempre le irregolarità e le negligenze alle competenti autorità…”

Roberta: “Le vecchiette svizzere? Mi sembra realisticamente meglio dare comunque una bella taglia agli informatori come in America. D’altraparte con la legislazione sui pentiti e i premi per chi collabora e passa dall’altra parte abbiamo in pochi anni grazie soprattutto al lavoro di alcuni grandi magistrati in Italia visto fenomeni come il terrorismo e la mafia subire duri colpi… Perché questo sistema non dovrebbe funzionare anche contro le frodi societarie, finanziarie e bancarie? Mica i mafiosi o i terroristi sono più difficili da combattere e stroncare dei banchieri o dei finanzieri d’assalto?

Salvatore: “Chissà …intanto beviamoci su. Ci prendiamo finalmente un caffè? A proposito hai ascoltato che bella versione di “Cosa hai messo nel caffè” ha fatto il nostro amico Matteo Brancaleoni?”

Per leggere la rubrica precedente “Tra moglie e marito non mettere il dito…”   dove si parlava degli scandali finanziari degli anni ’80, yuppies & dintorni cliccate qui 

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